
Rovigo - La Rai ha rinunciato al canone su pc, tablet e smartphone. Decisiva è stata la presa di posizione del ministero allo Sviluppo economico. Il ministero ha fatto notare a Rai che sarebbe stato assurdo imporre un pagamento a scapito dei beni digitali. Avrebbe penalizzato lo sviluppo tecnologico in Italia, tra consumatori e aziende, proprio in una fase in cui il Paese sta cercando di potenziarlo e mentre il governo lavora alla prima Agenda digitale italiana.
Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, tra l'altro, era stato il destinatario dell'iniziativa di Confartigianato Veneto che gli ha recapitato migliaia di cartoline con la richiesta di togliere questo balzello che per gli imprenditori si sarebbe tradotto in una tassa che va dai 200 ai 6 mila euro, indirizzata a chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione di trasmissioni televisive al di fuori dell'ambito familiare compresi computer collegati in rete indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti.
La Rai, secondo fonti ministeriali, ha accolto l'interpretazione ad una norma del 1938 dopo un breve contraddittorio durante un incontro con il Dipartimento comunicazioni del ministero guidato da Roberto Sambuco. L'azienda di viale Mazzini ha precisato che il mero possesso dei computer non comporta il pagamento del canone speciale.
In sostanza la norma in questione, ovvero un regio decreto di ottant’anni fa, verrà interpretata in maniera restrittiva così da lasciare fuori dal perimetro del canone speciale i device collegati in Rete, mentre solo per gli apparecchi adattati alla ricezione effettiva dei canali televisivi, una stretta minoranza, rimarrà l'obbligo. Non è ancora chiaro se la Rai invierà adesso delle nuove lettere alle aziende che negli ultimi due mesi avevano già ricevuto i bollettini per il pagamento. Ma il caso della "tassa sul futuro" è ormai chiuso.
Anche Franco Manzato, assessore veneto alla tutela del consumatore aveva contestato l'imposizione del canone su pc, tablet e smartphone: "Già che ci siamo, tassiamo tutti coloro che abitano o sono nel nostro Paese, cittadini e immigrati: in quanto possessori di orecchie e occhi, ‘apparecchiature’ atti ad udire e vedere le trasmissioni Rai". Per Manzato sarebbe stata "un’azione che si traduce in una ulteriore ‘succhiatura’ di private risorse per la realizzazione un servizio cosiddetto pubblico che i nostri consumatori non sempre utilizzano, talvolta non utilizzano affatto e magari vorrebbero pure diverso".
Davanti alla decisione della Rai, la Cna di Rovigo esprime qualche dubbio, per voce della vicepresidente Monica Pavan. "La nota di viale Mazzini - spiega - non chiarisce completamente la questione. Secondo quanto specificato dalla Rai, infatti, il pagamento del canone speciale è dovuto dalle imprese solo in caso di possesso di “computer utilizzati come televisori (digital signage)". A questo punto, per chiarire la normativa, la Cna chiede l'intervento del governo e del parlamento.

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