CULTURA ROSOLINA (ROVIGO) Lo scrittore Federico Moccia si racconta. Per "L'uomo che non sapeva amare" sogna Alessandro Gassman, Kim Rossi Stewart nel ruolo del protagonista sul grande schermo

La genuinità dell'inventore dei lucchetti sui ponti

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All'inizio nessuno voleva il suo "Tre metri sotto il cielo", tanto che se lo dovette pubblicare da solo, poi cominciarono a girare le fotocopie. Dopo 12 anni fu ripubblicato da Feltrinelli. Ora Federico Moccia fa tour mondiali per il suo ultimo libro "L'uomo che non sapeva amare", e dopo la Cina è giunto in Polesine, in una nebbiosa Rosolina autunnale per gli incontri di Rosolina legge condotto da Alessandra Capato, presidente dell'associazione Volo libero, che l'ha intervistato venerdì 18 novembre. Moccia sogna un'interpretazione cinematografica da parte di Kim Rossi Stewart o di Alessandro Gassman, nel ruolo di Tancredi, il protagonista dell'ultimo best seller



Rosolina (Ro) - Nonostante la nebbia, venerdì 18 novembre a Rosolina, la sala polivalente Gronchi era gremita e il numeroso pubblico presente ha accolto Federico Moccia con grande calore. In un clima intimo e speciale lo scrittore romano ha presentato l’ultimo libro, “L’uomo che non sapeva amare”. L’autore, che ha conquistato il cuore degli adolescenti, ora vuole prendersi un’altra vittoria conquistando il pubblico più adulto ed esigente. E, con il suo sguardo bonario e sorridente, lo scrittore si racconta, intervistato da Alessandra Capato, presidente dell’associazione Volo libero.

Federico Moccia, per la prima volta in provincia di Rovigo. Lei è appena tornato da un tour mondiale con altri illustri scrittori: dalla Cina a Rosolina.
"Dal 2004 giro come una trottola a presentare i miei libri ma non mi era mai capitato di venire da queste parti. Conosco Padova ma arrivare qui per me è stata una sorpresa. La nebbia e il paesaggio quasi surreale mi ha colpito. Ho trovato una bellissima accoglienza ed ho accettato con piacere l’invito. Pensi che con "Tre metri sopra il cielo" avrò fatto tremila incontri".

L’uomo che non sapeva amare è il suo ultimo libro che affronta i sentimenti in modo più maturo. Senza svelare il finale può raccontarci la storia?
"L’ispirazione nasce tre anni fa per la voglia di raccontare una storia più adulta. Direi che lo svolgimento ha un suo percorso naturale. In "L’uomo che non sapeva amare" il protagonista ha tutto: è bello, ricco e giovane. Tancredi, così si chiama il protagonista è un uomo disincantato che quasi odia la felicità degli altri delle coppie di amici. Prova una sorta di fastidio e pensa sia solo ipocrisia. Ma un giorno, all’interno di una chiesa, nascosta nella penombra di una navata vede una donna molto bella che gli provoca una emozione. Lui decide di non cedere  al fascino misterioso di questa donna. Tancredi non è abituato a ricevere dei no e questo è il filo narrativo di ciò che succederà. Si mescolano menzogna, ricatto, rimorso e il destino fa il resto".

Ormai lei è uno scrittore di successo ma se si gira indietro e per un momento ritorna a quel 1992…
"Nel lontano 1992 ho pubblicato il mio primo libro “Tre metri sopra il cielo”. All’epoca nessuno lo voleva e ripenso a quante porte ho bussato senza esito positivo. C’è stato poi il periodo in cui giravano solo fotocopie e solo nel 2004 è stato ripubblicato da Feltrinelli. Ora è diventato un longseller con trentasette pubblicazioni ed è curioso e divertente scoprire cosa ne pensano per esempio in Grecia o in Svezia dei protagonisti".

Dal libro al film. Quando?
"Mi piacerebbe che avesse un respiro internazionale anche perché i protagonisti viaggiano molto. Messico, Stati Uniti, Roma fino alle isole Fiji. Lì Tancredi ha una villa con piscina dove il mare entra in casa con un gioco di vetri. Quindi per realizzare tutto serve una produzione importante o una coproduzione. Se penso a degli attori che potrebbero interpretare i ruoli mi viene in mente Kim Rossi Stewart, Alessandro Gassman non tanto per la loro bellezza ma per la bravura. Kim ha interpretato un sublime Vallanzasca, è stato bravissimo. Anche il regista dovrebbe essere internazionale. Altri attori a cui ho pensato sono Christian Bale e Colin Firth ancora prima che ricevessero il premio Oscar. Mi piace sognare in grande se proprio devo sogno le Maldive e non solo Fregene".

Del folgorante successo del primo libro cosa ricorda?
"Ho ricevuto tante porte in faccia. Poi gli stessi si sono pentiti di non avermi dato retta. Dopo una settimana dall’uscita del libro a Ponte Milvio c’erano già tantissimi lucchetti. Ma la cosa sorprendente è stato vedere la stessa cosa in Francia, in Ungheria, in Germania e perfino all’isola di Guam. Mi diverte a volte incontrare qualcuno che mi dice: “Ma 'sto lucchetto non è una garanzia li mortacci!” e allora mi vien da dire che bisogna anche saper corteggiare magari con un mazzo di fiori. E poi mi fa sorridere la parodia di Fiorello. Lui è bravissimo. "Tre metri sopra il cielo" è nato da una passione personale e non su un calcolo di vendite. In un primo tempo l’ho pure pubblicato a spese mie e alla presentazione sono venuti in tanti. Ma non è questo che fa la differenza. Ho capito che qualcosa stava avvenendo quando all’Argentario, dove vado in vacanza ho visto una ragazza che leggeva il mio primo libro riconoscibile dalla copertina con la fragola con la bandana. E’ stata una bella emozione. A pubblicarmi per la prima volta è stata Feltrinelli che non aveva rifiutato il testo perché non lo avevo mandato."

Com’è la sua quotidianità?
"Abito in un quartiere dove giro tranquillamente. La mattina prendo energia e faccio colazione a casa con calma e poi esco e vado a prendere un caffè al bar. Trovo sempre qualcuno che mi saluta o mi chiede. Ho un buon rapporto con le persone. Sono cambiate certe abitudini dopo l’arrivo un anno e mezzo fa di mio figlio, sono cambiati gli orari e le uscite a cena la sera. Poi giro in motorino e capita spesso che mi salutino e io ricambio".

21 novembre 2011

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