
Dopo la deposizione della sentenza della Corte di Appello di Venezia che vede contrapposti Luca Rossetto contro Marialuisa Coppola e la Regione Veneto, Renzo Marangon canta vittoria per la condanna pecuniaria a cui è stata costretta l'assessore regionale e annuncia il ricorso in Cassazione per ottenere la decadenza dell'elezione
Rovigo - Renzo Marangon e Luca Rossetto cantano vittoria. Le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Venezia mettono in luce, secondo loro, come le spese della campagna elettorale delle regionali 2010 Maria Luisa Coppola siano stati superiori ai 40mila euro previsti dalla legge.
Verrebbe quindi ribaltata la sentenza di primo grado, con l’accertamento di una fattura non indicata nel rendiconto obbligatorio delle spese elettorali della candidata.
“E stato superato il vallo - spiega Marangon - la corte d’appello ha accertato che sono stati spesi dei soldi in più rispetto al rendiconto consegnato, solo che ora vuole le pezze giustificative”.
“Noi le fatture non le abbiamo - continua - certo è che l’unica trovata l’ha fatta condannare. Questo significa che l’impianto accusatorio è giusto e che quello difensivo si sta sfaldando”.
L’obiettivo ora è la Cassazione, ”non per vincere, che abbiamo già vinto, ma per la rideterminazione della sanzione”. Alla coppia Marangon e Rossetto non interessa la sanzione pecuniaria, ma la decadenza di Coppola dalle carica di consigliere eletta del consiglio regionale.
“In Cassazione la questione sarà impostata sull’interpretazione giuridica - spiega Rossetto che ha ricorso in prima persona per l’amico Marangon - I giudici hanno riconosciuto la prova, ma non se la sono sentita di dare la decadenza. Noi non siamo dei pm, abbiamo dato l’evidenza di ciò che è nelle nostre possibilità”.
Entrando nel merito della sentenza secondo i giudici della Corte d’appello Coppola “ha dato impulso ovvero partecipato ad alcune delle numerose iniziative indicate dal Rossetto di natura certamente propagandistica”. Ma se le spese non sono state sostenute da Coppola, e quindi rientrano nei contributi o servizi provenienti da terzi, è fondamentale capire e provare chi le ha erogate: se persone fisiche o se soggetti diversi (enti, associazioni, ecc). Perché la legge in questo caso prevede un diverso obbligo nel rendiconto del candidato: se i servizi e i contributi sono prestati da persona fisiche questi devono essere indicati solo se il loro valore economico supera i 20mila euro, altrimenti per cifre più basse, sono fuori dall’obbligo di certificazione; mentre per i servizi offerti da enti questi vanno segnalati in ogni caso. Per i giudici quindi Rossetto avrebbe dovuto provare se le prestazioni offerte a Coppola prevenissero da persone fisiche o da altri soggetti.
Il ricorso depositato da Luca Rossetto al Tribunale di Venezia è sempre stato teso a dimostrare che l’attestazione di spese della Coppola è carente rispetto alle spese effettivamente sostenute, tanto da fornire un elenco di contributi elargiti durante la campagna elettorale della Coppola rientranti nella tipologia delle spese elettorali: affitto Isipoint, cene di propoganda, costi postali, camper e vele inneggianti il voto, pubblicità sugli autobus, stampe di lettere, volantini, buste, manifesti, santini pubblicitari e non rendicontati. Insomma Marangon e Rossetto hanno stimato una spesa, dedotta dagli appuntamento ed incontri segnalati sulla stampa, dal sito elettorale della candidata (scomparso dal web tre giorni dopo la deposizione del ricorso), di 300mila euro in più rispetto a quelli ammessi per legge.
La tesi di Coppola è sempre stata quella che lei non ha mai ordinato tanto meno pagato quelle spese, né cene, né camper, né eventi sono stati ordinata dalla candidata o dal mandatario. Come i locali per gli Isipoint, tutti di natura privata non presi in affitto, bensì offerti gratuitamente.
In merito all’unica fattura emersa per l’affitto del teatro di Lendinara, di euro 985, pagata da Paola Malasoma, avvocato della Coppola e mandatario elettorale della stessa, in qualità di presidente di una associazione Amici della fondazione Giuseppe Tatarella, i giudici di Venezia riconoscono l’irregolarità “gravemente colposa, dal momento che la dottoressa Coppola non poteva ignorare l’operato della sua stessa mandataria elettorale”. Da qui l’applicazione della sanzione amministrativa di 7mila euro perché la “quantificazione non può non tener conto dell’esiguità dell’importo del contributo ricevuto e non dichiarato”.
Per tutte le altre spese elettorali stimate e presentate da Luca Rossetto in tribunale, mancano però le pezze giustificative.
Marangon commenta: ”A Venezia non se la sono sentita di mandare a casa Coppola, invitando Rossetto a procurare i documenti”. “Ma dico - aggiunge - se è stato fatto 30 si faccia 31”.
“Quella di Coppola è stata una campagna elettorale inquinata con 350mila euro a disposizione, di cui 300mila non si sa chi li abbia pagati e perché”.
La conclusione di Marangon racchiude tutta la rabbia maturata in questi mesi. “Se avesse veramente usufruito di una sponsorizzazione elettorale da 40mila euro sarebbe stata eletta la signora Coppola?”.

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