
Già nel mese aprile 2008 era emersa una proposta di dotare la Polizia municipale di armi da fuoco. Interpretando anche i sentimenti delle persone e delle associazioni che nella nostra città dedicano le proprie energie ed il proprio tempo nell’affermazione dei principi etici dell’inclusione e della solidarietà, espressi forte contrarietà e preoccupazione di fronte a tale ipotesi, e scrissi all’allora sindaco.
Nel giugno 2010 la stampa informava che all’interno della giunta municipale si riaccendeva la discussione su questo argomento: “Una colt per i vigili”… “Vigili, riappare la pistola”…
A luglio 2011 l’argomento veniva riaperto,con le dichiarazioni della vicesindaco, che esternava il proprio programma dalla sede del proprio partito (ma non è palazzo Nodari la casa dell’amministrazione comunale?). Chiesi garbatamente spiegazioni al nuovo sindaco, e mantenni il riserbo su un colloquio le cui argomentazioni non reputavo convincenti, quali l’inesperienza di qualche amministratore.
Ora, a febbraio 2012, si riapre il discorso, con le dichiarazioni e le decisioni dell’assessore Luigi Paulon, che di esperienza politica invece ne ha parecchia.
Diversi gli amministratori, stesse le scadenze…
Questa volta le dichiarazioni avvengono in tragica coincidenza con l’omicidio perpetrato a Milano da parte di un vigile urbano. Sono certo che questo tempismo non sia una macabra scelta, ma sia lecito chiedersi: anche a Rovigo vogliamo arrivare a questo? Quante volte dobbiamo testardamente ripetere, inascoltate Cassandre, che non mettendo nelle fondine dei vigili le pistole, ma con la qualità dei servizi, con la disponibilità, l’umiltà e la dedizione, si possono mettere in atto anche le politiche sociali rivolte all’aggregazione, alla sicurezza sociale e al rispetto della legalità?
La targa apposta agli ingressi della città “Rovigo città per la pace” è un invito a vivere Rovigo nell’ottica della promozione e della difesa dei diritti umani e civili. E’ un messaggio di benvenuto e di speranza.
I vigili urbani hanno come compito la tutela dei cittadini, ma il loro operato non dalle armi deve essere accompagnato, bensì sorretto dall’etica e dalla competenza che devono caratterizzare la loro missione. Deve essere inoltre adeguato il loro numero, in modo che essi siano riferimento positivo dei cittadini nei loro spostamenti urbani e nelle relazioni di civile convivenza.
La diffusione delle armi leggere, come peraltro testimoniano i tragici fatti di cronaca, comporta un aggravamento dei rischi sociali, ripercuotendosi perfino nelle relazioni domestiche.
Tra l’altro, in un periodo di crisi economica così drammatica, che vede drasticamente ridotte le risorse destinate ai servizi, l’aumento gravoso delle tariffe e delle tasse comunali, si sono considerati gli ulteriori costi di una scelta come questa? Una pistola costa oltre mille euro, ai quali sono da aggiungere le spese di gestione dell’armeria, le spese per l’addestramento, l’allestimento e la manutenzione di un poligono, le spese assicurative e le indennità da corrispondere al personale.
Si dice di avere consultato i cittadini: si è chiesto loro se sono favorevoli a sobbarcarsi ulteriori prelievi fiscali per pagare tutto questo, e se accettano di buon cuore un aumento di pericolosità?
Perché non aprire una seria discussione cittadina su questa ipotesi aberrante?
Signor sindaco, sia lei a portare le sue considerazioni, sia lei a chiarire alla cittadinanza la posizione e le scelte dell’amministrazione comunale.
Le chiedo soltanto questo: che la nostra città riconfermi la propria scelta di accoglienza, inclusione, attenzione sociale, continuando a percorrere la strada della solidarietà e della tutela dei cittadini.
E mail inviata da
Roberto Tommasi
coordinatore provinciale di Libera
coordinatore Consulta pace Comune di Rovigo

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