
Capodanno: le tradizioni del Polesine, dall'invocazione protettrice davanti al fuoco alle credenze legate alla prima persona che s'incontra dopo la mezzanotte
Tradizioni per il Capodanno. E' abbastanza naturale prendere le mosse per illustrare le nostre tradizioni da quel grande avvenimento che è l'inizio di un anno nuovo. Pare fosse diffusa una tradizione del Basso Polesine, che riveste un certo carattere religioso oltreché magico. Nella notte che precede il Capodanno si prende un grosso ceppo "el cavedon" e lo si getta nel fuoco, pronunciando una invocazione diretta al ceppo stesso personificato. "Cavedon Cavedon / Fa che quei ch'ha gh'è st'ano/ i ghe sia anca un altr'anno" Con questo rito si intende propiziare l'integrità della famiglia. Cavedon ha il perduto senso di alare.
Per le altre tradizioni c'è una specie di sintonia con le tradizioni, usanze, superstizioni presenti nelle varie località della regione. Si attende la nascita dell'anno nuovo mangiando e bevendo e cantando o in osteria o in casa propria. All'arrivo della mezzanotte i presenti si scambiano strette di mano e parole di augurio. Il mattino seguente continuano le strette di mano. Ha grande importanza per ogni uomo e ogni donna la prima persona che incontra uscendo di casa. Per un uomo incontrare una donna è segno di disgrazia; incontrare un prete è segno di morte certa entro l'anno. Le donne non possono visitare nè parenti nè vicini. Un tempo si neutralizzava tale evenienza appendendo alla donna ignara del fatto qualche oggetto di metallo: mestoli, tegami, in modo da sentire il suo camminare. A Castelmassa è considerata grave iattura la rottura di qualche suppellettile durante la giornata. La caduta della neve è un buon auspicio per il raccolto.
Sentite come invece descrive il primo giorno dell'anno un poeta:
"Lo distinguiamo dagli altri / come se fosse un cavallino / diverso da tutti i cavalli./ Gli adorniamo la fronte / con un nastro, / gli posiamo sul collo sonagli colorati, / e a mezzanotte / lo andiamo a ricevere / come se fosse / un esploratore che scende da una stella. / Come il pane assomiglia / al pane di ieri / come un anello a tutti gli anelli. / Eppure / piccola porta della speranza, / nuovo giorno dell'anno / sebbene tu sia uguale agli altri / come i pani /a ogni altro pane / ci prepariamo a viverti in altro modo, / ci prepariamo a mangiare, a fiorire, / a sperare…" di Roberto Piumini.
Carlo Folchini

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