POLESINE DA SCOPRIRE Le tradizioni del Carnevale: dalla lanterna del filò al falò del re, mentre oggi è la ricorrenza dei bambini

La festa del "carpe diem"

I carri allegorici tipici del Carnevale
I carri allegorici tipici del Carnevale
I crostoli
Le frittelle
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Il rito del Carnevale si è attualizzato. Progonisti incontrastati sono i bambini che si mascherano dei loro eroi preferiti e saltano sui carri allegorici che sfilano lungo i paesi. Ma un tempo il carnevale era per tutti e soprattutto per il servo che, per un giorno, poteva prendersi gioco del padrone. Rimane la tradizione culinaria del periodo con frittelle, crostoli, favette e i gnocchi dolci, secondo la gastronomia polesana, del venerdì grasso


Rovigo - Il Carnevale di maschere e mascherine è diventato ormai importante solo per i bambini. In alcuni luoghi c'è ancora l'uso di bruciare un pagliaccio, che dovrebbe essere il "re carnevale" ma sono usanze e pratiche conosciute nel passato. Già dalla nostra storia letteraria si festeggiava per le vie e le piazze il Carnevale con i canti carnascialeschi e i lazzi scurrili, rimasugli delle licenziosità con cui il servo si prendeva, almeno per un giorno, gioco del padrone protetto com'era dalla maschera. Chi non ricorda l'amaro riso di Lorenzo il Magnifico in quella sua ballata "com'è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol essere lieto sia, del doman non c'è certezza..."?

Nel Carnevale si riprendevano pratiche già note nel paganesimo, quelle di oraziana memoria del "carpe diem", per intenderci "godiamoci il giorno!". Attualmente queste tradizioni rivivono presso gli oratori parrocchiali, ma sono solo giochi di bimbi intesi come una valorizzazione delle tradizioni. Si brucia ancora "Re Carnevale"!? Alla gente interessano soprattutto gli ultimi sei giorni del Carnevale dal giovedì grasso al martedì grasso. Teniamo in mente che questo vale da noi, a Milano si andrà avanti fino a sabato 25 febbraio, dato che la Quaresima, nel rito ambrosiano, non comincia il mercoledì delle ceneri, ma la domenica successiva! Anche qui ci sarebbero tante considerazioni da fare sulla precarietà delle tradizioni!

I cortei mascherati, un tempo esclusiva dei maschi, vanno ovunque industrializzandosi, e in alcuni casi sono esibizione di potere. Conservano invece un certo vigore di spontaneità le tradizioni carnevalesche gastronomiche familiari che vengono mantenute tenacemente e con una certo tono di convinta religiosità. Non mancheranno in questi giorni crostoli o galani, fave e favette, nonchè fritole fatte della stessa pasta (polenta di granoturco, fichi secchi, uva passa, canditi di cedro, zucchero o melasso) o con pasta frolla. Ma la torta carnevalesca per antonomasia dalle nostre parti è la "megiassa". Rituali, nel venerdì grasso (el venare gnocolaro), sono gli antichissimi gnocchi. Il Polesine fa parte dell'unica grande area, in cui si usa dolcificare gli gnocchi, quest'area etnografico antropologica comprende la Bassa veronese, la Bassa padovana, il Vicentino. E' questa un'isola culturale di conservazione delle usanze più antiche anche in riferimento ad altri valori.

Sono i bambini i protagonisti di questi giorni sia negli spettacoli esterni sia nelle piazze o nelle vie del paese. Questi bambini che oggi vanno sui carri allegorici con tanto di coriandoli e di lingue di menelicche, una volta si divertivano nei giochi semplici del salto della corda, della rottura delle pignatte, della corsa dei sacchi. Gli adulti invece si ritrovavano nelle stalle a giocare e le donne a filare: era il tempo della "lanterna del filò".
Ecco una carellata anche su quelle maschere che hanno formato la nostra cultura soprattutto nella commedia dell'Arte. Chi non ricorda Arlecchino, Blanzone, Brighella, Gianduja, Meneghino, Pantalone, Pasquariello, Pulcinella, Rugantino, Stenterello?

 

Carlo Folchini

16 febbraio 2012

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