TRIBUNALE ROVIGO Di fronte ai sei giudici popolari e ai due togati Sergio Benazzo, 41 anni, idraulico residente tra Villadose e Crespino, e Gianina Pistroescu, 41 anni, romena. Avrebbero ucciso Paula Burci, baby prostituta

Massacrata a 19 anni: parte il maxi processo per il brutale omicidio

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Parte il maxi processo per uno dei più brutali omicidi della storia recente del Polesine e del Ferrarese. Quello di Paula Burci, 19 anni, giovane prostituta romena che si vendeva in strada a Ferrara e viveva in Polesine. Secondo le indagini di squadra mobile e carabinieri venne massacrata e data alle fiamme nel 2008. La sua colpa: avere cercato di sfuggire a quella vita di sfruttamento e umiliazione


Rovigo - Ci sarà anche lui, nella mattinata di mercoledì 24 febbraio, di fronte ai giudici della Corte di Assise di Rovigo, presieduta dal giudice Pietro Mondaini. Sergio Benazzo, 41 anni, idraulico residente tra Villadose e Crespino, ha chiesto il permesso per seguire tutte le udienze del processo. L'autorizzazione per lui è, infatti, necessaria, dal momento che si trova attualmente sottoposto alla misura dell'obbligo di dimora.

Con Benazzo si trova a processo anche Gianina Pistroescu, sua coetanea, romena. Sono accusati di uno dei più tremendi ed efferati omicidi della storia, non solo recente, della nostra provincia. La loro vittima - secondo la ricostruzione accusatoria - sarebbe Paula Burci, 19 anni, romena. Arrivata in Italia col miraggio di un lavoro e finita a vendersi per strada a Ferrara, dimorando a Villadose. A curare le questioni "logistiche" della sua attività sarebbe stata, per l'appunto, Pistroescu, mentre Benazzo si sarebbe occupato del trasporto in auto della 19enne al "lavoro".

Sia Benazzo che Pistroescu avevano ottenuto nei primi due gradi di giudizio l'ergastolo. In seguito però la Cassazione aveva annullato tutto, rimandando il caso addirittura in fase di indagini preliminari.

Il processo parte infatti a Ferrara. Nei primi due gradi di giudizio l'accusa regge (leggi articolo)Prima il 17 luglio del 2012 la Corte di Assise di Ferrara, poi il 7 giugno 2013 la Corte di Assise di Appello di Bologna infliggono un doppio ergastolo ai due imputati. Ma il 17 luglio del 2014 arriva il colpo di scena in Cassazione, coi giudici che accolgono quella che sempre era stata una delle eccezioni sollevate dalle difese, affidate agli avvocati Francesca Martinolli di Adria e Rocco Marsiglia di Roma, rispettivamente per Benazzo e per Pistroescu. 

Secondo i giudici quel processo non si sarebbe mai dovuto celebrare a Ferrara, ma a Rovigo. Perché non si può determinare in quale punto del tragitto tra le due province la 19enne sia morta, prima di essere data alle fiamme sull'argine ferrarese. Le probabilità direbbero Rovigo. Sicuramente secondo gli inquirenti si può pensare che è qui che venne massacrata.

Le indagini sono state riprese in mano dal sostituto procuratore Davide Nalin. Il nuovo rinvio a giudizio è arrivato il 1° dicembre scorso (leggi articolo).

Paula secondo la ricostruzione degli investigatori e della Procura venne massacrata di botte da più persone. Un pestaggio punitivo che forse degenerò. O forse no. Forse esecuzione doveva essere sin dal principio. Calci, pugni, martellate, colpi di forcone inferti a una ragazzina che sarà pesata sì e no una cinquantina di chili. Poi il viaggio con lei agonizzante in auto, la morte, il corpo dato alle fiamme. Con l'umana speranza che sia questa la corretta successione degli eventi. L'autopsia non ha potuto chiarirlo sino in fondo. 

 

23 febbraio 2016
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