NATALE A ROVIGO La comunità si stringa intorno alle fasce deboli della società, presepi vivente dei nostri giorni. Il messaggio del vescovo Lucio Soravito de Franceschi ai polesani

Non solo regali ma anche opere di bene

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Il vescovo Lucio Soravito de Franceschi della diocesi di Adria e Rovigo augura ai lettori di RovigoOggi.it gli auguri di buon Natale ed invita a stringersi intorno allle persone più deboli, "i disoccupati, le persone senza casa e senza lavoro, giovani senza speranza e senza affetto, anziani soli ed emarginati, famiglie in crisi e senza amore, donne e bambini che soffrono per la violenza". Secondo sua eccellenza rappresentano il "presepe vivente" dei nostri giorni



Rovigo - Persone senza casa e senza lavoro, giovani senza speranza e senza affetto, anziani soli ed emarginati, famiglie in crisi e senza amore, donne e bambini che soffrono per la violenza sono come Gesù bambino, a cui era stato rifiutato un posto negli alberghi di Betlemme. E noi, come i pastori di Betlemme, andiamo a “vedere” questi “presepi” reali e facciamo posto per loro nel nostro cuore e nella nostra vita.

Il messaggio di Natale del vescovo Lucio Soravito de Franceschi della diocesi di Adria e Rovigo invita la comunità a stringersi intorno alle persone più bisognose. Non basta augurarsi "buon Natale" per esprimere "il nostro bisogno di serenità e di speranza, la nostra voglia di ristabilire relazioni buone tra familiari ed amici" per i quali "ci scambiamo i regali, inviamo i biglietti di auguri, le mail, i messaggini".
Spiega sua eccellenza: "Sentiamo il bisogno di vivere un Natale che ci liberi dall’incertezza economica, dall’insicurezza che si respira in questo tempo, dalle violenze che si consumano con frequenza nel nostro Paesi. Sentiamo il bisogno di un Natale che ci apra alla speranza".
"La cosa più importante - prosegue il messaggio del vescovo Lucio Soravito - è aprire il cuore a chi è solo, a chi è senza affetto, a chi è senza lavoro, a chi ha bisogno di aiuto. Allora possiamo augurare loro con sincerità: “Buon Natale”. Allora il Natale sarà “buono” per noi e per loro".

"Gesù non è un mito - prosegue -, non è una favola, ma è una Persona vera, che appartiene alla storia; è nato in un luogo preciso: a Betlemme, in Palestina; è nato in un tempo determinato, quando era imperatore di Roma Augusto e governatore della Siria Quirinio. In Gesù bambino Dio ci è venuto incontro non con la potenza di chi comanda, ma con la semplicità di un bambino povero, debole e indifeso. Dio si è fatto piccolo per noi. Non è venuto con la forza esteriore, ma con la “potenza dell’amore”. Egli si mette nelle nostre mani (…) Dio è venuto a rispondere alla nostra sete di “infinito”. C'è in noi una implacabile sete di infinito, di vita pienamente riuscita. Siamo assetati di felicità. La cerchiamo da per tutto, in ogni nostra azione, sempre. Nel cercarla, mille oggetti ci attirano, ci incantano, ci seducono: denaro, consumo, successo, piacere, carriera. Ma tutti questi beni non estinguono la sete del cuore. Dio ci viene incontro per rendere possibile fin d’ora la nostra amicizia e la nostra comunione con lui. Egli è l’unico in grado di saziare la sete del cuore. Si fa vicino per riempirci della sua vita, del suo amore, della sua divinità, come cantiamo in questi giorni: “Dio si è fatto come noi, per farci come Lui”. Accogliamo il bambino Gesù con questa fiducia e con questa speranza; lasciamoci contagiare dalla logica dell’amore".

E conclude: "Con questi sentimenti auguro a tutti i lettori: buon Natale".

24 dicembre 2011

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