OSPEDALE SAN LUCA TRECENTA (ROVIGO) – Uno dei tanti casi di disservizi segnalati da utenti altopolesani. “Anche i medici di base non vengono più a casa”

Si rompe la spalla: odissea Trecenta-Rovigo

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Guglielmo Brusco chiama all’azione i sindaci dell’Alto Polesine per intervenire sulla situazione della sanità nel loro territorio. “Segnali positivi nelle ultime settimane per il nosocomio di Trecenta, ma non basta. Sono troppi i problemi dei vostri cittadini, bisogna puntare ad una maggiore efficienza”

 Rovigo - Pazienti costretti a spostarsi a Rovigo per i controlli nonostante il San Luca si trovi a due passi da casa, utenti che attendono una visita del medico di base che non arriva mai e anziani ricoverati in reparti ‘non adatti’ per mancanza di posti letto. In questi ultimi giorni del 2016 sono arrivati certo segnali positivi per il rilancio del nosocomio di Trecenta, ma non basta. Sono molti i cittadini altopolesani infatti che segnalano casi di ‘malasanità’ o di ‘malagestione’ legati all’ospedale San Luca e, più in generale, alla sanità del loro territorio. A lanciare l’allarme è Guglielmo Brusco, che chiama in causa tutti i sindaci dell’Alto Polesine per dare un cambio di rotta alla sanità del loro territorio. “Serve maggiore efficienza, più servizi, più posti letto – afferma Brusco – va bene che si rilanci la pediatria, ma gli anziani? I tempi del pronto soccorso? E i posti letto che subiranno comunque un taglio?”
 
“Sabato scorso una signora di Trecenta è caduta e si è rotta un braccio – racconta Guglielmo Brusco –. Il  figlio l’ha accompagnata al pronto soccorso di Trecenta che l’ha indirizza a Rovigo. Qui viene visitata, sottoposta a radiografie e tutoraggio del braccio e poi rimandata a casa, per essere poi curata nei giorni successivi dai bravi operatori trecentani. Però la donna, nel giorno del controllo, è stata ancora una volta reindirizzata a Rovigo. Altro viaggio. Avere al San Luca un ortopedico anche per il sabato e la domenica, quante difficoltà e costi in meno comporterebbe per la gente che soffre e per le loro famiglie?”.
 
Secondo Brusco, l’ultima settima è stata pervasa, per quanto riguarda la sanità dell’Alto Polesine, da buonismo e messaggi di invito all’ottimismo. Ma la realtà non sarebbe però proprio così rosea.
 
“Segnali ottimistici indubbiamente per  gli ambulatori di pediatria, che però non fanno del San Luca l’ospedale dei bambini, visto che il punto nascite è stato e rimane chiuso. Poi – continua Brusco – a  conferma che anche per le persone anziane le cose non vanno per il meglio, ho ricevuto una telefonata da un amico di Calto che mi ha parlato di un suo conoscente rimasto sorpreso di essere stato allettato al San Luca, in area destinata ai letti femminili. Giusto il ricovero da parte dei bravi operatori, ma una riflessione sul taglio previsto in questa struttura di almeno 17 posti letto in area medica, qualche sindaco dovrebbe farla. Di analogo taglio la lunga permanenza in astanteria del pronto soccorso di una signora ultranovantenne altopolesana, permanenza semplicemente dovuta a mancanza di posti letto liberi”.
 
Gugliemo Brusco racconta, in questa denuncia sulla sanità del suo territorio, anche un fatto personale: “In questi giorni ho avuto un pesantissimo attacco influenzale. Ho telefonato al medico di base per chiedere una visita a casa. ‘Sto visitando e ho tanta gente’, è stata sostanzialmente la sua gentile risposta. Speravo in una sua visita più tardi, post-ambulatorio, ma neanche quella è avvenuta. Insomma, sono passati alcuni giorni, ma ancora non l’abbiamo visto e sentito. Una volta non era c’erto così, il medico arrivava, anche dopo la mezzanotte, almeno a darti un’occhiata”.
 
“Ma, ai nostri sindaci, notizie come queste o anche peggiori, non arrivano mai? E se si, cosa fanno? Prendono il telefono e chiamano chi comanda per risolvere il problema di Tizio o Caio, oppure danno il via ad una forte azione politico-amministrativa per avere per tutti e non solo per chi protesta con i sindaci, una sanità sempre più efficiente?”.
31 dicembre 2016
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