LA TESTIMONIANZA Stefano Bettarello, ex stella rossoblu, spiega la verità per cui è stato indagato per non aver versato l'Iva nel 2006. Chiede anche un confronto con Amerino Zatta braccio operativo di Luciano Benetton

Una difesa basata sul fair play

Stefano Bettarello
Fondazione Cariparo Nuove Generazioni

Ora che la procedura giudiziaria a carico di Stefano Bettarello (foto a lato), ex stella rossoblu e del rugby nazionale, è diventata pubblica, ne spiega le motivazioni che lo hanno portato a non pagare l'Iva nel 2006. L'imprenditore racconta anche tutta la vicenda dal suo principio nel campo tessile sino alla perdita della commessa con la multinazionale Benetton nel 2008, pertanto chiede un incontro pubblico chiarificatore con il braccio destro di Luciano Benetton, Amerino Zatta che ha sempre curato gli interessi imprenditoriali e sportivi del patron trevigiano



Rovigo - "Potete dirmi tutto quello che volete ma non che ho frodato il fisco perchè non ho lucrato nulla". Stefano Bettarello, ritornato a calcare le prime pagine dei giornali non come stella del rugby ma come imprenditore, vuole spiegare pubblicamente e fugare i dubbi delle ultime settimane quando si è saputo che avrebbe evaso 70mila euro di Iva nel 2006.
Lo scorso 18 marzo, dalle stanze giudiziarie di via Verdi è emerso che Stefano Bettarello è stato indagato per omesso versamento dell'Iva relativo ad un accertamento delle imposte del 2006.

Tutto ha inizio nel lontano 1985 quando Bettarello lasciò la compagine rossoblu per accasarsi a Treviso per vestire la maglia del Benetton. All'epoca non esisteva il professionismo anzi esisteva una regola in europeo: chi giocava a rugby a livello professionistico veniva radiato. Bettarello decise di andare a Treviso perchè gli offrirono la possibilità di avere un lavoro, all'epoca era consuetudine che ai giocatori si trovasse un impiego. A Stefano Bettarello, Amerino Zatta, oggi attuale presidente della Benetton Treviso Rugby, non solo offrì una maglia da rugby ma anche la possibilità di aprire una piccola azienda manifatturiera che lavorasse in forma esclusiva per Benetton. Nel 1990 a seguito del divorzio con la moglie, Bettarello lasciò l'azienda trevigiana e chiese a Benetton se poteva aprirsene una sua in Polesine, dato che aveva appreso conoscenza e professionalità del mestiere. Così a Lendinara apri la sua azienda, la Confezioni Amsterdam sas. "Quindi ho aperto la nuova società lavorando in forma esclusiva con Benetton - spiega Bettarello - non avevo modo da contratto di poter trovare fornitori o lavorare per contro di altri clienti e marchi, dovevo  lavorare esclusivamente per Benetton pena la perdita dell'incarico, questa analoga situazione l'hanno vissuta molte altre aziende in Polesine, cosiddette esclusiviste". Nel 2005 il Governo dell'epoca approvò la legge con la quale si dovevano regolarizzare i contratti di subappalto come quello che Bettarello svolgeva per contro di Benetton, prima di allora non vi era alcun accordo scritto ma solamente verbale da gentiluomini e in questo specifico caso da uomini di rugby.
"Il lavoro c'era sempre anche se la linea di produzione veniva calata dall'alto - spiega Bettarello - gli investimenti tecnologici venivano obbligatoriamente decisi a Treviso anche perchè era Benetton il nostro unico ed esclusivo cliente. Nessuna libertà di decisione quindi. Nel 2003 abbiamo avuto la prima avvisaglia che qualcosa sarebbe cambiato, le commesse iniziavano ad avere delle pause e non c'era più continuità".
Gli anni di difficoltà sono solo all'inizio. Dal 2003 al 2006 le cose sono andate di male in peggio. "Le chiamate da Treviso cominciavano a tardare sempre più, anche se provavo a capire che cosa stesse succedendo ma non riuscivo mai a parlare con Amerino Zatta - spiega Bettarello - tanto che mi sono recato a Treviso e ho proposto loro di potermi usare come "agente" all'estero per continuare a far lavorare la mia azienda, ma la risposta fu negativa".
L'epilogo si conosce. Stefano Bettarello ha dovuto cedere il ramo di azienda del confezionamento perchè nel 2008 ha ricevuto una telefonata da Treviso con la quale si comunicava che non avrebbe più ricevuto alcuna commessa. "Non mi è stato riconosciuto nulla per l'operato - afferma - non voglio fare la vittima, ci mancherebbe, ma se sono arrivato a non pagare l'Iva il motivo c'è: ho pagato i dipendenti. Non sono un disonesto, non ho falsificato i documenti o i bilanci è tutto trasparente tanto che all'epoca avevo avviato una forma di rientro con Equitalia per mettermi in pari con i mancati versamenti. Tutto questo perchè mi sono fidato di persone che mi avevano dato la loro parola che poi è venuta a mancare".

Federico Donegatti, legale di Bettarello, ha spiegato che la linea difensiva sarà impostata sulla buona fede del suo assistito, ha preferito i dipendenti e quindi ha privilegiato il lavoro, "chiamo in causa anche chi è venuto meno al rapporto instaurato - spiega Bettarello - il fair play è mancato totalmente soprattutto in quelle persone che oggi sono al vertice della miglior squadra di rugby in Italia e che si dimenticano di chi li ha aiutati ed agevolati commercialmente".

Il dente avvelenato Bettarello ce l'ha soprattutto con Amerino Zatta, al quale manda un invito: "Facciamo chiarezza pubblicamente nel vero spirito del fair play e non come quella volta che sono stato dipinto come un clown da tutta la stampa europea perchè alla convocazione coi Barbarians mi hanno obbligato ad indossare i calzini da gioco con una vistosa scritta Benetton - afferma Bettarello - incontriamoci e spieghiamo pubblicamente come stanno le cose e di chi sono anche le colpe".

24 marzo 2014
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