POLESINE DA SCOPRIRE La Chiarastella tradizione del Natale

Gli auguri popolari dietro la stella dei Magi

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Anche il Polesine ha le sue tradizioni natalizie. In primis la Chiarastella, l'usanza di andar cantando per famiglie gli auguri benauguali. Le cantilene cantate avevavo testi di carattere religioso con personalizzazioni a seconda delle località



Tradizioni natalizie del nostro territorio. Bisogna fare una premessa: cioè che il Natale appartiene al nostro immaginario collettivo e si è stratificato nella nostra terra con tradizioni che affondano nella memoria del popolo, di cui forse non ci rendiamo conto e che non raccontiamo più perché si è verificato un cambiamento radicale nel vissuto della gente e si è appiattito il senso della fantasia creatrice con l'uso della televisione che trasmette le suggestive immagini della pubblicità. Partiamo dalla Chiarastella.

Durante il periodo natalizio era usanza "andare a la zzerca" cantando o recitando un saluto augurale. Gruppi di mendicanti, ma più spesso squadre di giovani bontemponi, giravano per le strade fermandosi dinanzi alle porte delle abitazioni e non desistevano dalle loro esibizioni canore se prima non ricevevano qualche regalia. Le "poste" più redditizie erano quelle dei "casolini" (bottegai), degli osti e dei fittavoli, ma non venivano trascurate le famiglie facoltose che sapendo che la regalia doveva essere in rapporto con l'esibizione canora si affrettavano a offrire qualche cosa già prima che il canto cominciasse, per non sentirsi insultare dai questuanti delusi. Ordinariamente venivano distribuiti generi mangerecci e una "palanca" per gli auguri o "mezza palanca" (due soldi).

Un valore particolare assumono le cantilene con le quali si accompagnavano i questuanti. Il corteo era preceduto dalla stella dei Magi. Il capo coro intonava la cantilena e il coro lo seguiva con le sue voci sgraziate. Interessanti sono le parole che variavano da gruppo a gruppo a seconda della località del Polesine in cui i cantanti si trovavano. Ne riportiamo un esempio tolto dal repertorio di Rovigo 1956.

"Notte felice notte!- E nel più chiaro che sia nel mondo - par vedere la luce attorno - la chiarastela. - O Regina o madre bela - e poichè tutto il mondo regge, - c'è un pastor che ci protegge: - Giuseppe Sarto. - O ascolteme mi che canto, o ascolté le mie parole: - che la luna incontra il sole, - la terra splende. - C'è un angiolin che scende; - e scende scende a una capanna, - grideremo tutti osanna - la gloria al cielo. - Ascoltate il mio Vangelo, - il Vangelo dei tre Re Magi, - tre   Re Magi che vien da Oriente, - la Chiarastela - Il Vangelo dei tre Re Magi, tre Re Magi che vien da Oriente; - Che xe qua il Signor presente Giuseppe Sarto".
Da notare che la parola Giuseppe "Sarto" è una deformazione di "santo" e deriva dal ricordo del Papa Pio X che si chiamava appunto Giuseppe Sarto e proveniva dal Veneto.

 

Carlo Folchini

17 dicembre 2011

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