
Il settore Istruzione della Provincia di Rovigo ha svolto un'indagine tra i 37 istituti di ogni ordine e grado del Polesine. Hanno risposto al questionario in 26. L'obiettivo è quello di "fotografare" i problemi della scuola in Polesine per trovare delle soluzioni. E' emerso che gli istituti hanno subito una riduzione dei fondi statali fino al 50% in due anni. Questo causa gravi problemi a garantire lo svolgimento delle attività didattiche e ad acquistare le attrezzature adeguate
Rovigo - La scuola polesana è a corto di soldi. Questo provoca problemi ad acquistare nuove attrezzature didattiche e materiale da laboratorio, ad organizzare i corsi di recupero per gli studenti, a far svolgere il servizio di pulizia degli istituti.
E' quanto emerge dal dossier sulle criticità della scuola svolto dalla Provincia di Rovigo. L'indagine è stata svolta attraverso un questionario inviato ai 37 istituti di ogni ordine e grado del Polesine ad ottobre. 26 le scuole che hanno risposto e i dati sono stati elaborati nel giro di un mese dal settore istruzione di palazzo Celio.
A parlarne è l'assessore provinciale all'istruzione Leonardo Raito: "Abbiamo chiesto alle scuole di indicarci i loro problemi in base a sei criteri: presenza di docenti di sostegno, eventuali carenze di docenti e personale Ata, affollamento delle classi, trasporto pubblico, trasferimento dei fondi statali e stato di manutenzione degli edifici. L'obiettivo è quello di capire come 3 anni di riduzione della spesa pubblica hanno messo in difficoltà il settore".
In base alle risposte ricevute, emerge che il problema più grave tra i banchi di scuola è proprio la riduzione dei fondi statali: alcune scuole se li sono visti tagliare del 50% negli ultimi due anni, in altri casi di un terzo. Questo si ripercuote sulle attività didattiche, tant'è che l'assessore Raito ha individuato una possibile soluzione: chiedere aiuto ai privati, ovvero alle imprese e alla Camera di commercio, attraverso un patto territoriale. L'accordo impegna le imprese a destinare dei fondi a favore dell'istruzione.
D'altra parte, il piano di razionalizzazione della spesa pubblica 2008-2011 dell'ex ministro Giulio Tremonti ha tolto al comparto scuola 85 milioni di euro. Ecco perché oggi gli istituti sono in difficoltà, ad esempio per sostituire i computer obsoleti o i videoproiettori che si rompono e fanno fatica ad acquistare le attrezzature da laboratorio. Ci sono però delle problematiche più gravi: la carenza di fondi, in particolare negli istituti comprensivi, compromette il servizio di pulizia nelle strutture scolastiche ed anche organizzare i corsi di recupero durante l'anno scolastico per gli studenti in difficoltà diventa difficile.
Anche la riduzione dei docenti di sostegno è un problema segnalato: la "dotazione" alle scuole, in media 6 ore su 30 a settimana, è insufficiente soprattutto perché i pochi insegnanti non riescono a diversificare gli interventi sui diversi tip di handicap. "Alcuni istituti - spiega Raito - hanno avuto la metà dei docenti di sostegno richiesti". Lo stesso discorso vale per il personale Ata: pochi collaboratori scolastici provoca dei problemi di vigilanza degli studenti.
Trasporto pubblico degli studenti e affollamento delle classi non rappresentano un disagio per le scuole polesane. Non ci sono problemi di sicurezza all'interno delle aule e, per il servizio di trasporto studenti, fa sapere l'assessore, i presidi hanno raccordato gli orari delle lezioni con gli orari delle corse pubbliche.
Quanto allo stato di salute degli edifici scolastici, dal dossier emerge che, nonostante la maggior parte delle strutture siano datate, sono in buono stato e la sicurezza degli studenti è garantita. "Chiaro che gli interventi di manutenzione devono essere continui" commenta Raito. Manutenzione a cui devono provvedere i Comuni e la Provincia. Un grosso scoglio dell'amministrazione provinciale in questo settore è il Patto di stabilità: "Abbiamo un milione di euro - sottolinea - che non possiamo spendere perché è bloccato. Spero che il governo Monti allenti i vincoli del Patto, come la presidente Tiziana Virgili ha chiesto in sede Upi".
Elisa Barion

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