GIUSTIZIA ROVIGO Relatori d'eccellenza per l'incontro organizzato dall'Ordine degli avvocati di Rovigo e dalla Camera penale

"L'avvocato e la verità": un binomio difficile ma di alto valore

Ettore Randazzo, Marco Petternella, Gianni Morrone
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Salone del grano della Camera di commercio pieno di avvocati per l'incontro "L'avvocato e la verità", organizzato dall'Ordine degli avvocati di Rovigo, presieduto da Gianpietro Berti, e dalla Camera penale di Rovigo. In primo piano la deontologia del professionista, alla luce degli sviluppi derivanti dall'introduzione, dal 1° gennaio, del nuovo Codice di deontologia


 

Rovigo - Si fa presto a dire l'avvocato e la verità. Così come a dire l'avvocato e la giustizia. In realtà per gli addetti ai lavori si tratta sempre di capire quale verità e quale giustizia. Quale sia insomma lo scopo ultimo del lavoro dell'avvocato. Appurare la verità (che sarebbe poi compito del giudice, ma neanche, visto che quest'ultimo deve valutare le prove, che spesso pure queste hanno poco a che fare con la realtà oggettiva)? O difendere al meglio il proprio cliente, tenendo presente che si tratta di un diritto costituzionalmente garantito?

Non sono tematiche banali, come non è stato - per nulla - banale l'incontro tenutosi nella mattinata di sabato 12 dicembre nel prestigioso Salone del grano della Camera di commercio di Rovigo. A organizzarlo, l'Ordine degli avvocati di Rovigo, presieduto dall'avvocato Gianpietro Berti, e la Camera penale. Moderatore l'avvocato rodigino Marco Petternella, presidente dell'Unione delle camere penali del Triveneto. Relatori Gianni Morrone, notissimo avvocato del foro di Padova, ed Ettore Randazzo, avvocato di Siracusa, luminare per quanto riguarda la deontologia forense e la deontologia applicata al processo penale. Il suo curriculum comprende anche due mandati alla presidenza dell'Unione delle Camere penali italiane.

Buona parte dell'incontro è stata dedicata alle novità introdotte col codice deontologico entrato in vigore il 1° gennaio scorso,soprattutto per quanto concerne il cosiddetto "obbligo di verità". Il caso di scuola è quello che vede l'avvocato rendersi conto che alcune prove addotte dal suo assistito sono non genuine e che quindi - a norma di deontologia - dovrebbe o non utilizzarle o rimettere il mandato. Una prescrizione sulla quale molto si è discusso. Nel corso della mattinata si è poi parlato anche di rapporti con la stampa, ammessi nell'interesse e col consenso del cliente e per bilanciare notizie provenienti dalla controparte, e del segreto professionale, spesso sotto attacco.

Alla fine, un lungo applauso per i relatori. Randazzo, oltre che autore di testi specialistici e di diritto, è anche un apprezzato divulgatore. Ha scritto, per esempio, per Sellerio un libro col medesimo titolo dell'incontro di sabato 12 dicembre: "L'avvocato e la verità".

12 dicembre 2015
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