INCONTRI ROVIGO Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, a Borsea il 9 marzo affronta il tema dell'informazione cattolica oggi, riallacciandosi al polemico attacco di Adriano Celentano al festival di Sanremo

Giornalisti, una categoria che ha tradito la nazione

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Sala parrocchiale di Borsea affollatisima per l'incontro con il direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Sciortino. L'argomento che ha tenuto banco è il ruolo dell'informazione nella attaule situazione politica ed economica. Don Sciortino non fa sconti ad una categoria con la quale lavora quotidianamente: i giornalisti, rei di essere asserviti alle logiche di potere anziché fare il proprio mestiere di svelare la verità



Rovigo -  E’ stata una grande lezione di giornalismo l'incontro con Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, nella sala “Madre Teresa” della parrocchia di Borsea, affollatissima la sera di venerdì 9 marzo. La voce di don Sciortino è calma e vellutata, ma le sue parole sferzano come frustate. In una sala zeppa anche di giornalisti e operatori dell'informazione ha esordito: “La stampa e la televisione ossequienti al potere hanno tradito la deontologia professionale del giornalista serio, hanno contribuito al male della nazione, rendendosi responsabili né più né meno dei politici che ci hanno portato nel baratro!".
E' ancora vivo l'eco delle polemiche sollevate dal monologo di Adriano Celentano al festival della canzone italiana, Sanremo. Celentano che aveva auspicato la chiusura di Avvenire e di Famiglia Cristiana perché non parlano più di Dio.

"Oggi, sapete, - spiega - la verità è stata sostituita con la “verosimiglianza”, un simil – vero spacciato per vero senza verifica. Bisogna tornare all’etica sia giornalistica sia pubblica questo paese ha bisogno di etica. Il disastro in cui ci troviamo è frutto della politica nella stessa misura che dell’informazione mancata o manipolata. Il gusto poi del fare spettacolo anche delle realtà umane più tristi. Si è creato il pellegrinaggio del macabro!".
Responsabilità grave dei giornalisti, allora per don Sciortino che ha rievocato le ultime diatribe con Celentano. “Se il Dio di Celentano è un Dio di un Paradiso disincarnato, va bene, ma il nostro dio è un Dio incarnato e tutti i falsi misticismi non fanno che imbrogliare la gente su una religione che è fatta apposta per far fare sonni tranquilli”. 

Dopo una disanima del ruolo, in cui è stato confinato il giornalista oggi, ridotto ormai ad essere un guardiano del potere, servo della dis - informazione, il direttore di Famiglia Cristiana, ha dimostrato come un giornalista deve essere a servizio dei lettori, cui deve dare un’informazione più che possibile seria e documentata, per creare discussione, per creare inquietudine di verità, per creare opinione. "In caso contrario, il giornale è sì inutile!". L'attacco alla libertà d'informazione fa parte del sistema come è successo all'ex direttore di Avvenire Dino Boffo. "Oggi si sta pro o contro, e se sei contro vale a distruggerti il metodo Boffo, quello tendente a delegittimarti, quello dei dossier tenuti nascosti nel cassetto pronti ad essere prodotti se disturbi, se ti esponi, se dici cose spiacevoli. Cosa faceva in fondo Boffo? Rispondeva alle lettere che arrivavano all’”Avvenire” e che denunciavano comportamenti, a dir poco sconvenienti, in persone poste a guidare le scelte di vita di un popolo. Non faceva altro che il suo mestiere”. 

Sciortino denuncia serenamente le responsabilità mancate e il loro impatto sul reale. Comunque per don Sciortino la categoria dei giornalisti ha anche esempi luminosi di chi dice e scrive la verità a rischio della vita. Giornalisti impegnati sul camponon è una categoria totalmente corrotta nell’adulazione servile al padrone. “Il cardinale Tettamanzi - continua don Sciortino,  - ricevendoci, come giornalisti, per la festa di s. Francesco di Sales ebbe a definire questa nostra professione, non  “professione” ma più umilmente “mestiere” facendola derivare da “ministerium” cioè servizio. Un servizio da rendere alla verità".

Sulla libertà di stampa Sciortino ha fatto un’osservazione acuta. “Sì la libertà di stampa in Italia esiste, ma non sono riconosciuti né informazione, né pluralismo. Il problema allora è un altro: se i giornali possano continuare a vivere e se l’informazione possa essere alternativa, se l’informazione si ponga come puntigliosa esigenza chiarificatrice di fronte al potere o se la si intenda come una passerella di microfoni tesi al potente di turno che può dire e smentire a piacimento”. 

"Ci siamo abituati ad essere narcotizzati dal pifferaio magico che svuota le teste e ci conduce dove vuole" ha concluso don Sciortino.

Carlo Folchini


10 marzo 2012




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