
E' in uscita in libreria 'Tempora & mores. Cronache da un Veneto provvisorio' l'ultima fatica di Paolo Coltro, caporedattore della cultura del Mattino di Padova, una raccolta di articoli pubblicati suddivisi in apposite sezioni da Saveria Chemotti. Barbara Codogno riconosce delle strette analogie tra gli scritti di Coltro e gli scatti fotografici della sua mostra "Padova informale" del 2011 (allegati all'articolo): il racconto del particolare diventa un'immagine complessa e complessiva nello stesso tempo
Verrà presentato il 17 gennaio alle ore 18.00 in sala del Romanino ai Musei civici agli Eremitani di Padova il libro di Paolo Coltro (caporedattore alla cultura de il Mattino di Padova) “Tempora & Mores. Cronache da un Veneto provvisorio” con prefazione di Saveria Chemotti per i tipi di Cleup, nella raffinata collana Vicoli diretta da Chemotti.
Un libro, questo, fortemente voluto proprio da Saveria Chemotti (Dipartimento di Italianistica dell'Università di Padova e delegata del rettore per le politiche e gli studi di genere) che non solo realizza la meravigliosa prefazione titolata “La giusta distanza. Il racconto giornalistico di Paolo Coltro”, ma ne organizza gli articoli raggruppandoli in distinte sezioni dai titoli davvero azzeccatissimi: “In punta di piedi e di pupille”; “Lo stile dell’opinione”; “Spilli corti”; “La mano dell’homo faber, I segni arcaici di Elio Armano. Quasi una monografia” per il capitolo interamente dedicato al lavoro dell'artista padovano molto amato da Coltro.
E ci voleva appunto la vivacità intellettuale unita alla “preveggenza” editoriale e culturale di un’anima alta come quella di Saveria Chemotti per “stanare” dalla pagina del quotidiano gli articoli di Coltro e decontestualizzarli dal giornalismo tout court – anche se come giornalista Coltro ha guizzo e temperamento assai sregolato - dalle fatidiche cinque regole del chi come quando dove perché, innalzando la scrittura a racconto e avvalorandola di allure immortale.
Operazione che riesce perché Chemotti ha visto giusto nella scrittura di Coltro.
Una scrittura che è più legata al racconto, alla prosa, che al giornalismo stesso.
Prima di tutto perché quando Coltro scrive ci regala pagine intere: mica può stare compresso nella poche battute, nell’articolo breve.
Coltro racconta, approfondisce, ha il respiro lungo e la camminata allegra di chi, lo spazio e il tempo, lo misura con occhio critico e sempre ironico.
L’effetto è straniante.
Chi lo segue sui quotidiani del gruppo Finegil gli articoli del libro li riconosce, li ricorda, magari li ha letti.
Ma a vederli riorganizzati in questo modo hai di fronte un’esperienza nuova.
Coltro nel 2011 ha realizzato una mostra fotografica dal titolo “Padova informale”, una mostra che ha voluto fortemente dedicare alla città, scegliendo di Padova quei paesaggi insoliti, desueti.
Squarci, paradossi, momenti irriconoscibili e non contestualizzabili.
Ci ha mostrato una parte della città davvero contemporanea e inedita e che mai avremmo creduto di vedere, che abbiamo stentato a riconoscere!
E ci ha mostrato un Coltro attento al particolare, quasi maniacale nella ricerca di un significato altro rispetto al consueto.
Dopo questa operazione “fotografica” ora Coltro ci regala “Tempora & Mores” e il punto di vista non cambia.
E' il suo.
Non a caso la foto di copertina è una di quelle esposte nella mostra “Padova informale”.
Stavolta però non sono immagini, sono parole.
Il risultato è lo stesso.
Frutto dello stesso sentimento che è il peso specifico di Coltro: l’osservazione del dettaglio che arriva a configurare l’universale.
Attraverso il particolare, quello che lui coglie con arguzia, ironia, senso dell’umorismo, sagacia, profondità... Coltro riesce, come per magia, a darci un’immagine complessa e complessiva che si staglia nettamente da quel particolare per evidenziare un insieme, una totalità.
Così come dalle foto vedevamo una città fatta di paesaggi in cambiamento, in evoluzione, dove i non luoghi sono i nuovi luoghi del nostro abitare, così in “Tempora & Mores” troviamo le stesse angolature e le stesse crepe che descrivono un Veneto che cambia, in meglio e in peggio; un’umanità a volte ritrovata, a volte perduta per sempre; una nostalgia - forse - per uno stile di giornalismo che ormai non c’è quasi più: quello della pagina piena, della critica attenta, della firma importante che ha sempre qualcosa da dire e fa riflettere.

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