
Ragazzi ho assistito a una scena che potrei definire “Totale”. Una di quelle situazioni in cui l'universo tutto viene dispiegato. Come se mi fosse apparsa l'entrata della Caverna di Platone. E dentro vi avessi appreso l'onnicomprensivo scibile.
Ovviamente mi riferisco all'universo amoroso, alle leggi che reggono e governano la relazione tra femminile e maschile. Conseguentemente alla differenza emotiva tra i due generi e alle loro regole di attrazione, di seduzione e... di consolazione.
Che a quanto pare sono veramente inscritte nel nostro dna.
Prima di arrivare alla scena topica, vi devo raccontare la storia, che ha come protagonisti tre bambini.
Due bambine, Lucia e Chiara, e un bambino, Mario.
Mario è piccolo, ha 5 anni ma ha un debole per la bella Chiara che ne ha dieci. E mal sopporta le attenzioni del piccolo. Chiara è già una signorina, non ama i giochi che il piccolo Mario le propone e se può cerca di evitarlo.
Mario non si dà per vinto e le prova tutte.
Un giorno suggerisce addirittura alla madre di rapire Chiara, un altro di legarla... sogna insomma un rapimento in piena regola. Il ratto della Chiara, per dirlo alla romana.
Un giorno la madre se lo trova con le forbici in mano: sta tagliando un cartoncino. Cosa fai? gli chiede. Faccio un bancomat così prendo i soldi, mille euro, e li porto alla Chiara.
Quando mi è stato raccontato questo aneddoto mi sono stupita.
Però, ho pensato, un uomo che ha le idee chiare... o meglio Chiara è la sua idea e imita i grandi e i comportamenti dei grandi per sedurla.
Va detto che Mario non ha una madre venale, di quelle attaccate al portafoglio del marito, ma i bambini assorbono tutto, come spugne e infatti Mario, in una delle sue acute considerazioni rivelò ai genitori sbigottiti: la tigre nasce dalla mamma tigre, il pinguino dalla mamma pinguino, gli umani dalle mamme umane, quindi fa tutto la madre. Il padre allora deve fare la ricchezza.
Alla faccia dei tanti manuali di socio-biologia.
Conseguentemente Mario si era costruito il suo personalissimo bancomat sperando che questo, ovvero la ricchezza che rappresenta, gli garantissero solidità e ricchezza grazie alle quali avrebbe proposto a Chiara di diventare sua moglie, perché queste erano le sue intime, profonde, sincere e romantiche intenzioni.
Facendo un passo indietro, proprio come in un film o in un romanzo o meglio, come nella vita vera, dobbiamo parlare di Lucia che ha 5 anni come Mario e frequenta la sua stessa scuola materna.
Lucia si innamora perdutamente di Mario.
Lo cerca sempre, lo invita, lo coccola, lo riempie di smarties e di attenzioni.
Mario si fa coccolare, vuole bene a Lucia, è un suo amico e un suo compagno di gioco. Prima che Chiara comparisse all'orizzonte, Mario, che è un ragazzo serio, si riproponeva di sposare Lucia e la piccola era al settimo cielo.
Improvvisamente Mario cambia e se accorgono tutti: Lucia, la nonna di Lucia, la mamma di Lucia che ferma la mamma di Mario per verificare le proprie intuizioni: l'ho capito subito io che adesso gli piace un'altra.
Mario non scherza con l'amore dice a Lucia: io amo Chiara, mi dispiace, ma non posso più sposarti.
Così le spezza il cuore.
Lucia piange tutte le lacrime a disposizione mentre Mario rincorre il suo sogno romantico previo bancomat funzionante.
Comincia quindi a insistere con la madre: invitiamo Chiara! Invitiamola a cena! Invitiamola al mare! Invitiamola al parco, alle giostre, per il gelato. Invitiamola e basta!
La madre ci prova in tutti i modi ma insomma è evidente che Chiara è in imbarazzo e che le attenzioni del piccoletto non le vanno a genio.
E così gli inviti vengono gentilmente ma sempre declinati.
Poi c'è il climax della vicenda che precede la scena a cui ho assistito io.
Chiara si è appena fatta regalare un bellissimo cagnolino, un bassotto con cui giocare nel grande giardino della sua casa in campagna.
Mario è in fibrillazione, vuole andare da Chiara a conoscere il suo cagnolino: quale pretesto migliore?
Se Maometto non va alla montagna, adesso che c'è il cagnolino, quale scusa migliore perché sia la montagna a muoversi verso Maometto?
Purtroppo però la mamma di Chiara respinge, sempre gentilmente, la proposta: il cagnolino è un po' spaesato ed è meglio non turbarlo con le visite per il momento. Sarà per un'altra volta.
A quel punto Mario che - sicuro in cuor suo di poter finalmente rivedere la sua adorata Chiara e di coccolare anche il cagnolino - aveva già indossato una camicia blu, pantaloni e scarpe blu ed era bellissimo ed elegantissimo, a quel punto Mario mi mostra tutta l'umana ominità del maschio.
Il labbro trema e una lacrima scende furtiva ma l'orgoglio masculo la ricaccia subito nel fondo dell'anima.
Il bancomat viene messo dentro al cassetto del comodino della sua cameretta perché non si sa mai (anche la speme, ultima dea, fugge i sepolcri... alla faccia del Foscolo!) e la camicia blu viene immediatamente sostituita da una tuta da ginnastica.
Dopodiché Mario si rivolge alla madre e le chiede: che ne dici se andiamo a trovare la Lucia oggi pomeriggio?
La madre chiama la famiglia di questa bambina: sono felicissimi della visita, lo accoglieranno con tanto di torte, creme, the e pasticcini.
La madre glielo comunica baldanzosa: ti aspettano! Si va da Lucia per una festa merenda in tuo onore.
Mario esultante dice la frase topica: bene, così invece di andare da Chiara che mi fa solo soffrire andiamo dalla Lucia che mi prepara la torta, evviva!
Ecco, vi giuro, in quel momento, in questa frase io ho colto il senso tutto delle relazioni sentimentali.
Ci sarà sempre qualcuno che ci tiene sulla corda, qualcuno che ci regala un'oltranza, un sogno: vestirsi elegante, dare il meglio di noi, conquistare, sedurre, spendere.
Inevitabilmente questo qualcuno ci regalerà solo il sogno.
Se teniamo il sogno siamo fortunati, se vogliamo realizzarlo siamo destinati a soffrire.
D'altro canto c'è chi soffre e aspetta a casa; fa le torte, lava i panni, cucina, stira. E aspetta.
Aspetta che il sogno sia confinato nel mondo dei sogni e che il sognatore di turno si accorga che la realtà non è sogno ed è fatta di cura, attenzione, amore, attesa.
E c'è chi ha il suo cagnolino e gli basta quello.
Gli basta quello e il sapere di avere in mano i sogni e l'amore irrealizzabile e irrealizzato di chi, comunque, il bancomat l'ha messo al sicuro e si sbafa le torte, fatte dall'amore reale, per rinfrancarsi dalle fatiche e dalle sofferenze dell'illusione amorosa.
Con un piccolo sforzo, prendete questa storia e sostituite i bambini protagonisti con degli adulti.
E poi ditemi se non è già tutto scritto nel dna.
Ditemi se non è già tutto chiaro.
Potessimo mangiarci le torte tutti insieme, sognatori, maliarde, cuoche e cagnolini... ma si sa, io ho una visione un po' hippy dell'amore.

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