
La Cgil provinciale completa il ciclo di appuntamenti sul territorio parlando di sanità. Ad Adria è emerso che la volontà è quella della fusione tra l'Ulss 18 con l’Ulss 19. Per i relatori le eccellenze nei nosocomi polesani devono rimanere
Adria (Ro) – Fare massa critica per evitare di soccombere e dover subire le decisioni da parte degli altri, rischiando di ripetere l'esperienza di Trecenta. Davide Benazzo, di Sp Cgil, ha aperto il terzo appuntamento del convegno “quale sanità per il Polesine?”, ad Adria, chiedendo un'intesa tra le parti politiche, oltre al coinvolgimento dell'ordine dei medici, per un tavolo provinciale.
“Il lodo principale è l'organizzazione ospedaliera – spiega Benazzo – davanti a possibili ridimensionamenti. Il Polesine è sotto finanziato dal punto di vista della sanità per 45milioni di euro nell'Ulss 18 di Rovigo e di 8milioni per la la 19. Le aziende socio sanitarie percepiscono 2100 euro pro capite, quando abbiamo un territorio particolare, con bassa densità abitativa e quindi i fondi sono insufficienti. Dobbiamo iniziare a ragionare sui costi fissi, dato che nel nostro caso sono maggiori”.
Davanti al rischio di uno smembramento della provincia rodigina, c'è anche il pericolo di un ridimensionamento dei tre poli ospedalieri.
Tutti d'accordo ad una eventuale fusione delle Ulss 18 e 19, anziché Chioggia come auspicato nei giorni scorsi dal sindaco adriese Massimo Barbujani: “Dobbiamo capire come gestire la partita – continua Benazzo -, abbiamo tre strutture strutture ospedaliere buone, che potrebbero diventare nicchie specializzate, guardando anche verso l'università e la ricerca. Inoltre, anche il privato deve entrare nell'ottica di avere una propria specializzazione senza andare in sovrapposizione con il pubblico”.
All'incontro hanno partecipato anche il sindaco di Adria Barbujani ed Ezio Botner direttore sanitario dell'Ulss 19, mentre Daniela Argenton, segretaria generale di Sp Cgil, ha coordinato i lavori.
“È stata significativa la convergenza sul fatto che il Polesine non debba essere trattato come gli altri territori – spiega Dal Zio – dato che abbiamo altre peculiarità ed una bassa densità abitativa. Inoltre dobbiamo fare i conti con una popolazione particolarmente anziana con più di 65 anni”.
Tutti gli ospedali devono rimanere per acuti, secondo i relatori, ma ognuno trovare la propria specializzazione per evitare doppioni: “Dobbiamo lavorare in sinergia e dimostrare unità nel territorio – conclude Dal Zio – siamo già un'area debole e non possiamo essere divisi”.
Tra i relatori che hanno preso parte ai lavori anche, il vescovo di Adria e Rovigo Lucio Soravito De Franceschi, il presidente della Provincia di Rovigo, Tiziana Virgili, i consiglieri regionali Cristiano Corazzari (Lega Nord) e Graziano Azzalin (Pdl), la presidente della Conferenza dei Sindaci Ulss 19 Marina Bovolenta, Francesco Noce, presidente dell'ordine dei medici, Dario Zambello presidente del collegio Ipasvi Rovigo, e Giuseppe Puntin Vice Presidente Aiop Veneto, mentre la chiusura è stata affidata al segretario generale di Cgil Rovigo, Fulvio Dal Zio.
Nicola Cappello

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