GIORNATA MONDIALE CONTRO L’IPERTENSIONE ARTERIOSA ROVIGO Successo della postazione mobile fuori dall'ingresso dell'ospedale la misurazione della pressione. L'intervista ad Alberto Mazza responsabile del Cia

Prevenire il killer silenzioso

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Intervistato, per la giornata mondiale contro l’ipertensione arteriosa, il dottore Alberto Mazza, specialista in Medicina interna, scienze dell’alimentazione e nutrizione clinica ed in ipertensione clinica, professore universitario e responsabile del Centro dell’Ipertensione dell’Ulss 18 che ha aderito all’iniziativa di misurazione gratuita della pressione arteriosa dove circa 70 persone hanno spontaneamente richiesto la misurazione della pressione



Rovigo - Anche quest’anno, il Centro di ipertensione dell'Usl 18 di Rovigo diretto da Alberto Mazza, in occasione della giornata mondiale dell’ipertensione arteriosa, ha aderito all’iniziativa di misurazione gratuita della pressione arteriosa. Proprio in questi giorni il Centro è stato accreditato e inserito a far parte della Società italiana dell’ipertensione arteriosa tra gli 80 centri migliori d’Italia. Il 16 maggio nell'arco di tre ore circa 70 persone, in una postazione in prossimità dell’ingresso dell’ospedale civile di Rovigo e con l’appoggio di un camper fornito dalla locale Croce rossa italiana, hanno spontaneamente richiesto la misurazione della pressione e la maggior parte di queste ha acconsentito di rispondere alle domande del questionario proposto dalla Società nazionale dell’ipertensione arteriosa (Siia) per verificare la reale conoscenza sulla diagnosi, la prevenzione ed i pericoli correlati dell’ipertensione. Per questo motivo è stato così posto al dottore Alberto Mazza come esperto locale, nazionale ed europeo di ipertensione arteriosa alcune domande per conoscere meglio la patologia. 

Come si diventa ipertesi?
“L’ipertensione arteriosa origina dall’effetto combinato di fattori genetici ereditari e di fattori ambientali modificabili, come lo stress e l’eccessiva introduzione di sale.  Secondo recenti dati epidemiologici dell’Istituto Superiore di Sanità circa il 38% della popolazione generale adulta italiana è ipertesa, prevalenza che raggiunge il 50% nei soggetti di età compresa tra i 55 e i 75 anni e che addirittura arriva al 75% negli ultrasettantacinquenni. Se si aggiunge poi circa il 50% degli ipertesi non è conoscenza della sua malattia, si intuisce perché l’ipertensione arteriosa è considerata la patologia cardiovascolare più importante del secondo millennio ed è destinata a rappresentare – visto il rapido e progressivo aumento della popolazione anziana – un crescente problema di salute pubblica ed un fattore di rischio di mortalità e morbilità cerebrovascolare, renale e coronarica. La gestione dell’ipertensione arteriosa non si limita come alcuni non-addetti ai lavori vorrebbero fare credere alla mera riduzione dei valori pressori, in quanto nell’iperteso spesso coesistono altri fattori di rischio cardiovascolare come il diabete, la dislipidemia, il fumo di sigaretta e l’obesità che interagendo tra di loro aumentano il rischio cardiovascolare globale dell’iperteso. In realtà nell’iperteso l’aumento del rischio CV globale non avviene in modo “additivo” ove la presenza di 2 fattori di rischio raddoppia il rischio cardiovascolare, ma in senso “moltiplicativo” con un aumento fino a 16 volte del rischio di incorrere in eventi mortali e disabilitanti con conseguente dispendio di risorse sanitarie”. 

Cosa si intende per rischio cardiovascolare globale? 
“Nei soggetti con ipertensione arteriosa spesso coesistono altri fattori di rischio cardiovascolare, come l’ipercolesterolemia, l’obesità, il diabete mellito, il fumo di sigaretta. In altre parole l’ipertensione arteriosa è spesso la punta di un “iceberg”, un epifenomeno di più fattori di rischio associati nello stesso soggetto i quali interagiscono in modo “moltiplicativo” tra di loro aumentando il rischio di incorrere in eventi cardiovascolari quali l’ictus cerebrale, l’infarto miocardico, l’insufficienza renale cronica e l’arteriopatia periferica”.

Come si previene l’ipertensione arteriosa?  
“Oltre alla semplice misurazione della pressione, per prevenire l’ipertensione si dovrebbero da un lato identificare gli individui geneticamente predisposti e dall’altro correggere i fattori ambientali.Ad oggi, sono state già identificate alcune forme di ipertensione arteriosa su base genetica, ma la loro prevalenza è talmente bassa nella popolazione generale tale da non giustificare uno screening genetico esteso. È tuttavia ben noto che i figli di soggetti ipertesi hanno una maggiore probabilità di sviluppare l’ipertensione rispetto ai figli dei normotesi e perciò questi dovrebbero misurare la pressione arteriosa per riconoscerne precocemente un suo aumento e per prevenire lo sviluppo dei danni a carico degli organi bersaglio - cuore, rene, cervello, arterie”.

