INQUINAMENTO ROVIGO Il consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni commenta i dati di Legambiente sull’inquinamento dell’aria e la classifica che vede la città tra le 32 più inquinate d'Italia

"Col Pm 10 rischiamo la salute. Zaia intervenga"

Andrea Zanoni
Musikè fondazione cariparo

Ad intervenire sulle condizioni dell’aria che respiriamo in città è il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, che commenta i dati di Legambiente sulle città più inquinate d’Italia, lista nera nella quale, purtroppo compare anche Rovigo (LEGGI ARTICOLO). Rovigo, infatti si trova tra le 32 città capoluogo più inquinate d’Italia, un triste traguardo che però divide con altri: con lei, infatti, ci sono tutti i capoluoghi veneti, tranne Belluno. Zanoni: “I dati di Legambiente confermano l’emergenza veneta. Zaia pensi di più alla salute dei cittadini e meno alle tradizioni che inquinano”


Rovigo - “La salute dei Veneti dovrebbe essere al primo posto nei pensieri del governatore Luca Zaia, che invece preferisce le tradizioni che inquinano, come i 'panevin'. Servono misure serie ed efficaci perché siamo di fronte ad un’emergenza sanitaria senza pari”. Lo afferma il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, commentando i dati Arpa elaborati da Legambiente sullo smog nelle città italiane nel 2016. Una classifica nella quale Rovigo appare al 29esimo posto.

“Sono 32 i capoluoghi di provincia che hanno superato la soglia di sforamenti di polveri sottili consentiti per legge (35 giorni l’anno) e di queste ben sei sono in Veneto, dove si salva solo Belluno”.  I numeri condannano la nostra regione: il limite è stato superato 73 volte a Venezia, quarta in Italia, 71 a Vicenza, 68 per Treviso e Padova, 51 a Verona e infine 40 sforamenti a Rovigo.

“Questa non è un’emergenza del momento, ma un problema ormai strutturale, visto che il Veneto è da tempo una delle aree più inquinate d’Europa. Abbiamo atteso per 12 anni il Piano dell’aria, approvato finalmente la scorsa primavera, che è però inadeguato, macchinoso e inefficace, considerato che molte delle misure previste non sono vincolanti, né hanno un’adeguata copertura finanziaria. Eppure i motivi per intervenire ci sono tutti. Non dimentichiamo che nel 2012 abbiamo subito una condanna  dall’Ue per violazione della direttiva sulla qualità dell’aria e, per la stessa ragione, una nuova procedura di infrazione nel 2014, tuttora aperta".

 "A questo va aggiunto l’allarme dell’Agenzia Europea Ambiente, secondo cui in Italia, dato del novembre 2015, ci sarebbero 91mila morti premature riconducibili all’inquinamento dell’aria. E infine – ricorda ancora Zanoni – lo studio realizzato da un pool universitario su bambini tra sei e otto anni, che ha rilevato mutazioni nel Dna in un caso su due, dovute al troppo smog. A fronte di questi dati non possiamo accontentarci di misure tampone e ‘una tantum’, che comunque mancano: servono politiche serie e di lungo periodo. Esiste un proverbio veneto che dice 'prima la salute', Zaia e la sua maggioranza dovrebbero ricordarselo o più spesso”.

 

5 gennaio 2017




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