RUGBY ROVIGO I campioni d’Italia del 1978-79 si ritrovano per una rimpatriata ad una settimana dal 12esimo scudetto della FemiCz

C’era anche Fernando Sanson

La Rugby Rovigo campione d'Italia 1978-79
Fernando Sanson, Nino Rossi e Alberto 'Lola' Osti
Loredano Zuin
Loredano Zuin, Fernando Sanson e Nino Rossi
Loredano Zuin con Marco Barion e Giacomo Gnesini (nel recente passato in rossoblu)
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Ospite d’onore della rimpatriata è stato Fernando Sanson, il nipote del patron Teofilo, che per conto dell’azienda veronese seguì più da vicino le vicende della squadra rossoblù appassionandosi immediatamente a uno sport che non conosceva.

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Rovigo - Questo 2016 sembra essere un anno particolare per il rugby rodigino che, tra scudetti del passato e quelli appena conquistati, ha tanta voglia di far festa. Qualche settimana fa, in occasione della semifinale di ritorno della FemiCz Rovigo contro il Mogliano, c’era stata la “reunion” dei campioni d’Italia del 1976 (LEGGI ARTICOLO) e sabato 4 giungo, invece, si è tenuta la rimpatriata della squadra vincitrice dello scudetto del 1979. Due momenti pensati e organizzati prima della vittoria di sabato scorso quasi a presagire che stavolta era davvero l’anno buono per riportare il tricolore in Polesine. La festa rossoblù di oggi, alla quale hanno partecipato anche gli scudettati degli anni ’50 e ’60, prevedeva la convocazione (come fosse una vera partita di campionato!) allo stadio Battaglini per poi affrontare la “trasferta gastronomica” a Scanno Cavallari dove gli ex rossoblù hanno festeggiato i vecchi e i nuovi scudetti tra ricordi e aneddoti. L’organizzazione di questo incontro è stata messa in moto e seguita da Loredano Zuin, Angelo Visentin e Raffaello Salvan, protagonisti della stagione del 1979. Quello scudetto fu conquistato da una delle squadre rossoblù più complete e più forti di tutta la storia del Rovigo. Alcuni la considerano la migliore di tutte per qualità del gioco espresso e per valore dell’organico. In effetti in quella stagione i rossoblù dominarono il campionato come mai una squadra rodigina aveva fatto, conquistando lo scudetto con ben quattro giornate di anticipo. 

I numeri di quel torneo sono da record: 750 punti segnati (la meta valeva ancora 4 punti), 121 mete realizzate con una media di 4,65 marcature a partite, che resta ancora la seconda di sempre nei 72 campionati giocati dal Rovigo, e solo 9,1 punti subiti a partita, un dato che da allora non è stato mai più raggiunto. Un altro record furono le 31 mete in 26 partite messe a segno da Nino Rossi. Nessuno ha mai fatto meglio. Il ruolino di marcia di quella formazione fu di 23 vittorie, un pareggio e appena due sconfitte, entrambe, ironia della sorte, con il Treviso, campione d’Italia in carica. Quella formazione era guidata da uno dei più grandi personaggi del rugby mondiale di quell’epoca, il gallese Carwyn James il quale mise insieme una squadra dai meccanismi quasi perfetti. In quel Rovigo, allora targato Sanson, c’era un giusto mix di qualità tecniche e caratteriali. C’erano giocatori che fecero parte della nazionale azzurra come Stefano Bettarello, Luciano Borsetto, Elio De Anna, Paolo Ferracin, Alberto Osti, Nino Rossi, Raffaello Salvan, Angelo Visentin, Alessandro e Narciso Zanella e Loredano Zuin. Accanto a loro, però, giocavano elementi di grande temperamento e carattere come Giuseppe Favaretto, Doriano Masiero, Maurizio Smanio, Giuseppe Toffoli, Giorgio Visentin, Adriano Zamana, Patrizio Zanella. 

A completare il mosaico c’erano i sudafricani Dirk Naudè e Dries Coetzer che garantivano al gruppo la solidità e la durezza del loro spirito afrikaans. Gran parte di quella squadra aveva già vinto lo scudetto nel 1976, ma sotto la guida di Carwyn James divenne più matura, più consapevole dei propri mezzi. Il tecnico gallese diede piena fiducia al giovane Stefano Bettarello e spostò in terza linea Elio De Anna per liberare un posto all’ala per Alberto Osti destinato a diventare il metaman più prolifico di tutta la storia rossoblù. Il capitano era Angelo Visentin, un giocatore autorevole, ma non autoritario  che comandava la squadra a bassa voce. Il rugby espresso dalla Sanson Rovigo del 1979 si basava molto sul ritmo e sulla capacità di rilanciare il gioco da qualsiasi posizione grazie a una qualità tecnica individuale di assoluto livello. Di sicuro il tratto caratteristico di quella formazione fu la sua enorme potenza di fuoco offensiva (schierare gente come Rossi, Osti e De Anna che in maglia rossoblù hanno realizzato assieme la bellezza di 376 mete dava un bel vantaggio), ma altrettanto efficace fu il rendimento difensivo sul quale Carwyn James pose grande attenzione. A distanza di quasi quarant’anni i protagonisti di quella inimitabile stagione si sono ritrovati e hanno voluto che con loro ci fossero anche i rossoblù campioni d’Italia degli anni ’50 e ’60, quasi a sottolineare quel legame che da più di ottant’anni tiene insieme una città e la passione per un pallone da rugby. Ospite d’onore della rimpatriata è stato Fernando Sanson, il nipote del patron Teofilo, che per conto dell’azienda veronese seguì più da vicino le vicende della squadra rossoblù appassionandosi immediatamente a uno sport che non conosceva. Ricordare e celebrare i successi del passato mentre si sta facendo festa per uno scudetto appena conquistato e il futuro rossoblù appare più roseo con il titolo vinto dall’Under 18 è quanto di meglio poteva succedere.

Roberto Roversi

 

 

4 giugno 2016
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