PD ROVIGO Il commento di Nicola Garbellini da ex contendente alla presidenza di Palazzo Celio che il 12 ottobre che ha visto la sconfitta a causa dei “franchi tiratori"

Elezioni provinciali, il coraggio di porsi delle domande e… di trovare le risposte

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Pubblicata nel suo blog e postata nel profilo facebook: questa la lettera ufficiale di Nicola Garbellini in cui racconta per la prima volta rammaricato, dopo varie interpellazioni, quello che è successo alle elezioni del 12 ottobre in cui alcuni amministratori del Pd hanno votato Marco Trombini come presidente. Da questo fatto Garbellini auspica che il Partito democratico si investa del compito di fare piena luce e di assumere decisioni anche drastiche qualora potessero servire per il bene degli iscritti e che vogliono cambiare l’Italia



Cari amici lettori,

la questione “Provincia” può considerarsi chiusa.
Questo, quanto meno, per quello che riguarda il sottoscritto.
Ho accettato questa sfida su richiesta di molti amici e colleghi, che ringrazio, mettendo in campo la massima disponibilità. L’intero Pd si è compattato sul mio nome.
Insieme abbiamo costruito una lista equilibrata e competitiva, con esperienze di rilievo ma anche con nuove competenze, e soprattutto abbiamo realizzato un programma di rilancio per la nostra terra.
Quella competizione purtroppo è finita male e con un esito paradossale che ha premiato la lista ma non il candidato.
Oggi la Provincia e’ governata senza un programma e soprattutto senza maggioranza, con il serio rischio che le scelte future possano essere al massimo scelte di ordinaria amministrazione.
Ciò nonostante non nutro desideri di vendetta verso i “franchi tiratori” ma al massimo sentimenti di compassione. Pensare, infatti, che ad oggi coloro che hanno optato per il cd. “voto disgiunto” non si siano ancora palesati, mi rattrista notevolmente. È ciò, a maggior ragione, perché non si parla di normali elettori (cui nessuno impone di rivelare le proprie scelte) ma di amministratori (oltre che spesso di dirigenti politici) chiamati quotidianamente ad esternare le proprie decisioni. Certo le voci di corridoio girano così come anche i numeri sono sotto gli occhi di tutti (gli aventi diritto erano 581 e non 581.000, divisi peraltro per fasce) ma può la politica trasformarsi in un tribunale? Non credo. Come premesso, chi ha l’onore e l’onere di avere responsabilità pubbliche, dovrebbe per definizione avere il coraggio di chiarire sempre la propria posizione. Senza aspettare da altri le prove. Senza perdersi in esternazioni senza senso. Senza mettersi sulla difensiva prima del tempo (anche perché generalmente “excusatio non petita…..”).
Ciò premesso, chi dovrebbe essere preoccupato di quanto accaduto è il Partito democratico, perché delle due, l’una: o il risultato è imputabile agli alleati (fatto che personalmente non ritengo fondato) ed allora alla base della sconfitta si colloca un errore di strategia politica (da superarsi in futuro con scelte diverse) o è da ascriversi ai suoi amministratori.
Questa seconda opzione, la più grave (ma ahimè la più realistica) mina le fondamenta stesse del partito. Già, perché può avere un senso iscriversi ad un partito per essere traditi dai propri compagni? Può avere credibilità un partito che non garantisce la tenuta della propria linea? Può forse un partito diviso per bande garantire che nelle competizioni future chi, ad esempio, arriva secondo alle primarie sostenga il vincitore e, non, viceversa, costruisca una lista ad esso opposta?
Sono domande, queste, politicamente molto gravi ma il Pd deve avere il coraggio di porsele perché altrimenti è destinato alla sconfitta o all’ingovernabilità. Prima dunque di pensare alla propria organizzazione il Pd polesano dovrebbe rispondere a queste domande.
In questo senso vorrei che la mia vicenda non aprisse nuove liti all’interno del partito ma fosse l’occasione per ripartire con una marcia ed uno slancio diversi.
Con una rinnovata solidità.
Perché questo accada e’ però importante che il Pd si investa del compito, spiacevole ma necessario, di fare piena luce e di assumere decisioni anche drastiche ove queste potessero servire.
Non lo faccia tuttavia il Pd per me, ma per se stesso, per i suoi iscritti, per coloro che hanno aderito al suo progetto politico e che leggono nelle parole di Matteo Renzi la speranza di poter cambiare verso all’Italia.
Chi ha pensato poi che questa fosse l’occasione d’oro per togliermi di mezzo, accettando addirittura il rischio di rendere ingovernabile la Provincia, sappia che non sono affatto turbato e soprattutto non voglio andarmene in vacanza.
Ci attendono, infatti, nel brevissimo periodo molte sfide: riconquistare il Veneto, tornare al governo del capoluogo, portare a compimento il disegno innovatore avviato dal Governo e, per quanto concerne il PD, la sfida di creare un partito aperto fatto non di tessere ma di volti di persone entusiaste, non di potentati politici ma di idee a confronto, non di manovre occulte ma di trasparenza.
In altre parole, la vecchia politica che anche questa volta si e’ manifestata ed ha colpito, preoccupata dall’avanzare del cambiamento, “Stia serena” ….

Nicola Garbellini

7 novembre 2014
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