TRADIZIONI PAPOZZE (ROVIGO) Per non perdere la tradizione che si va diluendo nella memoria collettiva, una grande domenica al palasport

Le Feste non son finite se non pasa El Vecion

Musikè fondazione cariparo

Una tradizione che rivive nel ricordo degli anziani, sempre meno ormai. Ed è per questo che il Gruppo Bontemponi e Simpatica Compagnia di Bottrighe e dalla Compagnia dla vecia di Ca' Mello hanno organizzato una bella festa, per domenica 15 gennaio, per recuperare la memoria del Vecion, ossia il marito della Befana


Papozze (Ro) - Una grande festa per evitare che si perda la memoria di una bella iniziativa che appartiene al folklore polesano e che parla di tempi andati, remoti nei ricordi ma non poi troppo distanti da noi.

Conclusa ed archiviata la festa della Befana e dei cortei  scampanellanti di casa in casa, di contrada in contrada delle compagnie di giovani e meno giovani intonanti il rituale “Gh’è chi la Vècia che vien da Milano, ciapa el cortèlo e taia un bòn salamo”, da consumarsi  tutti assieme;   spenti gli ultimi fuochi dei Brusavecia e ricavati gli auspici per l’anno a venire dalle volute del fumo, dalle faville e dalle fiamme che s’innalzavano alte,  non rimane  che attendere la  visita del Veción, il marito della Befana, una  figura della quale si è persa  memoria ma che sino ad una cinquantina d’anni  concludeva il ciclo dell’Epifania e consegnava il tempo contadino al Carnevale. 

Il Veción o Befanón  giungeva  assai rumorosamente nelle corti la sera dell’Epifania stessa o nell’ottava, dopo otto giorni, o addirittura  il giorno di Sant’Antonio abate, detto anche Sant’Antonio del fuoco o del porcello. Annunciato da sonori  sbatacchiamenti e pure egli accompagnato  da un corteo di ragazzi, non portava doni ma il suo scopo era quello di “rimproverare” i bambini un po’ più grandicelli se non si comportavano bene o se iniziavano a mettere in discussione l’esistenza  della moglie benefica. E al termine della sua visita chiedeva in cambio favi, cròstoli e frittelle

Parecchie notizie sul Veción vengono  dall’antropologo Cleto Corrain in  Ricordi di floclore polesano, pubblicato nei primi anni ‘70 del secolo scorso.  Corrain  descrive  in modo puntuale tutte quelle usanze  che sopravvivono nella memoria, affermando che  la brigata che accompagnava il Veción era formata da ragazzotti  dal robusto appetito che chiedevano generi  alimentari e vino  da consumarsi in allegria. In sostanza, se la Vècia aveva  tutto un suo  carico  rituale e sacrale ben definito e connotato, il marito, il Veción   manifestava comportamenti goderecci e trasgressivi di stampo carnevalesco.

Una tradizione che rischiava di perdersi, ma che verrà rinnovata, domenica 15 gennaio alle 15.30, al palazzetto dello Sport di Papozze, dal Gruppo Bontemponi e Simpatica Compagnia di Bottrighe e dalla Compagnia dla vecia di Ca' Mello.

 

 

9 gennaio 2017




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