STAGIONE DI PROSA ROVIGO 2016 Applausi a non finire del pubblico nel teatro esaurito, risate per la comicità e amarezza per la commedia che assomiglia alla realtà. La Cattivissima epopea di Toni Sartana di Natalino Balasso è una satira amara che non rispa

I misfatti della politica per i “schei", è Balasso show

Natalino Balasso e il cast de La cativissima al buffet dopo lo spettacolo con il sindaco Massimo Bergamin
Balasso con il sindaco Bergamin
Bagno e Calore - Caminetti e Stufe
Divertimento, applausi e risate. E' piaciuto tutto, o quasi, dello spettacolo di Natalino Balasso, 'La Cativissima', che mercoledì 13 gennaio ha inaugurato la stagione di prosa del teatro Sociale di Rovigo. Divertenti le storpiature dei nomi di luoghi e cose, il fiorire inarrestabile di idee e progetti criminosi del protagonista, Toni Sartana, per eliminare gli ostacoli che frenano la sua bramosia di denaro e potere. Spiazzante l'assoluta indifferenza alla prospettiva di mettere in atto violenze e omicidi per ottenerli. Amorale in tutto, Sartana condivide con la moglie il disprezzo di ogni regola, rappresentando e citando puntualmente fatti e misfatti della politica e della società dell'Italia di oggi


Rovigo - Ambientata in un Veneto perfettamente riconoscibile dalla parlata del protagonista, l'epopea di Toni Sartana, narrata nella prima parte della trilogia, 'La Cativissima', ideata da Natalino Balasso per il Teatro Stabile del Veneto, si colloca nel Comune di Pontegara. Un Comune piccolissimo di cui Sartana è sindaco e padrone. Al suo fianco la moglie Lea, arrivista e spregiudicata, disponibile a tutto pur di arrivare 'ai schei'. Con 'i schei', infatti, potrebbe rifarsi tutto quello che rende bello e seducente il corpo di Sabina, moglie di Iupiter Benetti, assessore ai 'schei', candidato dal partito alla Regione Serenissima.

Fra Toni e Lea i rapporti scorrono sui binari del reciproco disprezzo e tradimento, non abbastanza forti, tuttavia, da distruggere un'alleanza cementata dall'avidità di possesso e di denaro. Ed è proprio Lea, che incita il marito a darsi da fare con tutti i mezzi, per farsi largo nel partito e soppiantare Benetti nell'incarico di 'Assessore ai schei'. Precisa la sua strategia: far ammazzare Benetti, i figli e sfigurare per la vita l'odiata Sabina.
Sartana è invischiato in una inchiesta sui rifiuti e i suoi intrallazzi con Bordin, personaggio del sottobosco politico a disposizione di tutti, lo convincono che costui è la persona adatta a mettere in atto la strage. Fondamentalmente Toni Sartana non odia i suoi avversari politici, con molti di loro è stato amico in passato, ha messo in atto frodi e compiuto omicidi. Ora sono intralci sulla sua strada e farli fuori è solo una necessità.
    
Sulla scena l'azione scorre veloce; c'è un andirivieni continuo di mogli, quella di Sartana, Lea, e quella di Benetti, Sabina, che si danno da fare sessualmente con Bordin e con Sartana; dei dirigenti del partito che si oppongono alla candidatura di Sartana all''Assessorato ai schei' della Regione Serenissima' dello stesso Benetti, mentre è in ballo l'appalto dell'accoglienza agli immigrati per cui la Regione sborsa milioni di 'schei'. C'è l'affare delle case di riposo e dell'inceneritore che deve sorgere a Pontegara ma Sartana non vuole. Ci sono contatti convulsi per definire la spesa e le spartizioni, di cui viene incaricato un certo 'don Bruno', deus ex machina cui si ricorre nelle situazioni ingarbugliate.

Sartana e Bordin, intanto pianificano la strage e assoldano un paio di rumeni senza scrupoli. Il piano riesce e oltre a Benetti vengono eliminati anche i dirigenti del partito che avevano cominciato a fare domande sulla vicenda. Tolti i rivali di mezzo, Sartana assume la guida del partito, elimina tutti gli assessori, si impossessa dei canali di informazione e denuncia le ruberie del partito a cui appartiene. Per ingraziarsi il favore della gente, restituisce il maltolto gettando alla folla mazzette di denaro assieme alla moglie, che aveva avuto l'idea, e intanto medita l'aumento della tassa sui rifiuti. Personalmente, dichiara che non pagherà il canone Rai, "Piuttosto chiamo Putin", sentenzia. Il pubblico scoppia in un boato per la battuta dedicata in scena al sindaco di Rovigo Massimo Bergamin, che ride anche lui dal palco dove ospita due signore bionde: Manuela, a cui aveva dedicato la vittoria a sindaco il 15 giugno scorso, perchè in difficolta gli aveva chiesto aiuto, accompagnata a teatro dalla zia.
La fame di 'schei', però, non si placa e Toni Sartana decide di nominare degli amministratori al posto degli assessori, fatti fuori; nella sua testa c'è già il progetto di una piccola sovratassa per ciascun cliente delle banche.

La moglie, a sua volta, pretende una grossa somma "per farsi sbiancare l'ano'. Poco dopo nasce il problema della sicurezza che richiede risorse. Le tasse, tuttavia nella Repubblica Serenissima sono facoltative e chi non le paga viene bastonato. Il cerchio si chiude con la riduzione a uno solo dei vari canali Tv, gestito da droni. A capo del partito arriva una nuova dirigente, scelta da Sartana per controllare il flusso delle entrate. Intanto le vittime delle estorsioni pianificate cominciano ad assottigliarsi. Anche i dirigenti del partito vengono accusati e ricattati. Sartana pensa di mettere al sicuro il suo ingente patrimonio ma troppi, attorno a lui, carpiscono questo segreto e cercano di trarne profitto.

La festa degli alpini in provincia di Treviso, offre a Sartana l'occasione per impossessarsi della Regione Giulia. Cerca di coinvolgere la gente nel suo piano inviando in città troupe televisive che raccolgano le testimonianze allarmate della gente contro gli alpini, come si trattasse di un esercito invasore. La resa dei conti si avvicina. Derubato dei suoi amati 'schei', Sartana e la moglie vengono denunciati per gli omicidi architettati. Davanti al giudice rischiano una pesante condanna, ma se la cavano perché tutti i personaggi sono corrotti e ricattabili. Sartana rinfaccia alla giudice una laurea ottenuta a pagamento in Albania e, quindi, non valida, garantendosi l'assoluzione.

Una fine dal sapore amaro, come gran parte della rappresentazione, punteggiata da riferimenti a fatti ignobili della politica italiana che negli anni recenti hanno indignato i cittadini e incrinata profondamente la fiducia nelle istituzioni e nella politica. Una satira che ha divertito il pubblico per la sua pungente verità e denuncia, per la verve di Natalino Balasso, la comicità delle scene, la caratterizzazione dei diversi personaggi. Agli applausi Balasso ha risposto a suo modo: inscenando movenze di danza e invitando i suoi attori - Francesca Botti, Marta Dalla Via, Andrea Pennacchi, Silvia Piovan, Stefano Scandaletti - a dire qualcosa che 'rimanesse impresso nel pubblico'.

Finito lo spettacolo, piccolo rinfresco per un numero ristretto di partecipanti, offerto dal sindaco Bergamin. Presenti anche Balasso e i suoi compagni, per uno scambio di battute e commenti.

 
Lauretta Vignaga
15 gennaio 2016




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