
Coldiretti, Confagricoltura e Cia, chiedono ai comuni del Polesine di ridurre fino al 50 per cento l’aliquota Imu prevista per i fabbricati rurali allo stesso tempo ridurre sensibilmente l’aliquota prevista per i terreni agricoli
Rovigo - Oltre ai terreni anche stalle e i fienili, gli annessi rustici, i capannoni per ricovero attrezzi: la nuova patrimoniale Imu sta per colpire pesantemente i mezzi di produzione per le imprese agricole, proprio in un momento di difficoltà congiunturale di tutto il primario.
E’ per questo che le tre organizzazioni agricole polesane, Coldiretti, Confagricoltura e Cia, aderendo ad un accordo regionale, hanno scritto un appello ai cinquanta sindaci della provincia di Rovigo, invitando le rispettive amministrazioni comunali ad esercitare il potere, stabilito per legge, di ridurre fino al 50 per cento l’aliquota Imu prevista per i fabbricati rurali e di ridurre sensibilmente l’aliquota prevista per i terreni agricoli. Si chiede in pratica di tenere in considerazione e di differenziare l’imprenditore agricolo che vive della propria attività.
“L'Imu colpirà pesantemente terreni agricoli e fabbricati rurali – si legge nel documento congiunto - dalle stalle ai fienili fino alle cascine e ai capannoni necessari per proteggere trattori e attrezzi. In questo modo il decreto Salva-Italia andrà di fatto a tassare quelli che sono a tutti gli effetti mezzi di produzione per le imprese agricole. Riteniamo che la terra coltivata da una impresa agricola, deve avere un trattamento fiscale ben diverso da quello riservato a chi la possiede per fini speculativi o hobbistici”.
“Invitiamo la vostra spettabile amministrazione comunale – conclude il documento - ad applicare virtuosamente la facoltà di riduzione delle aliquote, come previsto dall’art. 13 commi 6,7,8 del citato decreto, limitando al minimo l’imposizione per i fabbricati rurali e i terreni agricoli”.
“Vogliamo richiamare alla stessa sensibilità tutti i primi cittadini – hanno detto i presidenti delle organizzazioni - perché non è possibile trattare un bene che produce reddito attraverso la sua coltivazione, come un bene che viene acquisito per intenti speculativi da parte di soggetti terzi rispetto al mondo agricolo”.
L’intervento presso le amministrazioni pubbliche è volto a scongiurare la scomparsa di un tessuto di imprese che crea occupazione, garantisce l’equilibrio idrogeologico e produce quella tipicità che rende unico l’agroalimentare nostrano.
A livello nazionale è stato già avviato un confronto serrato con il governo al fine di differenziare i parametri riducendo l’aggravio per gli imprenditori iscritti come coltivatori diretti alla previdenza Inps.

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