CENTROSINISTRA ROVIGO L'esponente di Sel precisa il proprio ruolo e la sua attività nel far cadere la scorsa estate l'amministrazione di Bruno Piva

Nalin: “La mia firma necessaria e non a risultato acquisito”

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Lotta sui meriti e sulle responsabilità di una caduta, Giovanni Nalin (foto a lato) di Sel replica a Nadia Romeo sul suo ruolo nel presentare la mozione di sfiducia per l'ex sindaco di Rovigo (proveniente dalla società civile) Bruno Piva e nel firmare dal notaio le dimissioni di massa dei consiglieri comunali
 


Rovigo – Di sicuro c'è solo che Bruno Piva è caduto. Era il 15 luglio, faceva molto caldo, e prima che cominciasse il consiglio comunale per la discussione e la votazione della mozione di sfiducia al sindaco di Rovigo furono depositate le dimissioni di buona parte dei consiglieri, sancendo la fine di quel mandato. (Leggi e guarda le foto del 15 luglio 2014, quando 19 consiglieri dell’amministrazione Piva si dimettono dal notaio)

Chi sia stato e come sono andate le cose è stato oggetto quest'estate di lunghe discussioni, a distanza di mesi l'attribuzione dei meriti va ancora avanti. Nadia Romeo (leggi articolo) ha già detto la sua, Giovanni Nalin di Sel vuole precisare alcune considerazioni: “In merito alle dichiarazioni della candidata del Pd alle primarie, vorrei tranquillizzarla ribadendo che ricordo benissimo quanto avvenuto circa la caduta della giunta Piva. La mozione di sfiducia fu presentata da Sel e accompagnata dalle firme necessarie per renderla valida sulla base di quanto previsto dai regolamenti. Ribadisco che la sua firma arrivò dopo parecchio tempo e dopo che quasi tutto il suo gruppo aveva già firmato. Quella mozione costituì il punto di avvio per la successiva raccolta di firme per le dimissioni dei consiglieri comunali che fecero cadere l’Amministrazione Piva, in quanto alcuni consiglieri di centrodestra vollero evitare ad ogni costo l’assunzione di responsabilità politica attraverso il voto d’aula”.

Nalin è convinto che senza la mozione da lui portata avanti (leggi articolo) non si sarebbe giunti all'esito delle dimissioni, e sulle firme per far decadere consiglio e quindi giunta: “Partiamo dal fatto che ne erano necessarie 17 e che le firme effettivamente depositate furono 20. Di queste, le ultime tre furono di Masin, Roana e Settini alle quali si aggiunse quella di Ongaro e quindi, come si vede, la mia nel momento in cui fu depositata era perfettamente necessaria e non, come sostiene Romeo, a risultato acquisito. Meglio ricordare anche i fatti per inquadrare meglio i passaggi. Il giorno delle firme dal notaio arrivammo Andrea Borgato, Barbara Businaro, Vittorio La Paglia ed io mentre erano presenti, oltre ad alcuni consiglieri del Pd e di varie anime del centrodestra, anche Gibin, Laruccia e Marangon e noi facemmo anticamera in sala d'attesa aspettando di firmare. A quel punto le firme erano ancora 11 se non ricordo male. Quando finirono le operazioni fu data delega a Romeo di "raccogliere" materialmente il plico delle firme e non le firme stesse come sostiene (a quello pensò il notaio), e di depositarlo al protocollo, cosa che per altro riuscì a fare con qualche ritardo”.

 

27 gennaio 2015




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