
Sindacati uniti pronti a dar battaglia alle aziende che adotteranno la liberalizzazione degli orari e delle domeniche. Per Cgil, Cisl e Uil di Rovigo una tale scelta implica ricadute negative sulla famiglia, essendo i lavoratori delle distribuzione a prevalenza femminile, e sui piccoli esercizi commerciali condannati alla scomparsa. L'auspicio dei sindacati è che i Comuni si appellino alla legge regionale
Rovigo - Battaglia alle liberalizzazione commerciali. Le associazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil di Rovigo promettono la mobilitazione dei lavoratori contro le iniziative di quelle aziende che sceglieranno la liberalizzazione totale delle domeniche e degli orari.
“La liberalizzazione per nuovi insediamenti commerciali come appare nel programma del governo Monti, non corrisponde agli obiettivi della ripresa della domanda interna e al rilancio dei consumi” spiegano Pier Alberto Colombo per la Cgil, da Maurizia Rizzo per la Cisl e da Michela Bacchiega per la Uil. “Per la ripresa dei consumi occorre ben altro - insistono d'accordo i sindacati, tutti uniti nella protesta - occorre la restituzione della capacità di spesa alle famiglie, agendo sul sistema fiscale, rivedendo le retribuzioni e le politiche occupazionali che contrastino il precariato”.
Per i sindacati le liberalizzazioni, così formulate nel programma di governo, implicano ricadute negative, quali: l'indifferenza per la dignità e le condizioni dei lavoratori della distribuzione. Un settore questo, dove è prevalente l'occupazione femminile, che non mancherà di avere ripercussioni sulle famiglie (bambini e anziani, per i quali la presenza femminile è insostituibile data la mancanza di servizi integrati). Altra conseguenza denunciata è la graduale scomparsa degli esercizi commerciali medio-piccoli incapaci di competere con la grande distribuzione e il conseguente degrado del tessuto urbano dei comuni e dei centri storici abbandonati. Inoltre la specificità del Polesine aggrava la situazione “siamo in un territorio che dimostra una saturazione di centri commerciali, evidente già nei processi di riorganizzazione e riduzione di orari precedenti l'attuale crisi”.
I sindacati auspicano che i Comuni si regolino sulla legge regionale n°30 del 27.12.2011 che difende l'autonomia regionale in materia e l'autonomia decisionale dei Comuni relativamente la sicurezza nei confronti delle nuove disposizioni nazionali.

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