
Cristina Tognon, responsabile dell’ufficio protocollo della Provincia di Rovigo, ha realizzato una ricerca sulla storia di palazzo Celio, sede dell'amministrazione provinciale. Nel suo lavoro sono illustrati gli atti notarili e le delibere dell'amministrazione che hanno determinato il succedersi di diverse sedi prima di arrivare a quella attuale. La prima fu palazzo Paoli, edificio di via Mazzini, nel lontano 1852. La Provincia ha trovato casa in via Celio nel 1904
Rovigo - Fu palazzo Paoli, l’edificio di via Mazzini che oggi ospita la commissione tributaria, la prima sede della Provincia. Il contratto d’affitto fu stipulato dall’amministrazione austriaca con Gio Batta Poli il 1° giugno del 1852 e conservato dal notaio Checchini. Fino ad allora la Delegazione provinciale, questo il nome dell’ente, era ospitata in uno degli edifici di proprietà dei Manfredini.
Il dato è contenuto nella ricerca sulla storia del palazzo che ora ospita la Provincia, svolta da Cristina Tognon responsabile dell’ufficio protocollo, mettendo in ordine pure il succedersi delle diverse sedi prima di arrivare a quella attuale.
All'approssimarsi della scadenza del contratto di locazione di palazzo Paoli, prevista per settembre 1877, dopo il primo rinnovo del 28 aprile 1865, la Deputazione provinciale affrontò la decisione se fosse più opportuno trovare un nuovo stabile o assicurarsi il rinnovo del contratto di affitto. "Lo stato – è riportato nei documenti - non troppo splendido del palazzo Paoli, la quasi insufficienza dei locali, la vetustà dei fabbricati che lo compongono", consigliarono se non fosse “più conveniente, più decoroso e più utile l'usare del palazzo ex Montalti infruttifera proprietà della Provincia”.
Anche se non si trovava in posizione centrale “aveva buone forme architettoniche” e si prestava ad ampliamenti. Su proposta della Deputazione, l'ingegnere capo Benedetto Miotto presentò un progetto per gli uffici dell'ente e della regia prefettura, comprensivo anche di sala consiliare ed alloggio del prefetto. Essendo però il preventivo troppo alto, “lire 242 mila”, il progetto fu accantonato per valutare l'ipotesi di affitto o di acquisto “dagli eredi del fu Gio Batta Paoli”.
Anche il Comune di Rovigo a sua volta voleva trasferirsi, ma a palazzo Angeli. Si fece avanti l'ipotesi di cedere palazzo Montalti al Comune in cambio della sede municipale.
Il Comune avrebbe trovato lo stabile per il ginnasio e scuole tecniche, mentre la Provincia avrebbe avuto una sede centrale, adatta ad ospitare anche la prefettura.
Seppur con un solo voto di scarto, sette favorevoli a palazzo Montalti e sei contrari il consiglio del 22 marzo 1877 approva la proposta del consigliere Alberto Mario bocciando l’ipotesi del consigliere Giuseppe Marchiori di passare nel palazzo municipale. Ma se ne riparlerà subito l’anno successivo. In attesa della conclusione dei lavori di restauro di palazzo Montalti, dovendo la Provincia provvedere ad individuare l'abitazione del prefetto, approvò la convenzione con il Comune della durata di 20 anni per l'utilizzo di palazzo Angeli, all'epoca sede del regio ginnasio, liceo Celio.
Nel 1889 fu firmato il contratto di affitto con “Giulio, Lina, Clotilde, Angelina, Elvisa fu Moise Ravenna”, delle due casette aderenti “sul lato di ponente alla sede provinciale, adibite ad archivio di deposito ed ufficio del regio provveditore agli studi,” poi utilizzato come uffici di leva.
Nel 1904 il consiglio provinciale approvò la delibera di “riordino della sede degli uffici provinciali e della regia prefettura e per l'alloggio del regio prefetto”. L'atto aveva carattere d'urgenza per le cattive condizioni in cui si trovavano gli uffici, per le necessità di un loro ampliamento, di una loro migliore distribuzione e per accentrare tutti gli uffici della Provincia e della prefettura, che avevano tra continui rapporti.
Prima di giungere all'approvazione del progetto definitivo ne furono analizzati cinque. Apparse subito migliore la scelta di acquisire lo stabile di via Celio di proprietà di Maria Bacchiega, “pupilla in tutela della madre Minelli Margherita vedova Bacchiega”, e i fabbricati posti nelle adiacenze: “Casetta Cervesato del cavaliere Michelangelo Cervesato e palazzo Sgarzi del commendatore Giuseppe Oliva”.
Così la descrizione. “Palazzo Sgarzi, costituito di tre piani, era composto di locali spaziosi, decorati con stucchi e dipinti e forniti di pavimenti alla veneziana, con serramenti finissimi ed eleganti e si prestava ad essere l’alloggio del prefetto. Palazzo Bacchiega era costituito di tre piani, con locali luminosi, soffitti e pareti decorati con buon gusto, tali da servire agli uffici della prefettura. Procedendo in continuità lungo via Celio di fronte a palazzo Camerini, nell'area occupata dalla casetta Cervesato e nell'area scoperta annessa alla proprietà Bacchiega, si poteva infine costruire un fabbricato contenente la sala del consiglio, la sala della Deputazione e gli uffici della Provincia, posti in comunicazione facile ed immediata con la Prefettura”.
Nel 1905 l'ufficio tecnico provinciale propose il progetto definitivo con i relativi disegni e rilievi “dell'ingegnere nobile Enrico Giovanelli” composto di quattro capitolati tecnici speciali “per le opere murarie ed affini; per i serramenti; per la pavimentazione in asfalto artificiale; per l'impianto di riscaldamento a termo-sifone”.
I lavori furono eseguiti rapidamente, se nel 1908 il consiglio provinciale approvò le spese per l'acquisto dei mobili e per il progetto di decorazione della sala consiliare di Raffaele Giovanelli “il quale per le garanzie offerte (…) e per la concezione armoniosa di ogni motivo e del complesso con le linee della sala, è stato giudicato unanimemente il più adatto allo scopo”.
Nel 1956 un altro intervento interesso l'atrio su progetto dell'ingegnere capo Mario Pellissetti che rese i locali più luminosi, così come appaiono oggi, con la chiusura di quattro porte e l'apertura di un arco.

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