TEATRO ROVIGO Grande pubblico per Gluaco Mauri e Roberto Sturno che hanno portato sul palco "Quello che prendeva gli schiaffi", un'opera surreale ma densa di speranza

La grande attesa di un mondo diverso

Caaf Cigl mordest 730x90

Pubblico delle grande occasione per la prosa di Gluaco Mauri e Roberto Sturno al teatro Sociale di Rovigo. Un titolo strano, Quello che prende gli schiaffi, per uno spettacolo che ha condotto lo spettatore attraverso la trasformazione d'identità del protagonista, lasciando spazio al sogno e alla speranza. Il passato ritorna, alla fine, ma solo perché il cambiamento è stato forzato



Rovigo -  Il titolo strano, un autore sconosciuto al grande pubblico, si credeva non attirassero molti spettatori, invece no. "Quello che prende gli schiaffi", una commedia di un autore russo Leonid Nikolaevic Andreev (1876-1919) liberamente interpretata da Glauco Mauri, che ne ha curato la regia, ha attirato il pubblico come nelle grandi occasioni. Certamente il nome di Glauco Mauri ha funzionato da garanzia di successo, e anche di scelte qualificanti.
Questo lo spettacolo teatrale andato in scena martedì 17 gennaio 2012 al teatro Sociale di Rovigo. Accanto a Mauri - che nello spettacolo interpreta papà Briquet -, Roberto Sturno suo prezioso collaboratore da 30 anni e interprete del personaggio principale "Quello che prende gli schiaffi".

Tutto lo spazio scenografico è occupato dall'architettura di un circo, dove si esibisce ogni sera una compagnia viaggiante di attori circensi alle dipendenze di papà Briquet. Ma quel circo non è un circo! Che cos'è allora? "Non si capisce... Mi piacerebbe essere in un circo vero" si dicono tra loro i clown nel loro apparire sulla scena. Ogni personaggio ha una sua presentazione. "Ecco i nostri artisti - dice papà Briquet - Manuel, rullo di tamburo; Tilly, la fisarmonica; Polly, il clarinetto; Jacky, poeta del violino" e sono i clown del circo di papà Briquet. "Mara - aggiunge papà Briquet - la domatrice dei leoni; poi la contessina Leda, muta, ma la sua danza racconta poesie; il conte Mancini; il barone Regnard; e un oscuro personaggio, un principe dal nome impronunciabile". Alla fine papà Briquet canta una sua filastrocca che riassume tutta la filosofia di vita della compagnia viaggiante: "Ogni sera la commedia ci trasforma in personaggi: in pagliacci sgangherati e un poco pazzi, in ricconi e poveracci, in felici e disperati, in eroi e in vigliacchi. Siamo specchi testimoni della vita. Finte lacrime e sorrisi dilatati dicono meglio quale sia la vera faccia della nostra società. Volete giocare con noi? Finzione e realtà si fonderanno e questo piccolo spazio diventerà il grottesco palcoscenico che è la vita".

Così inizia la commedia con le scene di Mauro Carosi, i costumi di Odette Nicoletti e le musiche di Germano Mazzocchetti. L'autore Andreev è uno dei casi letterari più clamorosi dell'inizio '900. Uomo di frontiera, avvertiva il crollo delle strutture di quella società ormai svuotata di ogni valore e si rifugiava in una rappresentazione non oggettiva della realtà: sfiducia nella vita, ripiegamento su se stesso, rivalutazione dell'elemento irrazionale e mistico. Tutti questi elementi li troviamo in "Quello che prende gli schiaffi". Così dalla platea del teatro si muove uno spettatore che chiede insistentemente di entrare a far parte della compagnia. La compagnia dimostra un rifiuto alla novità, soprattutto perchè quello spettatore, che ha tutta la caratteristica della persona "per bene", vuole essere un clown per comprendere la vita. Ma lo spettatore sale lo stesso e si impone, usa per così dire "violenza". E di lì inizia tutto un rito di trasformazione: dalla declinazione della propria identità, che non vuole più avere se non con una circonlocuzione "Quello che prende gli schiaffi", fino alla spoliazione per rivestirsi dei panni e della maschera di clown.

