CIRCONVENZIONE DI INCAPACE PONTECCHIO POLESINE (ROVIGO) Secondo le contestazioni la donna si sarebbe appropriata di una somma nell’ordine degli 80mila euro nel 2013

“Si fece dare dall’anziano 80mila euro”: addetta all'assistenza a processo

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L’accusa, pesante, è quella di circonvenzione di incapace. In sostanza, l’essersi approfittati di una persona che in quel momento non era, chiaramente secondo le contestazioni, nel pieno delle proprie facoltà. Accusa che viene rivolta ad una addetta all'assistenza per fatti che si sarebbero verificati nel 2012, alle porte di Rovigo, per la precisione a Pontecchio Polesine



Pontecchio Polesine (Ro) – Si parla di una somma di circa 80mila euro. Non pochi. Probabilmente, anzi, la disponibilità complessiva che aveva l’anziano, A. Z. le sue iniziali, che sarebbe la vittima dell’episodio finito nella mattinata di martedì 22 marzo all’attenzione del giudice del Tribunale di Rovigo Carlo Negri. Somma che sarebbe stata consegnata dall’uomo a S. G., donna, addetta all'assistenza. Consegna spontanea: nessun furto e nessuna violenza.

Ma, forse, argomenta l’accusa, martedì 22 marzo rappresentata dal pubblico ministero Carlo Castrignanò, assieme alla parte civile con l’avvocato Katiuscia Carravieri, in sostituzione del legale di nomina Paola Zambon, una consegna scattata quando già l’anziano non si trovava nel pieno possesso delle proprie facoltà. In parole povere, forse, potrebbe avere fatto quello che ha fatto senza rendersi pienamente conto della portata del gesto.

Da qui l’ipotesi di reato di circonvenzione di incapace che viene formulata a carico dell’imputata. Contestazione della quale la difesa, affidata all’avvocato Michele Brusaferro di Rovigo conta di dimostrare l’infondatezza, mentre la parte civile spera di potere ottenere un risarcimento di quello che sarebbe il danno patito dall’anziano e dalla sua famiglia.

L’udienza di martedì 22 marzo è stata particolarmente tormentata: doveva essere, infatti, la prima udienza dibattimentale, dopo la scorsa udienza filtro, ossia dedicata all’esame dei testimoni. Ne erano convocati cinque, ma non tutti si sono presentati. Il che ha fatto sì che il giudice ne sentisse alcuni, per poi aggiornare l’udienza a una prossima udienza.

Il primo testimone è stato il direttore dell’ufficio postale di Pontecchio Polesine. Fu lui a segnalare al Comune di Pontecchio che qualcosa non andava bene. In otto mesi l’anziano avrebbe prelevato 20mila euro, a varie riprese, dall’ufficio postale. Da qui la decisione del direttore di avvicinare l’anziano e chiedere se tutto andasse bene. “E’ una persona semplice – ha detto il testimone – non si veste alla moda, non ha neppure l’auto. Gli chiedevo dove li buttasse, ma lui non rispondeva e abbassava la testa”.

In una occasione il direttore avrebbe anche ricevuto nel proprio ufficio sia il pensionato che la donna, poi riconosciuta in aula martedì 22 marzo attraverso alcune foto. In quella occasione si sarebbe dovuto decidere, alla scadenza di un deposito di buoni fruttiferi delle Poste, se rinnovare l’investimento o ritirare il contante estinguendolo. In quella circostanza si decise comunque di reinvestire.

La condotta del direttore delle Poste è stata elogiata, in aula, dal giudice, che ha parlato della solerzia del direttore delle Poste. A precisa domanda il direttore ha poi fatto una affermazione che appare un punto a favore della difesa: nel corso dei ripetuti colloqui, anche su questioni tecniche come un investimento, ha sempre descritto l'anziano come una persona lucida, che non voleva rivelare i propri affari ma era in grado di decidere il da farsi.

 

22 marzo 2016
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