ALCOL E GIOVANI ROVIGO Presentato il gioco della Lilt "Che mi combini Tommaso..." rivolto ai bambini delle quinte delle scuole primarie

Che bere è un danno si impara dalle elementari

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“Che mi combini Tommaso..” è il gioco-racconto ideato dall’associazione Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) per contrastare l’abuso di alcol e sensibilizzare i bambini, che sarà portato in 29 scuole del Bassopolesine nel nuovo anno scolastico. L’iniziativa, una specie di Monopoli, coinvolgerà 6 mila alunni delle quinte elementari presenti in 11 comuni


Rovigo - Un tabellone di gioco, una coppia di dadi, un circuito con delle tappe lungo cui muovere la propria pedina, evitando ostacoli e inconvenienti. E’ il nuovo gioco “Che mi combini Tommaso...” ideato dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori di Rimini (Lilt) e presentato lunedì 20 febbraio in Provincia di Rovigo dall’assessore alle politiche sociali Marinella Mantovani, alla presenza della presidente Lilt Rovigo Maria Iside Bruschi, il direttore del Sert dell’Ulls 19 di Adria Andrea Finessi, il direttore del Csv Luca Dall’Ara, la presidente dell’Acat basso Polesine Marta Silimbani e l’ideatrice del gioco la psichiatra Marina Zauli di Rimini.

L’obiettivo del gioco? Divertirsi imparando che con l’alcool non si scherza. Un concetto che va imparato fin da piccoli tant’è che sarà proposto in 29 scuole del Bassopolesine nel nuovo anno scolastico. L’iniziativa coinvolgerà 6 mila alunni delle quinte elementari presenti in 11 comuni diversi.

Il gioco-racconto, che serve appunto a contrastare l’abuso di alcol e sensibilizzare i bambini, è una sorta di Monopoli che prevede la sfida tra quattro squadre che hanno a disposizione una quantità di denaro e una pedina che riporta l’immagine di un nonnetto, coprotagonista del racconto. Ogni squadra deve percorrere le 44 caselle del tabellone il prima possibile, la vittoria, infatti, va a chi arriva prima alla meta.
Il percorso non è facile perché i bambini dovranno affrontare diversi inconvenienti, causati proprio dal tasso alcolico del proprio personaggio, un ragazzino annoiato, che non sapendo cosa fare, decide insieme ai suoi amici di prendere una lattina di birra.

Secondo l’ideatrice del gioco Marina Zaoli, psicoterapeuta riminese e consigliera della Lilt, l’utilizzo della fiaba e della favola come immagini archetipo nel percorso educativo, influenza l’immaginario simbolico del bambino nel resto della sua vita, mettendolo in guardia da comportamenti gravi sia socialmente sia per la salute. Non solo. L’apprendimento attraverso momenti ludici, emotivamente coinvolgenti a livello personale, rimane più impresso nella memoria. In più, il dover sottostare al risultato ottenuto lanciando i dadi, senza poter interagire in prima persona, fa sperimentare al bambino l’impotenza collegata al consumo di alcol, su cui si concentra il racconto. Un modo per sottolineare come la dipendenza da sostanze impedisca il totale controllo sul proprio corpo.

La presidente Lilt Maria Iside Bruschi ha ricordato che l’alcol non è solo una delle cause che possono scatenare patologie tumorali a livello di laringe, esofago, stomaco, fegato, pancreas, perché per le donne può portare anche al tumore al seno. Ma soprattutto l’alcol è un vero pericolo sociale, perché altera lo stato di vigilanza e i comportamenti, crea dipendenza, è una droga perché facilmente reperibile ed è la prima causa degli incidenti stradali mortali per i giovani tra i 18 e i 24 anni.

20 febbraio 2012

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