Ma è possibile estraniarsi così per raggiungere la verità su se stessi e sul mondo? Tutta la commedia si svolge su questo dramma di "trasformazione". In realtà la vita che il nuovo clown aveva lasciato lo viene a catturare anche qui nella nuova dimensione e i nuovi nomi che lo vengono a cercare si definiscono tutti come "infelici". E allora? Unico rifugio è il "sogno". Quando nel II° atto il principe oscuro Poniakovsky vuol riportare il clown alla vita di prima, dove si trovavano fianco a fianco, chiede: "C'è una luce strana nei tuoi occhi. Sei cambiato, ma fai paura. Cosa c'è nella tua mente?". Il clown risponde: "Un sogno! No...Una speranza". Ma poi ci sono gli affari del conte, padre della danzatrice muta; il denaro, i diamanti, le volgarità, il possesso della persona, lo sfruttamento, del barone pretendente alla mano della piccola danzatrice; i silenzi del suo vero innamorato. E "Quello...", (ormai tutti lo chiamano così) il nuovo clown si ritrova a contrastare impotente quel mondo di fuori cui non si può sfuggire, allora lo risolve avvelenando la danzatrice e sparandosi un colpo di pistola al cuore. La conclusione è affidata a papà Briquet: "No!!! "Quello...ha sbagliato...Non c'è delitto che si possa giustificare... Il mondo ha bisogno di comprensione solo così possiamo sperare di renderlo più umano... Ma "Quello..." questa speranza l'aveva perduta... Ma noi la speranza la dobbiamo difendere e in momenti come questi la dobbiamo costruire... Dipende da noi...".

Straordinario effetto su tutti scende la neve delle favole e anche i morti riprendono a vivere perché solo nella finzione c'è verità.

Superba interpretazione di Glauco Mauri e di Roberto Sturno. Lo spettatore che esce dal teatro si apre alla speranza che un mondo diverso è possibile, non bisogna forzarlo però, altrimenti si cade nel tranello del tutto e subito. In un epoca come la nostra -  sembra questa la motivazione della scelta del testo di Andreev - allora come oggi le leggi sono prive di convinzione, travolte come sono dalla corruzione, non ci resta, come individui che dedicarci a plasmare noi stessi nell'attesa di un grande evento che è già presente. Ed è qui l'elemento mistico irrazionale del dramma.
Un'altra notazione di merito e di plauso va alla musica che accompagna il testo e che pare un valzer disperato suonato dai clown con i loro strumenti : violino, gran cassa, fisarmonica, clarinetto, alla fine lo stesso valzer diventa una proiezione fantastica parossistica duplicata da tante fisarmoniche, clarinetti, violini in una esplosione di suoni addolciti dalla neve che scende sopra un circo irreale che è la vita. 

 

Carlo Folchini

19 gennaio 2012

Correlati:

  • Due riconoscimenti nel bellunese

    TEATRO ROVIGO Lo spettacolo "La morte e la fanciulla" di Teatronexus vince il premio “gradimento del pubblico” al festival “Paolo Dego – Città di Ponte nelle Alpi”. Camilla Ferrari miglior attrice protagonista

  • La lunga notte della cultura

    EVENTI ROVIGO E ADRIA Sabato 19 maggio il museo dei Grandi fiumi e il museo archeologico nazionale di Adria saranno aperti fino a tardi

  • Toni Capuozzo spiega la guerra a Castelmassa

    CULTURA CASTELMASSA (ROVIGO) Il giornalista del tg5 Toni Capuozzo presenta il suo libro "Le guerre spiegate ai ragazzi" al teatro Cotogni

  • Incontro con Mauro Corona a Villadose

    CULTURA VILLADOSE (ROVIGO) Lo scultore e scrittore Mauro Corona presenta il libro "Come sasso nella corrente" alla sala Europa, venerdì 18 maggio alle 21

  • Non roviniamo le bellezze del Veneto

    CULTURA TAGLIO DI PO (ROVIGO) L'assessore regionale Maurizio Conte inaugura la Settimana dell'ambiente dal museo di Ca’ Vendramin

  • Vestali polesane in via dei Fori imperiali

    CULTURA VILLADOSE (ROVIGO) L’associazione Danza antica e antropologia sociale ha sfilato in costume lungo le vie di Roma antica per celebrare la nascita della capitale

  • Dalla Chiesa testimone della lotta contro la mafia

    CULTURA PORTO TOLLE (ROVIGO) Nando Dalla Chiesa presenta il proprio libro "La convergenza" sul rapporto tra criminalità organizzata e politica, giovedì 3 maggio nella sala consiliare del municipio

CAAF CISL 730X90