
La suddivisione del tempo nell'anno solare basato sul ciclo delle stagioni e su 12 mesi per un totale di 365 o 366 giorni che conosciamo non è sempre stata così. Il calendario gregoriano è in uso dal 1582. Fu preceduto da quello giuliano e prima ancora da quello romano
Il calendario, ad ogni primo giorno dell'anno noi tutti ci troviamo ad armeggiare uno straordinario libretto che assume tante dimensioni: da appendere alla parete o da tenere sul tavolino. Evidente la derivazione del nome da "Kalende" che in latino era il primo giorno del mese. I latini ogni mese avevano tre date di riferimento: le Kalende, le None, le Idi e tutti gli altri giorni facevano riferimento al prima o dopo queste date. La divisione del mese poi in mesi seguiva o il ciclo lunare o il ciclo solare. I dodici mesi o lune (da cui anche la parola "lunario" dei nostri vecchi) di 28 o 30 giorni si ritrovano in tutti i calendari della terra.
Nei tempi antichi, presso i Romani l'anno cominciava in marzo, quando si apriva la stagione delle guerre. Solo più tardi si cominciò in gennaio, il mese in cui i giorni si allungano. Ma dell'antico modo di contare rimasero segni evidenti nei mesi che indichiamo con un numerale: settembre, ottobre, novembre, dicembre. Anche i nomi di luglio e agosto erano espressi con un numerale: quintilis e sexstilis. Divennero: luglio in omaggio a Giulio Cesare; agosto in omaggio a Ottaviano Augusto. Gli altri mesi portano il nome di una divinità: gennaio da Giano divinità bifronte; febbraio si collega a una divinità infernale Februus; marzo è dedicato al dio della guerra Marte; di aprile non si conosce la divinità di origine; maggio da Maja, divinità italica della terra e delle messi; giugno è dedicato alla dea Giunone o Cerere dea delle messi.
Noi - intendo "noi" come "cristiani" che datano gli anni dalla nascita di Cristo - conosciamo due tipi di calendario quello "giuliano" e quello "gregoriano". Prima della riforma di Giulio Cesare l'anno era contato dai sacerdoti e si divideva in 365 giorni esatti, per cui ogni anno veniva a perdere 6 ore. Così si era creata una grande confusione nelle stagioni che non si corrispondevano più. Giulio Cesare calcolò che si doveva aggiungere ogni 4 anni un giorno. Nacque così l'anno bisestile (cioè si ripeteva due volte, bis, con la stessa numerazione il sesto giorno prima delle Kalende di marzo, che corrispondeva al 24 febbraio).
Ma noi usiamo il calendario gregoriano che si distingue dal calendario giuliano, per una lieve variazione, che però incide sulla numerazione dei giorni e dei mesi. Il papa Gregorio XIII nell'anno 1582 apportò una modifica alla numerazione dell'anno bisestile. Noi sappiamo che sono bisestili gli anni le cui ultime due cifre siano divisibili per 4. Ora perché sia un anno bisestile la cifra dell'anno centenario deve essere divisibile per 4 nelle prime due cifre, così ad esempio il 1900 non è stato un anno bisestile. Questa la riforma gregoriana che aveva trovato nel calendario giuliano un accumulo di 10 giorni in più. Questi furono tolti tra il 4 ottobre 1582 e il 14 ottobre 1582, per cui uno si è trovato ad andare a letto il 4 di ottobre dell'anno 1582 e il giorno successivo era già il 14 ottobre. Questo fatto sbilanciò alcune date di feste tra l'occidente e l'oriente cristiano che si attenne al calendario giuliano. Una data che tutti noi abbiamo memorizzato è quella della Rivoluzione di ottobre in Russia: per noi quella data è il 7 novembre. Così la data del Natale cade per i russi il 7 di gennaio.
Carlo Folchini

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