INCONTRO SCUOLA GENITORI ROVIGO Daniele Novara, pedagogista e ricercatore di fama internazionale, al teatro Duomo pieno zeppo di mamme e papà in cerca di risposte 

[VIDEO] Genitori e figli: “la punizione rovina il rapporto”

Daniele Novara
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Ha toccato con fermezza condannandoli dei comportamenti ritenuti must nell’educazione dei figli. In primis la punizione che non serve a nulla perché il figlio il più delle volte non comprende perché sarebbe così esecrabile il proprio agire. Meglio regole non tiranniche e chiare e condivise da entrambi i genitori. E poi fuori i videogiochi dalla vita dei bambini, basta troppi discorsi e prediche, tv spenta alla sera mentre si cena e una giusta distanza tra adulti e bambini in modo che si capisca sempre chi è il capo in famiglia. La toccante testimonianza di Daniele Novara alla platea del Duomo di Rovigo 


 

Rovigo - Vivere con serenità il rapporto genitori e figli è un argomento che sta a cuore a parecchi mamma e papà rodigini. La platea del teatro Duomo di Rovigo lo ha ben dimostrato con l’affluenza, numerosa, l’attenzione e le domande ben calibrate la sera del 18 ottobre al primo incontro di tre dal titolo Punire non serve a nulla. “Non ci si fida più della tradizione, dell’educazione che ci hanno dato i nostri genitori, dei consigli di pedagogia che passano per i blog e che promuovono i vip. E fate bene a non fidarvi” inizia spiegando rivolto al pubblico Daniele Novara, pedagogista di fama internazionale, fondatore della scuola Centro Psico Pedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, anche direttore scientifico della Scuola genitori, progetto partito da Piacenza e ora presente in molte città italiane. “Il grande equivoco nei millenni parte dal presupposto che il bambino sbaglia e che nello sbaglio vada punito. Questo sistema diventa terribile per la relazione genitori e figli, oltre ad essere comprensibilmente sbagliato. I figli vanno educati non condannati. La punizione alimenta la colpa e ha rovinato migliaia e migliaia di rapporti tra genitori e figli”.

Il professore Novara non è un pedagogista qualunque, la sua ricerca psicopedagogica sul campo continua ogni giorno. Ed è dallo studio dei comportamenti dei bambini e ragazzi, dalle statistiche che conduce in questo senso, che lo portano ad ideare le nuove soluzioni per l’educazione. Da qui tre best seller capisaldi degli strumenti educativi che offre: Urlare non serve a nulla, Litigare fa bene e l’ultimo uscito dalle stampe a settembre Punire non serve a nulla.

Punire non serve a nulla perché i figli sono immaturi, essere bambini significa essere nello stato di apprendimento e vivere del pensiero magico. “Un bambino che corre è normale, un bambino che salta pure, un bambino che alla domanda ‘cosa hai fatto a scuola?’ che risponde ‘niente’ è normale”. “Sono i genitori a dover cambiare loro stessi, non i loro bambini”. E ancora “E’ un assunto pedagogico che i bambini giocano tra bambini. Il compito dell’adulto è organizzare la loro educazione, organizzare la loro situazione di gioco in casa, con gli amici, ma non mettersi a loro disposizione per giocare”. Fino ad una condanna totale dell’uso della tecnologia: “Non serve lo smartphone per restare in contatto. I videogiochi sono la fossa delle Marianne in età adolescente. Il videogioco non sviluppa abilità e crea dipendenza”. Novara spiega che le recenti scoperte delle neuroscienze hanno messo in luce che la corteccia prefrontale si completa ben oltre i 20 anni: per cui le finestre attive cognitive degli adolescenti sono aperte, “le grandi scoperte se analizziamo la storia avvengono proprio tra i 20 e 25 anni di età degli scopritori perché solo una forte apertura del cervello permette di uscire dal binario del pensiero canonico” per cui è un delitto uccidere la creatività dei ragazzi. 

Novara alla platea fornisce i quattro fondamentali. Uno. Gioco di squadra tra i genitori, la convergenza sull’educazione e sulle regole è indispensabile. Non basta che sia un genitore a volere una regola, altrimenti il figlio comprende la divergenza e non la rispetta; oltre a ribadire che il figlio non può decidere al posto dei genitori. Due: che le regole siano tarate sull’età del figlio, ricordando che dagli 0 agli 11 anni i figli cercano con egoismo il contatto, l’attenzione di mamma e papà, mentre dall’adolescenza in poi vogliono sganciarsi dal controllo ma attenzione che è l’età più pericolosa. Tre: la chiarezza delle regole consente ai figli di procedere in modo adeguato e di sapere cosa è possibile e cosa non lo è. E’ indispensabile avere una cornice di riferimento esplicito. Le regole chiare - negoziate con gli adolescenti e indicate con precisione ai piccoli - creano fiducia e stabilità. Quattro: serve distanza. I genitori non sono i migliori amici dei bambini ma gli educatori, “non serve fare tante e troppe prediche quanto fare buone scelte”. L’eccesso verbale è sofferto parecchio dai figli adolescenti. “Le regole non siano tiranniche e i figli impareranno a vivere con coraggio, quello che manca alle nostre generazioni” spiega con calore il professore.

Quali regole? Orario fisso nell’andare a letto e nel fare il pisolino; l’uso delle tecnologie va normato e ridotto; dare una paghetta settimanale dagli 11 anni in su in modo che “imparino ad autodeterminarsi senza l’aiuto del genitore bancomat”; anche l’igiene personale va regolamentata, come va fissato che non si cena con la tv.

Platea soddisfatta ma anche perplessa, perché dalle domande del pubblico si è capito che la “punizione” in città va di moda, ma Novara ha nelle risposte messo l’accento sul tipo di regola il cui mancato rispetto avrebbe determinato la punizione, o poco adatta all’età del figlio o troppo esigente. “Fare i genitori non è come coltivare un rapporto di amicizia” ammonisce.

I tre incontri de La scuola genitori, partono da un’idea dell’Istituto comprensivo 2 di Rovigo, della compagnia teatrale Il principe e col patrocinio della parrocchia del Duomo e del Comune di Rovigo. Il prossimo appuntamento sarà il 29 novembre con Paolo Ragusa che affronterà la funzione del padre.

19 ottobre 2016
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