
Celebrata la giornata del ricordo in Polesine. Deposta una corona in largo Palattuci in onore del questore di Fiume che salvò in sei anni di operato oltre 5000 ebrei. Premiati anche gli studenti delle scuole Marchesini e Marco Polo
Rovigo - Giornata dedicata alle vittime delle foibe, il Polesine ha associato nel Giorno del ricordo la figura di Giovanni Palatucci, il giovane questore di Fiume morto il 10 febbraio del 1945 a soli 36 anni dopo aver messo in salvo migliaia di persone.
Il "Giorno del ricordo" si celebra "al fine - come si legge nel testo della legge del 2004 che istituisce la ricorrenza - di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
La giornata è iniziata con la deposizione di una corona di alloro davanti alla targa che intitola la piazza antistante l’ex ospedale Maddalena al questore Palatucci, poi la cerimonia si è spostata al palazzo della Provincia dove le autorità sono intervenute ed infine hanno premiato le scuole che hanno partecipato al concorso promosso dal comitato Palatuci di Rovigo. Primo ex equo la classe IVB Tse dell’istituto Marchesini e la V Bt del Marco Polo di Rovigo.
Il presidente della provincia Tiziana Virgili, il sindaco Bruno Piva, il vice prefetto Carmine Fruncillo, il questore Rosario Russo, Luigi Contegiacomo dell’Archivio di stato e Flavio Ambroglini presidente del comitato Palatucci, hanno ricordato la figura e l’opera del giovane funzionario di Polizia insignito dallo Stato italiano della medaglia d’oro al merito civile e proclamato beato dalla Chiesa.
Furono oltre 5.000 gli ebrei e i perseguitati antifascisti salvati in sei anni da Palatucci e dall'opera della "sua" questura, che con i suoi trecento uomini disarmati, divenne un riferimento di umanità e di salvezza per tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, e in particolare per i perseguitati ebrei.
L'incarico affidatogli nel 1937 di direttore dell'ufficio stranieri a Fiume gli permise di escogitare molteplici stratagemmi per mandare i perseguitati all'estero, verso i paesi liberi o nel campo di raccolta di Campagna (Salerno), dove era vescovo suo zio Mons. Giuseppe Maria Palatucci.
A seguito dell'emanazione delle leggi razziali antisemitiche il 1938 vide Palatucci decisamente schierato in favore dei cittadini ebrei, ma anche di tutti coloro che, in fuga da altre nazioni occupate dall'esercito tedesco, transitavano per il confine istriano.
Gli ebrei presenti a Fiume l’8 settembre 1943 erano 3500, in gran parte profughi della Croazia e della Galizia. Con la creazione della Repubblica Sociale ed il disfacimento dell’esercito italiano, Palatucci rimane solo in quella città a rappresentare la faccia di un’altra Italia che non voleva essere complice dell’olocausto. Eclatante fu l'episodio che lo vide protagonista nel marzo 1939 quando sottrasse alla cattura della Gestapo 800 ebrei tedeschi, in fuga dalla Germania nazista a bordo di un vapore greco.
Palatucci continuò la sua missione umanitaria fino al sacrificio della propria vita. Arrestato dai nazisti, morì il 10 febbraio del 1945, a 36 anni, nel campo di concentramento di Dachau dopo mesi di stenti e sevizie.
In Israele gli hanno dedicato un bosco di 5.000 alberi, tanti quante le persone che salvò.

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