ECONOMIA ADRIA (ROVIGO) Novamont, la società che ha acquistato l'ex stabilimento Ajinomoto di Bottrighe, incontra l'amministrazione comunale, entro due anni la riconversione dell'impianto e la produzione di bio butanolo

La nuova proprietà dell'ex Bioitalia a contatto col territorio

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Il sindaco di Adria Massimo Barbujani ha incontrato gli amministratori di Novamont, la società che ha acquistato l'ex Ajinomoto e ex Bioitalia a Bottrighe. La proprietà assicura agli amministratori il coinvolgimento del territorio come l'assunzione dei 27 dipendenti dell'ex Ajinomoto. Entro un paio d'anni la rinconversione per la produzione di bio butanolo



Adria (Ro) – Novamont sta cercando un dialogo aperto col territorio, o meglio, questa l'impressione che ha voluto dare incontrando gli amministratori comunali adriesi mercoled' mattina.

Ci sarà un coinvolgimento della zona, come assicurato dagli esponenti della società che ha acquisito l'ex Ajinomoto ed ex Bioitalia, ed entro un paio d'anni lo stabilimento, che ha rischiato di diventare un centro per essiccare i fanghi dei depuratori, sarà riconvertito per la produzione di Bio Butanolo, in partnership con l'azienda statunitense Genomatica, permettendo l'assunzione di tutti e ventisette i dipendenti, diciassette dei quali ancora in cassa integrazione.

Questo sarà l'unico stabilimento in Europa – commenta il sindaco Massimo Barbujani – a produrre questo tipo. Inoltre, in questa zona arriveranno due importantissime infrastrutture”.

A pieno regime il nuovo impianto dovrebbe arrivare a contare dalle 50 alle 60 unità lavorative ed il responsabile dello stabilimento si trova già nel comune adriese per i lavori.

“Abbiamo chiesto particolare attenzione all'ambiente e alle imprese locali” conclude il sindaco. Per gli ex dipendenti di Ajinomoto l'odissea sembra essere finita, dato che la materia che verrà lavorata ha un grande valore nel mercato.

Attualmente il Butanolo viene ottenuto da fonti fossili, con un produzione insufficiente a soddisfare le richieste di mercato. Il valore complessivo di questo prodotto su scala globale è stato stimato attorno ai 3,5 miliardi di euro, ed attualmente i principali produttori di butanolo da fonti fossili, sono i grandi gruppi chimici mondiali: dalla tedesca Basf alla Dairen di Taiwan alle statunitensi Lyondell, Isp e DuPont, per una capacità produttiva di oltre 1,5 milioni di tonnellate.

Produzione che deve essere ulteriormente incrementata per riuscire ad evadere le maggiori richieste, dovute anche dalla crescita esponenziale dell'economia cinese.

Nicola Cappello

8 febbraio 2012

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