Da quest'anno tutte le federazioni sportive riceveranno il 20% in meno di fondi dal Coni centrale, un effetto della crisi ma soprattutto di tagli sommari. Lo Stato destinerà al Comitato Olimpico Nazionale 408,9 milioni di euro per il 2012 ovvero 38,8 milioni di euro in meno rispetto al 2011. Gli effetti devastanti si avvertiranno probabilmente dal 2013 con un ridimensionamento dei comitati provinciali, il presidente Bruno Piva (foto a lato) conferma però gli impegni presi per l'attività di promozione dello sport, che grazie alla Fondazione Cariparo sarà possibile mantenere anche il prossimo anno
Rovigo – Uno stato che crede nella crescita e nel futuro non può tagliare i fondi allo sport, ma gli effetti delle ultime manovre finanziarie del governo Berlusconi non lasciano molto spazio ad interpretazioni, 408,9 milioni di euro per il 2012 al Coni, -38,8 milioni di euro, pari al 9% in meno rispetto al 2011. Una storia antica quello del finanziamento pubblico all’attività fisica dilettantistica, qualche decennio fa soprattutto nei paesi dell’Est furono spese somme incredibili per raggiungere attraverso le affermazioni Olimpiche quel prestigio internazionale che a livello politico non era neppure pensabile. E proprio nell’anno Olimpico il Coni si vede fortemente ridimensionato il contributo dello Stato, una goccia nel mare a dire il vero, anche perché il taglio frutto della manovra Ferragostana è di poco più 38 milioni di euro, un’inezia se si pensa a quanto è stato speso per realizzare un pre-progetto del ponte sullo stretto di Messina che se completato ha una previsione di spesa di 8,5 miliardi di euro, ma per lo sport italiano sono soldi pesanti che incidono per oltre il 9% sul bilancio del 2012.
Gli effetti di questo mancato contributo si avverte già da quest’anno, la delibera della Giunta del Coni parla chiaro, “taglio lineare del 20% alle federazioni”, una mazzata in piena regola per gli sport minori ma non è tutto. Questo è solo il primo step dei tagli lineari, dall’anno prossimo c’è il progetto di accorpare le delegazioni provinciali in un’unica regionale con una fiduciario di riferimento sul territorio. Uno scenario che così come si configura è a dir poco inquietante, un re senza castello insomma, una squadra senza stadio ma con i tifosi in piazza a rincorrere i propri beniamini.
Il presidente provinciale del Coni Bruno Piva è lapidario: “Così è stato deciso, anche lo sport purtroppo paga il momento di crisi che sta vivendo il paese. Per il 2012 comunque i nostri progetti procedono a gonfie vele grazie anche al contributo della Fondazione Cariparo. Nel 2013 vedremo cosa deciderà il comitato centrale ma ritengo auspicabile che un ufficio di rappresentanza in città ci debba essere, non vedo alternative, dal punto di vista logistico sarebbe impensabile gestire e chiedere alle società di recarsi in altre sedi".
Qualche tempo fa alcune delegazioni provinciali tra cui anche quella di Rovigo aveva fatto pervenire al massimo rappresentante nazionale Giovanni Petrucci le proprie perplessità in merito alla decisione di tagliare ad oltranza le sedi periferiche, ma la risposta da Roma è giunta, seccata e quasi stizzita, si procede secondo programma dunque.
Di fatto dal 2013 il Coni di Rovigo rischia lo sfratto e l’accorpamento in Regione, non proprio una bella idea, Londra 2012 sarà già in archivio, ci saranno altri 4 anni per preparare le Olimpiadi successive e nel frattempo il Comitato Nazionale avrà anche il suo bel da fare per sostenere la candidatura di Roma 2020. E’ curioso pensare di organizzare le Olimpiadi senza proporre degli atleti all’altezza, anche perché la promozione dello sport nelle realtà locali chi la farà mai se il Coni provinciale chiuderà? Chissà se in un prossimo futuro ci sarà ancora un Marco Galiazzo, l’arciere padovano medaglia d’oro ad Atene 2004, o anche lui sarà tagliato linearmente, in alternativa viste le ristrettezze economiche ci potremmo accontentare di un bronzo se si pagasse il viaggio, Londra è cara.
Giorgio Achilli