COLDIRETTI ROVIGO Migliaia di agricoltori polesani a Roma per difendere la filiera cerealicola italiana e polesana che rischia di soccombere a causa del grano importato che genera speculazione ed abbatte i prezzi sui mercati locali

"Basta importazioni a dazio zero. Il nostro grano di qualità merita l’etichetta”

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Sono scesi in campo formulando proposte concrete per dare un futuro sostenibile alla coltivazione e garanzie di qualità ai consumatori i numerosi agricoltori polesani a Roma, andati per difendere la filiera cerealicola. La loro richiesta infatti è quella di istituire l’etichettatura obbligatoria della pasta, del pane e dei prodotti da forno, il blocco delle importazioni a dazio zero e che i controlli vengano effettuati su tutto il grano importato, oltre a misure di sostegno alla filiera cerealicola italiana ed all’attivazione della Commissione Unica Nazionale cerealicola


 

Roma - Mobilitazione degli agricoltori di Coldiretti mercoledì 20 luglio a Roma, davanti al Ministero delle politiche agricole, per denunciare una situazione insostenibile per la filiera cerealicola italiana. Continuano a diminuire le quotazioni del grano, ormai inferiori rispetto a 30 anni fa, mettendo a rischio circa trecentomila aziende agricole che lo coltivano e due milioni di ettari di terreno a rischio desertificazione, essendo quella del grano la coltivazione più estesa sul territorio nazionale.

“Solo in Polesine, primo per produzione di frumento in Veneto – sottolinea il direttore di Coldiretti Rovigo Silvio Parizzi - nel 2014 sono stati prodotti circa un milione e seicentomila quintali di grano tenero e quasi centottantamila quintali di grano duro”. Dati che fanno riflettere, in particolare se si considerano i valori delle importazioni: “nel 2015 abbiamo raggiunto quota 4,8 milioni di tonnellate di frumento tenero importato, che rappresenta circa la metà del fabbisogno italiano – commenta Parizzi – mentre le importazioni di grano duro hanno toccato i 2,3 milioni di tonnellate, circa il 40 per cento del fabbisogno per la pasta”. 

Nel primo trimestre del 2016, secondo il dossier di Coldiretti presentato a Roma, le importazioni in Italia sono aumentate del 14 per cento e sono praticamente quadruplicate (+315%) dall’Ucraina, che è diventato il terzo fornitore di grano tenero per la produzione di pane, mentre per il grano duro da pasta il primato spetta al Canada che ha aumentato del 4 per cento le spedizioni. Una vera e propria invasione di grano da paesi extracomunitari, con cui è prodotto addirittura il 50 per cento del pane in vendita nel nostro Paese e circa un terzo della pasta che compriamo. 

“La nostra mobilitazione vuole combattere una situazione insostenibile, con prezzi bassissimi al di sotto dei costi di produzione per effetto di manovre speculative – spiega il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo – che si concentrano nel periodo di raccolta del prodotto nazionale e sono finalizzate ad abbatterne il prezzo attraverso un eccesso di offerta”. 

Si tratta di dinamiche che favoriscono il grano d’importazione, che arriva nel nostro paese già vecchio di un anno, come nel caso di quello canadese che viene raccolto a settembre, ma che viene comunque impiegato per prodotti che sono poi spacciati come made in Italy. “La normativa nazionale ed europea attuale – commenta Giuriolo - impedisce ai consumatori di conoscere la provenienza del grano utilizzato per prodotti come pane e pasta, poiché non è obbligatorio riportarne l’origine in etichetta”. Mentre calano i prezzi alla produzione, infatti, lievitano i prezzi dal campo alla tavola, con un ricarico del 1400 per cento per il pane e del 500 per cento per la pasta, prodotti con grano di cui il consumatore ignora la provenienza. 

“Per anni il grano italiano è stato descritto come di scarsa qualità e per questo da miscelare con altri – aggiunge il presidente Giuriolo – ma si tratta di una menzogna che Coldiretti ha smentito con il progetto della Filiera Agricola Italiana, per una pasta italiana al 100% particolarmente apprezzata dal mercato e dalla ristorazione di alto livello”. La qualità del grano italiano è infatti confermata dalla nascita e dalla rapida proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato, adottati da alcune etichette della grande distribuzione (da Coop Italia a Iper) fino ai marchi più prestigiosi (Ghigi, Valle del grano, Jolly Sgambaro, Granoro, Armando, ecc) ed all’annuncio dello storico marchio napoletano “Voiello”, che fa capo al Gruppo Barilla. 

Coldiretti è dunque scesa in campo formulando proposte concrete per dare un futuro sostenibile alla coltivazione e garanzie di qualità ai consumatori. “Chiediamo l’etichettatura obbligatoria della pasta, del pane e dei prodotti da forno – conclude Giuriolo – ma soprattutto chiediamo il blocco delle importazioni a dazio zero e che i controlli vengano effettuati su tutto il grano importato, oltre a misure di sostegno alla filiera cerealicola italiana ed all’attivazione della Commissione Unica Nazionale cerealicola”.

20 luglio 2016
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