
E’ emerso solo nell'ultimo periodo ma sul progetto di teleriscaldamento a Rovigo ci stava lavorando l'amministrazione Merchiori. Negli anni scorsi il separatore di Sarzano ha subito una implementazione per le lavorazioni di biostabilizzati che producono gas metano. Il teleriscaldamento quindi sarebbe un progetto studiato da Ecogest
Rovigo - L’idea del teleriscaldamento a Rovigo è in cantiere da tempo. Nell’ultimo periodo il sindaco Bruno Piva ha parlato spesso di teleriscaldamento come possibilità infrastrutturale per il comune capoluogo. L’idea non è irrealizzabile, anzi: sembra essere quasi pronta.
Per poter servire una città o parte di essa con un sistema di riscaldamento cittadino serve una ‘caldaia’ generale che riscaldi l’acqua per tutta la rete.
Negli ultimi anni, nell’impianto di trattamento integrato Rsu di Sarzano, è stato eseguito il potenziamento dell’impianto denominato “comparto biostabilizzazione ed implementazione presidi ambientale” (come riportato nel sito aziendale) del valore complessivo di 1milione e 20mila euro, che serve a stabilizzare il materiale organico e a ridurlo volumetricamente, agevolando il naturale processo di fermentazione che produce gas metano.
Se l'implementazione del separatore di Sarzano entrasse in funzione, Ecogest potrebbe procedere con la realizzazione di una centrale a biogas, di cui il metano sarebbe il combustibile, che non solo produrrebbe energia elettrica ma anche acqua calda, dal raffreddamento delle turbine. L'approvvigionamento dell’acqua non sarebbe un problema data la vicinanza del Collettore Padano chiamato anche Ceresolo.
Il progetto non è noto a tutti, ma sembra che fosse nell’intento della passata amministrazione renderlo pubblico qualora le elezioni fossero state vinte dal centrosinistra. All’epoca della progettazione al vertice di Ecogest c'era Graziano Azzalin, successivamente ricoprì il ruolo di assessore ai lavori pubblici del Comune capoluogo. Era quindi una azione pianificata da tempo ed ora il Pdl la vuole mettere in pratica.
Se ciò avvenisse significa che tutti i fanghi dei depuratori polesani ed i rifiuti umidi anziché essere portati alla Nuova Amit, azienda privata di Boara Polesine, specializzata nel trattamento e nella lavorazione dei rifiuti organici, sarebbero scaricati presso il separatore di Sarzano per la produzione di energia. Sarebbe la prima volta che il pubblico fa concorrenza al privato, ma con il rischio che Nuova Amit possa stipulare contratti altrove e lavorare rifiuti extra-provinciali.
Marco Terrestri

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