LAVORI PUBBLICI ROVIGO La pista ciclabile Baden Powell presenta una criticità al limite. Una trappola in piena regola per ciclisti, pedoni, donne, bambini ed anziani

I cartelli non sono sufficienti a risolvere il pericolo

Bagno e Calore - Caminetti e Stufe

Dopo le cinque del pomeriggio nel periodo invernale è impossibile avventurarsi, di giorno il livello di pericolosità è ancora elevato, ma basterebbe un intervento di qualche centinaia di euro, un rivestimento in gomma, mica tanto di più


Rovigo - Diciamo subito le cose come stanno. Qualche settimana fa un ciclista si è fratturato alcune costole cadendo proprio in quel punto. Durante una corsa podistica, un atleta si è lussato un spalla. Non si capisce perché un Comune, che dovrebbe essere al servizio dei cittadini, attenda che ci scappi il morto per porre rimedio ad un progetto fatto male. Le criticità sono molteplici, e non basta un cartello per avvisare di smontare dalla bicicletta, e passare il punto incriminato camminando. Di notte è male illuminata, di giorno sembra sicura, ma di fatto non lo è. Marco Bonvento (LEGGI ARTICOLO) ed Antonio Rossini (LEGGI ARTICOLO) hanno presentato il problema alla Giunta, ma non è questo il modo, non in uno Paese civile. Programmazione, ricognizione, presa di coscienza, priorità, niente di tutto questo. Si aspetta sempre di gestire l’emergenza.

La voce dei cittadini e degli utenti della pista ciclabile è rimasta inascoltata per tanto, troppo tempo. Eppure la pista ciclabile Baden Powell è recente, giusto qualche anno fa veniva inaugurata in pompa magna, come sia possibile che qualcuno abbia concepito una trappola del genere, resta un mistero. Una grata in ferro nella città più umida d’Italia è una genialata. Il corrimano dello stesso materiale è perfetta per sbatterci la testa, e con il ghiaccio è perfetta per testare calzature speciali antiscivolo. Basterebbe un intervento di qualche centinaia di euro, un rivestimento in gomma (che già c'era per terra, non sul corrimano), mica tanto di più. Il punto incriminato è sotto il ponte di viale Porta Po, è bastata una rapida ricognizione per rendersi conto che ogni minuto che passa senza un incidente, o una caduta, è un autentico miracolo. Essendo costantemente all’ombra, anche se la temperatura risale leggermente sopra lo zero, la pericolosità rimane sempre alta. Qualche metro dopo il ‘simpatico’ ponticello, l’assenza della staccionata è un invito a fare un bagnetto bello fresco, in alternativa si può tentare di correre in bicicletta sulle acque dell’Adigetto sperando di trovare sponda in qualche siluro. 

Quanto dovremo attendere per una soluzione?

 

2 gennaio 2017




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