INCONTRI CON L’ARCHITETTURA ROVIGO Raffaela Salmaso ha presentato Elena Luzzatto Valentini e le sue opere, quando le professioniste venivano chiamate "architettrici"

La prima donna architetto d’Italia

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Il bel percorso per la pioniera dell’Architettura e dell’affermazione della donna anche in campi prettamente maschili fino al quel momento di Elena Luzzatti Valentini, che l’architetto Raffaela Salmaso ha tratteggiato con passione e precisione


 

Rovigo - All’Arci di viale Trieste Raffaela Salmaso, architetto e docente, nei giorni scorsi ha presentato la figura e le opere della prima donna architetto d’Italia: Elena Luzzatto Valentini. La rassegna vuole presentare la storia dell’architettura del ‘900. Nata nel 1900 visse la sua vita e la professione in un momento storico in cui lo stesso Mussolini nel 1927 diceva: “La donna è estranea all’architettura, che è sintesi di tutte le arti; essa è analitica, non sintetica. Ha forse mai fatto l’architettura in tutti questi secoli? Le si dica di costruirmi una capanna non dico un tempio! Non lo può”.

La professione infatti fu ad appannaggio degli uomini fino a quel momento, ma intanto diverse donne diventavano architette: le romane Cloe Luzzatto, detta Annarella, madre di Elena, laureatasi due anni dopo la figlia, e Attilia Travaglio Vaglieri, progettista di palazzi, impianti sportivi e ricreativi in puro stile littorio (vincitrice di un concorso Internazionale ad Alessandria d’Egitto, non poté ritirare il premio in ossequio alle leggi musulmane che lo vietavano ad una donna). C’erano arredatrici di interni come Luisa Lovarini ed Elvira Luigia Morassi, che predilessero uno stile sobrio e funzionale; Carla Maria Bassi, autrice della sede della Cassa di Risparmio di Milano; la napoletana Stefania Filo, che progettò giardini pubblici e sanatori. “Queste sono solo alcune tra le architette più attive tra gli anni venti del Novecento, o “architettrici”, come allora venivano chiamate. Nella rivista “La donna fascista” del 1940 infatti venivano citate 12 “architettrici” spiega Salmaso.

“Non ebbero vita facile: l’architettura rosa - spiega Salmaso già assessore del Comune di Rovigo - veniva accusata di essere timida, troppo attenta agli spazi familiari, in realtà fu un’architettura dalle linee semplici e pulite, funzionale, razionale, e sensibile alla luce, apprezzabile per le soluzioni tecniche adottate e per la chiarezza delle concezioni planimetriche”.

Appena laureata nel 1925 alla Regia scuola superiore di architettura di Roma, Elena Luzzato entrò nell’Ufficio Tecnico del Comune di Roma e fino al 1934 fu assistente alla cattedra del professor Fasolo (promotore della Scuola di Architettura di Roma, divenuta in seguito la prima facoltà di architettura in Italia, fu anche direttore della Scuola di disegno della facoltà di ingegneria, fondò la Scuola di perfezionamento per il restauro dei monumenti ed il periodico "Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura"). 

Luzzatto partecipò e vinse numerosi concorsi, divenne una dei massimi esponenti dell’architettura razionalista in Italia.

Elena Luzzatto, “la cui espressione artistica, attraverso costruzioni normali e monumentali, si è andata sempre di più avvicinando a quella semplicità di linee che le permette oggi di affrontare con sicurezza e piena maturità il più efficace razionalismo” come scriveva Anna Maria Speckel nel 1935 in un articolo dedicato ad Architettura moderna e donne architette apparso sull’Almanacco della donna italiana, è stata tra le pioniere del razionalismo in Italia, come verrà sottolineato nel commento al progetto presentato al concorso per un gruppo di villini ad Ostia nel 1932, dove venne premiata ex-aequo con l’ingegnere Maria Casoni Bortolotti.

Già nel 1928 progettò un villino a Ostia per il gerarca fascista Giuseppe Bottai (ideatore/suggeritore di Mussolini per la progettazione e costruzione del quartiere Eur) e sempre a Ostia vinse un concorso per un gruppo di villini, in seguito non realizzati. Oltre all’edilizia residenziale di villini, palazzine e case popolari, per cui spesso collaborò con il marito ingegner Felice Romoli (realizzò ville a Bracciano - Behrnard, 1962 - e a Taormina - M. Bentivoglio, 1962), progettò numerose opere pubbliche.

Vinse concorsi per progetti di tipologie assai diverse: dalle steli funerarie (Verano) alle stazioni, dai fabbricati rurali coloniali (Somalia) a sanatori e ospedali (Viterbo, Bolzano), dalle chiese alle scuole, dai cimiteri militari e civili a negozi e mercati…

Tra le opere pubbliche realizzate ricordiamo il cimitero di Prima Porta (Roma, 1945), il mercato di Primavalle (Roma, 1950), la scuola media di Villa Chigi (Roma, 1960) e l’attuale mercato coperto di piazza Alessandria a Napoli, ancora in uso.

Nel dopoguerra fu capogruppo per la progettazione di case popolari per l'Istituto Ina casa nell'Italia meridionale.

4 maggio 2016
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