VIOLENZA IMMOTIVATA ROVIGO Per quei fatti il marocchino 42enne dell’Altopolesine è stato condannato all'ospedale psichiatrico giudiziario. Ora torna a giudizio per minacce

Tentò di uccidere suo figlio "In nome di Allah". Nuovo processo

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A maggio 2012 il suo gesto - per come venne ricostruito - aveva destato orrore e sconcerto: il marocchino di 42 anni allora residente in Alto Polesine avrebbe tentato di uccidere in modo orrendo il figlio di quattro anni, sfracellandolo contro il selciato della pubblica piazza, di fronte a testimoni attoniti e inorriditi. Di fronte al giudice, al momento della convalida dell'arresto, spiegò che aveva intenzione di compiere un sacrificio in onore di Allah


 

Rovigo - Per avere scagliato il piccolo contro il pavimento della piazza, provocandogli gravi ferite, il marocchino oggi di 42 anni nell'autunno del 2013 non è stato giudicato in grado, viste le sue condizioni mentali, di partecipare a un processo. Era quindi stato assolto ed era stata disposta la misura di sicurezza in un ospedale psichiatrico giudiziario. Una decisione che comportò anche la cessazione della misura cautelare alla quale era stato sino a quel momento sottoposto.

Nel corso del processo l'uomo era stato difeso dall'avvocato Andrea Cirillo, mentre in precedenza, durante l'interrogatorio di garanzia che aveva visto l'uomo parlare del "sacrificio religioso" era stato assistito dall'avvocato Elisa Pozzato, sempre di Rovigo. Sull'episodio avevano indagato i carabinieri di Castelmassa. Una delle ipotesi iniziali era che il marocchino potesse avere intenzione di fare del male anche agli altri componenti della sua famiglia, dal momento che aveva fatto uscire la moglie con i quattro figli (il minore, poi ferito, in braccio) di casa facendoli poi camminare tutti verso l'argine.

Ipotesi che non trovò comunque conferme decisive. Si pensò anche che l'uomo, con un atteggiamento sopra le righe, notato nei giorni precedenti, cercasse di farsi riconoscere problemi mentali che potessero evitare la sua espulsione, che si profilava all'orizzonte essendo scaduto il permesso di soggiorno ed essendoci ostacoli sulla via del rinnovo. Alla fine, anche in questo senso difficile sbilanciarsi, per quanto la misura di sicurezza in ospedale psichiatrico giudiziario paia suggerire che in effetti qualche problema ci sia.

Nella giornata di venerdì 15 gennaio, comunque, si è aperto un secondo processo a carico dell'uomo, questa volta per una ipotesi di reato meno pesante: minacce. Probabile che, se le sue condizioni psichiche non sono migliorate, anche questo venga sospeso.

In particolare, nel corso della detenzione in carcere, oltre a mettere in atto comportamenti dissennati come mangiare sigarette o pantofole, il 42enne avrebbe minacciato una guardia carceraria, sempre inneggiando ad Allah, almeno secondo questa ricostruzione. L'avvocato Ivan Agnesini ha ottenuto l'assoluzione del suo assistito per questa vicenda, alla luce sia della testimonianza della guardia giurata che non si era sentita minacciata da quelle affermazioni, sia del fatto che una consulenza avesse guidicato il marocchino, all'epoca dei fatti, non in grado di intendere e volere.

15 gennaio 2016
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