SANITA' ROVIGO Cancro alla prostata, meeting dell'Ulss 18 sulle tecnologie innovative impiegate dal reparto rodigino di medicina nucleare

Tumore maschile, diagnosi e cura all'avanguardia

150 professionisti del carcinoma prostatico si sono dati appuntamento presso l’aula magna della cittadella socio-sanitaria per parlare delle novità tecnologiche in termini di diagnosi e terapia nel paziente con tumore della prostata
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Il sistema di diagnosi e cura del tumore alla prostata applicato dal dipartimento di medicina nucleare dell'Ulss 18 di Rovigo viaggia completamente via cavo. L'indagine presentata a 150 professionisti italiani si chiama Pet/Ct con colina ed è stata utilizzata su circa 500 casi di carcinoma prostatico di pazienti provenienti da tutte le province del Veneto ed anche dalle regioni limitrofe


Rovigo - Carcinoma prostatico, l'Ulss 18 di Rovigo fa scuola. Venerdì 3 febbraio, malgrado il maltempo, 150 professionisti del carcinoma prostatico si sono dati appuntamento presso l’aula magna della cittadella socio-sanitaria per parlare delle novità tecnologiche in termini di diagnosi e terapia nel paziente con tumore della prostata.

Uno dei punti più dibattuti è stato quello sulla Pet/Ct con colina, indagine che è stata messa a punto per la prima volta nel Veneto proprio presso la medicina nucleare di Rovigo a partire dal 2009, andando a colmare una richiesta da parte dell’utenza veneta che prima doveva migrare verso Milano o Bologna.
L’indicazione principale della Pet/Ct con colina è di individuare assai precocemente le recidive di carcinoma prostatico quando sono ancora piccole e limitate e pertanto ancora curabili con terapie specifiche ed efficaci quali la radiochirurgia.

Il sistema implementato a Rovigo per l’utilizzo di questa metodica viaggia completamente via cavo: il paziente che ha bisogno della Pet con colina effettua l’esame in medicina nucleare e pressoché contemporaneamente esegue anche una tac di centramento in radioterapia; tutte le immagini vengono poi inviate digitalmente nelle stazioni di elaborazione della fisica sanitaria e tra loro fuse permettendo al medico nucleare, al radioterapista ed al fisico di definire il “volume bersaglio” cioè la parte del corpo dove è presente la recidiva di malattia che va curata.

E proprio l'approccio multidisciplinare e di integrazione delle professionalità è stato il centro del convegno, tant'è che erano presenti i medici nucleari, i radioterapisti, gli oncologici, i radiologi, gli urologi, i fisici sanitari, i tecnici di radiologia, i psico-oncologici e gli infermieri, oltre al direttore generale Ulss 18 Adriano Marcolongo e a Domenico Rubello, direttore del servizio di Medicina nucleare (foto a lato).

Questo approccio integrato ha notevoli vantaggi perché permette di personalizzare le terapie, rendendole meno invasive, più efficaci, con minori effetti collaterali. Il centro di medicina nucleare dell’ospedale di Rovigo ha effettuato a tutt’oggi circa 500 indagini Pet/Ct con colina a pazienti provenienti da tutte le province del Veneto ed anche dalle regioni limitrofe.

7 febbraio 2012

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