
Rovigo - Fischi, cartelli di protesta e cori contro il direttore generale Ulss 18 Adriano Marcolongo, l'assessore regionale Luca Coletto e il consigliere regionale Mauro Mainardi.
Erano oltre un centinaio i cittadini altopolesani che hanno presidiato il palazzo della prefettura di Rovigo venerdì 27 gennaio per la difesa dell'ospedale San Luca di Trecenta.
Ma dopo una riunione durata oltre un'ora, cittadini e sindaci hanno tirato un sospiro di sollievo perché hanno avuto le rassicurazioni che chiedevano.
Le voci dei cittadini polesani, tra cui anche quella del parroco di Ficarolo, preoccupati che il nosocomio venga depotenziato, si sono unite a quelle dei 25 sindaci del distretto sanitario Rovigo 2, che fa capo a Badia Polesine, che hanno incontrato l'assessore Coletto, il segretario regionale Domenico Mantoan e il dg Marcolongo alla presenza del prefetto Romilda Tafuri, dei consiglieri regionali polesani Graziano Azzalin, Mauro Mainardi e Cristiano Corazzari, della presidente della Provincia Tiziana Virgili e il suo vice Guglielmo Brusco.
I primi cittadini erano pronti a consegnare le fasce al prefetto se non avessero ottenuto degli impegni precisi da parte dell'azienda sanitaria e della Regione a salvare il San Luca. Ma non ce ne è stato bisogno.
Al San Luca verrà potenziato il reparto di chirurgia, di anestesia e di cardiologia. Il direttore Marcolongo ha assicurato che provvederà ad assumere il personale che garantirà il funzionamento dei reparti.
Ed entro i prossimi 30 giorni Marcolongo si riunirà con la conferenza dei sindaci Ulss 18 per dare un aggiornamento su ciò che è stato fatto. Le questioni di bilancio a questo punto pare non interferiscano più con il funzionamento dell'ospedale altopolesano. "Quello delle risorse è un problema aleatorio - " sottolinea Antonio Laruccia, sindaco di Trecenta - basta fare un'analogia con le altre strutture regionali. Il San Luca ha un bilancio in passivo di 7 milioni di euro ma a Verona è di 260 milioni. Per questo non si possono privare 85 mila utenti dell'Altopolesine di una struttura fondamentale".
Gli utenti che però sono in calo: "E' un circolo vizioso. Logico che più si indeboliscono le strutture, più i cittadini si rivolgono ad altre strutture". A tal proposito uno striscione dei cittadini portava la scritta: "La grande bugia: dicono che la gente non vuole andare al San Luca".
Le rassicurazioni erano trapelate anche dalle parole di Luca Coletto, intercettato mentre scendeva dall'auto prima di entrare in prefettura. Il reparto di chirurgia verrà chiuso? "La Regione non ha mai cambiato le schede di programmazione contenute nella delibera 3223 del 2002". Per intenderci, la delibera in questione definiva la rete ospedaliera veneta, stabilendo quali presìdi tenere e quali chiudere, assegnando a ciascun polo un certo numero di letti, unità operative, attrezzature e imponendo altri vincoli che imbrigliavano la programmazione.
Se il San Luca non corre alcun rischio, come inquadrare la protesta dei cittadini? Le loro preoccupazioni sono infondate? "No, perché? - ha replicato l'assessore - Fa sempre piacere incontrare i cittadini".
Erano arrivati a Rovigo da Canda, Canaro, San Bellino, Pincara, Bergantino, Melara e da tutti i comuni che fanno parte del distretto Rovigo 2: ogni delegazione aveva il cartello con il nome del proprio comune. Alla riunione, la portavoce del comitato "Cittadini per il San Luca" Jenny Azzolin ha chiesto: "Sul San Luca non c'è un progetto preciso che spieghi cos'è un ospedale per acuti con pronto soccorso. Devono dirci che cosa intendono con questa definizione perché non accettiamo ulteriori riduzioni ai servizi".
Elisa Barion

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