RUGBY ECCELLENZA Gli articoli sono come delle lettere aperte, Stefano Padovan ha interpretato perfettamente il nostro messaggio, il suo pensiero lo condividiamo

Alibi

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Coscienze di una tifoseria ancora scossa, una riflessione su un nostro articolo che pubblichiamo integralmente, ma soprattutto su un titolo forte (LEGGI ARTICOLO), un messaggio per chi rappresenta una maglia che per questa terra va oltre lo sport. Al di là di una sconfitta, che comunque ci può stare, una squadra vince solo se è compatta. Un cambio di guida tecnica che ha diviso una tifoseria,  una partita, quella di Calvisano, che ha scatenato la critica più feroce (LEGGI ARTICOLO). Non c’è tempo per tornare indietro, altrimenti si finirà al tappeto come un pugile suonato prima della fine del campionato. 
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Stefano Padovan (foto a lato)


Rovigo - I recenti avvenimenti accaduti alla Rugby Rovigo mi hanno spinto a scrivere un piccolo pensiero per cercare di capire e per spronare gli uomini che valorosamente difendono ogni domenica i colori rossoblu.

Non voglio parlare dell’aspetto puramente sportivo, tattico o strategico del gioco del Rovigo, perché è noto che come tutti gli amanti di questo bellissimo sport non ci capisco molto e come tutti ho un mia idea che ogni volta si dimostra sbagliata.

Confesso che la spinta per questa mia breve riflessione me l’ha data la lettura del recente articolo apparso sul vostro giornale (LEGGI ARTICOLO), la cosa che più mi ha colpito è stata la parola “alibi”  nel titolo: “Adesso la squadra non ha più alibi”, un’affermazione importante che va oltre il profilo tecnico contenuto nell’articolo.

Avevo già sentito in passato quella parola – alibi – nel contesto sportivo, ma non ricordavo dove e come, quando la mia grande passione per l’altro disciplina nobile di contatto, il pugilato (detto le noble art), mi diede un bell’aiuto a farmi ricordare.

Senza forse resterà per sempre la più bella scena nella saga di Rocky interpretato da Sylvester Stallone e dall’attrice Talia Shire (àlias Adriana), nome d’arte di Talia Rose Coppola, sorella del grande regista Francis Ford. 

La scena a cui mi riferisco è quella della discussione tra Rocky e la moglie Adriana in Rocky III. Rocky confessa alla moglie che non vuole più combattere, di essere stato deluso da Mickey (il suo ex coach), di sentirsi responsabile per la sua scomparsa, ma soprattutto di avere paura, paura di perdere quello che ha.

La moglie gli risponde che non c’è niente di male ad avere paura, è umano avere paura e che Mickey non l’ha obbligato a fare niente, era un uomo e ha fatto quello che ha deciso di fare, e che non deve sentirsi colpevole per quello che gli è capitato. Adriana gli ricorda che non ha importanza in cosa crede lei, perché è lui che porta dentro questa paura, questo terrore che venga ricordato come un vigliacco, è lui che deve superare questa cosa e deve liberarsene. Lo sprona a convincersi di trovare delle vere ragioni per combattere, che non deve essere perché si sente in colpa per Mickey, né per la gente, né per il Titolo, né per i soldi, né per la moglie, ma per se stesso, solo per se stesso. “E se poi perdo?” gli chiede Rocky, “Allora pazienza, ma se non altro perderai senza alibi, e lo accetterai serenamente.”

Questa è la scena mi ha fatto ricordare l’articolo in questione, e penso che in fondo, con un pizzico di presunzione, di aver interpretato il pensiero di chi l’ha scritto e di molti tifosi rossoblu.

Ho visto a Calvisano l’ex coach della Rugby Rovigo seguire i suoi ex ragazzi. Mi ricordo di avergli fatto una dedica un giorno con le parole di antico pensatore greco - “Ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. Ebbene, la sua presenza dimostra fisicamente questa dedica, ha conservato la fiducia nei suoi ragazzi, questo mi ha fatto molto piacere, e penso che abbia fatto piacere anche ai giocatori.

Stefano Padovan

 

8 gennaio 2016
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