
Per affrontare la crisi dei Cantieri navali Visentini, Federazone della sinistra di Rovigo promuove attraverso la Regione Veneto un'azione nei confronti del governo. Ovvero chiede una grande vertenza sindacale sulla crisi della cantieristica che comprenda, oltre a Fincantieri, anche i cantieri polesani. Secondo le parole di Lorenzo Feltrin, il settore perde quote di mercato perché non regge la concorrenza con il mercato asiatico. Per questo servirebbe un piano nazionale per il sostegno alla navigabilità
Rovigo - Una grande vertenza di valenza nazionale sulla cantieristica che comprenda la crisi di Fincantieri e dei Cantieri navali Visentini. A chiederlo è il partito di Federazione della sinistra, per voce di Lorenzo Feltrin, che, a proposito dei cantieri Visentini, parla di vero e proprio "cataclisma occupazionale" per il Polesine (leggi articolo)
Crisi aggravata "dall’impossibilità di fruire degli ammortizzatori sociali per buona parte dei lavoratori interessati, in quanto dipendenti di piccole imprese legate ai cantieri navali con il perverso meccanismo dell'esternalizzazione del servizio".
Secondo Feltrin, il compito di promuovere una vertenza nazionale spetta alla politica polesana e alle organizzazioni sindacali. Sottolinea Feltrin: "Occorre chiedere che la Regione Veneto si attivi presso il governo perché il Polesine sia incluso nel polo della cantieristica navale dell’Alto Adriatico, insieme a Venezia, Monfalcone e Trieste, Fincantieri acquisisca e rilanci le aziende del settore come i Cantieri Visentini, anche con la collaborazione di Veneto Sviluppo, vengano reinternalizzate le lavorazioni subappaltate, riassorbendo e riqualificando i lavoratori, si imponga la restituzione dei fondi pubblici alle aziende del settore che delocalizzano all’estero, si lanci un grande piano nazionale per il sostegno alla navigabilità fluviale, alle autostrade del mare, all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità ambientale del settore".
La crisi dei Cantieri navali Visentini, infatti, "sta dentro quella generale della cantieristica navale europea, che continua a perdere quote di mercato, oltre che decine di migliaia di occupati, mentre si rafforza la posizione dominante delle imprese coreane, cinesi e, in misura minore, giapponesi. Questo principalmente perché, mentre i paesi asiatici hanno investito fortemente in politiche pubbliche di sostegno al settore, l’Europa ha abbandonato la cantieristica navale a se stessa".

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