
Giulio Fanti è docente di ingegneria meccanica all'Università di Padova. Da anni guida un'équipe internazionale di oltre 100 ricercatori che sta conducendo delle approfondite analisi sulla Sindone, la più importante reliquia della cristianità. Sabato 12 novembre Fanti era in sala Bisaglia al Censer di Rovigo. Davanti ad un folto pubblico ha illustrato gli ultimi risultati delle sue ricerche e ha risposto alle domande dei presenti
Rovigo - Un'immagine tridimensionale prodotta dall'esposizione del tessuto ad un raggio di luce pari a 50 milioni di volt per un arco temporale perfetto, sufficiente per imprimere i contorni della figura ma non troppo elevato da bruciare la stoffa. Così il professor Giulio Fanti ha spiegato gli ultimi risultati delle ricerche sulla sindone da lui stesso effettuate come capo di un'équipe internazionale di oltre 100 studiosi.
Fanti ha illustrato i risultati del proprio lavoro ad una platea di oltre 350 persone presenti, sabato 12 novembre, in sala Bisaglia al Censer di viale Porta Adige in occasione del convegno "La scienza spiega la fede" organizzato dal movimento del Buon gesto di Rovigo.
Alla domanda "L'immagine impressa sulla sindone è Gesù?", il docente ha risposto: "Sicuramente corrisponde all'uomo descritto nei Vangeli. Sul fatto che sia risorto, la risposta sta al di fuori della scienza". Un'analisi precisa e documentata, quella fornita da Fanti, illustrata su un modello della sindone in scala 1 a 1.
L'attento esame clinico al microscopio dei ricercatori ha messo in luce che il lenzuolo risale ad oltre 2 mila anni fa e l'uomo che vi era avvolto aveva subito pesantissime sofferenze, le stesse descritte nei testi sacri: era stato colpito da oltre 300 colpi, aveva il setto nasale fratturato, presentava delle ecchimosi sulle ginocchia per le cadute e nelle ferite erano presenti dei residui di polvere del suolo di Gerusalemme, sulla schiena aveva i segni provocati dal grosso peso che aveva portato, il patibolo.
"Oggi non ci sono più dubbi - spiega Stefano Manfrinato del movimento del Buon gesto - le sofferenze illustrate nell'analisi della sindone sono le stesse descritte nei Vangeli". La ricerca di Fanti smentisce quella svolta nel 1978 da tre ricercatori indicati dal Sturp, secondo i quali la sindone risale al periodo medievale: gli stessi esperti in tempi recenti hanno ammesso che le loro ricerche al carbonio 14 riportavano delle imprecisioni, sia nei calcoli sia nelle procedure adottate per le analisi.
Quanto alla figura impressa sul lenzuolo, la spiegazione di Fanti ha incantato il pubblico: "L'arco temporale di esposizione del tessuto alla luce è stato perfetto: un nanosecondo in meno ed il corpo non avrebbe lasciato alcuna traccia, un nanosecondo in più e il tessuto si sarebbe bruciato. Questo fenomeno ad oggi non trova spiegazione". In laboratorio, infatti, si è tentato l'esperimento con la rotellina di un orologio ma gli scienziati sono arrivati ad una potenza massima di 300 mila volt, ben lontana dai 50 milioni calcolati per la sindone.
Dopo la relazione del professore, si è aperto il dibattito con il pubblico in sala, tra cui è intervenuto il filosofo Curzi giunto a Rovigo da Ancona, una delegazione di Forlì, una famiglia di Mestre, un avvocato di Napoli, alcuni studenti rodigini dell'Università di Bologna e altri cittadini. "L'approccio del convegno - conclude Manfrinato - era quello di dare voce a tutti i punti di vista. Il professor Fanti da una parte ha dato delle risposte a chi aveva dei dubbi, dall'altra ha dato delle conferme a chi crede nel valore della Sindone. In qualsiasi caso ha stimolato il pensiero dei presenti".
Elisa Barion

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