Quali strategie possono essere adottate per prevenire l’ipertensione? 
“La prevenzione dell’ipertensione arteriosa è oggi un obiettivo raggiungibile con una sana alimentazione a base di frutta e verdura, con l’assunzione di alimenti a basso contenuto di grassi saturi, con la riduzione dell’apporto di sale - non più di 3 gr. di cloruro di sodio al giorno - e soprattutto con l’aumento dell’attività fisica. È ormai assodato che circa 20 minuti di jogging o di passeggiata a passo svelto al giorno, o 40 minuti di attività aerobica - corsa, nuoto – tre volte la settimana sono in grado di abbassare la pressione fino a 10 mmHg. È importante sottolineare che l’attività fisica determina anche un calo del peso corporeo che si traduce in una riduzione della pressione tra i 5 e 7 mmHg ogni 10 kg di perdita di peso. Un corretto consumo di sale è inoltre in grado di ridurre la pressione di 2-8 mmHg. Una piccola parentesi deve essere fatta riguardo al caffè: è vero che il caffè può far innalzare la pressione, ma si tratta di un effetto transitorio che, peraltro, si attenua con l’assuefazione. Quindi, con grande cautela, si possono consumare un paio di caffè al giorno, magari non tutti i giorni e non più volte al giorno. Per prevenire l’ipertensione è anche consigliato limitare il consumo di bevande alcoliche: è permesso assumere un bicchiere di vino ai pasti, cercando invece di evitare i superalcolici che contengono maggiori quantità di etanolo”.

Quali nuove strategie dovrebbero essere introdotte per contenere lo sviluppo e la diffusione dell’ipertensione arteriosa? 
“Innanzi tutto informare la popolazione ed in particolare i soggetti a maggior rischio - quelli con famigliarità per ipertensione, gli obesi, i fumatori ed i sedentari - di recarsi dal loro medico di famiglia per misurarsi la pressione. Nei casi complicati, in particolare giovani, prima di iniziare una terapia farmacologica sarebbe opportuno poter disporre di Centri specialistici per l’ipertensione - che attualmente in Italia sono per lo più ubicati in strutture Universitarie ma che dovrebbero essere presenti soprattutto nelle Aziende ospedaliere - al fine  di garantire una più stretta collaborazione con i colleghi della Medicina Generale, primi baluardi di difesa per questa patologia, al fine di ottimizzare la gestione dei soggetti a maggior rischio. Infine dovrebbero essere incentivate campagne di informazione e di sensibilizzazione in tutta la popolazione sull’importanza dell’auto-misurazione della pressione arteriosa che attualmente rappresenta la vera arma per prevenire e diagnosticare tempestivamente questa patologia”.

Cosa offre l’Ulss 18 per la gestione dell’ipertensione arteriosa? 
“Il Centro per la lotta contro l’ipertensione arteriosa, realizzato dall’Azienda Ulss 18 di Rovigo fornisce ai pazienti ipertesi un riferimento assistenziale ambulatoriale e di ricovero di secondo livello. Il Centro è coordinato dal sottoscritto e proprio in questi giorni è stato accreditato e inserito a far parte della Società italiana dell’ipertensione arteriosa tra gli 80 centri migliori d’Italia. La struttura organizzativa è composta dall’equipe dei medici della struttura di Medicina Interna diretta da Emilio Ramazzina. Questa struttura interna alla medicina si occupa nello specifico del settore dell’Ipertensione Arteriosa consentono così  un adeguato approfondimento diagnostico e, quindi, un’idonea terapia, nei casi di ipertensione di più difficile gestione. Presso il Centro per la lotta contro l’ipertensione arteriosa, viene garantito un adeguato screening per tutte le forme secondarie di ipertensione. Sono trattate inoltre tutte  le forme di ipertensione arteriosa resistenti ai comuni trattamenti farmacologici. Per la diagnosi in forme secondarie di ipertensione  il Centro collabora con il servizio di Medicina nucleare della stessa Ulss”. 

Quali sono i sintomi dell’ipertensione? 
“I livelli alti della pressione arteriosa di solito si verificano senza sintomi (silenti), e così l'ipertensione è stato definito "il killer silenzioso". Si chiama così perché la malattia può progredire per sviluppare una o più delle varie complicanze potenzialmente fatali di ipertensione come infarti cardiaci o ictus. L’ipertensione non complicata può essere presente e rimanere inosservata per molti anni o addirittura decenni. Questo accade quando non ci sono sintomi, e gli individui interessati non sono sottoposti a screening per la pressione arteriosa”.

21 maggio 2014
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