TRAGEDIA COIMPO ADRIA (ROVIGO) La decisione del giudice: "Parte civile solo i familiari dei deceduti". Per le questione dei rifiuti invece ammessi anche enti territoriali, associazioni ambientaliste e residenti a Ca' Emo

Fuori dal processo per omicidio chi non è parente dei morti

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Una ordinanza molto importante, quella letta nella mattinata di mercoledì 11 gennaio dal giudice Valentina Verduci del Tribunale di Rovigo, nel processo aperto per le quattro morti le quattro morti avvenute il 22 settembre del 2014 all'interno dell'azienda Coimpo slitta al 30 novembre, quando quattro lavoratori vennero uccisi da una nube tossica che, secondo questa ricostruzione, si sarebbe sviluppata mentre alcuni fanghi da depurazione venivano trattati con acido



Rovigo - Per la parte di processo riguardante l'ipotesi di reato di omicidio colposo, le uniche parti civili legittimate sono i familiari dei quattro lavoratori deceduti all'interno della ditta Coimpo di Ca' Emo, Adria, il 22 settembre del 2014, oltre a sindacato Cgil e Inail. Escluse quindi associazioni ambientaliste ed enti territoriali, così come una ventina di residenti a Ca' Emo. Per le altre ipotesi di reato residue, invece, ammessi tutti. Lo ha deciso il giudice Valentina Verduci del Tribunale di Rovigo.

Una ordinanza che pone un punto fermo nel processo per la tragedia avvenuta oltre due anni fa in località America di Ca' Emo. La più grave tragedia sul lavoro della storia recente del Polesine. 

Al centro di tutto, quanto avvenuto il 22 settembre del 2014 a Ca' Emo, nel perimetro dello stabilimento produttivo di Coimpo. Qui persero la vita quattro persone. Secondo la ricostruzione dei fatti curata dalle molteplici polizie giudiziarie che lavorarono al caso, a causa di una nube tossica che secondo la Procura si sarebbe sviluppata nel corso delle operazioni di sversamento di acido solforico all'interno di una vasca contenente fanghi da depurazioone.

In pochi istanti morirono in quattro. Nicolò Bellato, 28 anni, di Bellombra, ragionere di Coimpo; Paolo Valesella, 53 anni, di Bindola (Adria), operaio Coimpo; Marco Berti, 47 anni, di Sant'Apollinare, dipendente Coimpo; Giuseppe Baldan, 48 anni, di Liettoli, località di Campolongo Maggiore, camionista. Baldan era l'autotrasportatore che secondo le risultanze delle indagini aveva appena portato il carico di acido. Fu il primo ad accasciarsi, a fianco del camion. Bellato e Berti cercarono di salvarlo, partendo di corsa su un pick up, ma non riuscirono ad essere più veloci delle esalazioni. Valesella, che lavorava poco più discosto, fa raggiunto poco dopo dalla nube e ucciso.

Otto le persone alle quali, a giugno 2015, il sostituto procuratore Sabrina Duò aveva notificato la chiusura delle indagini. G. P., 64 anni, di Noventa Padovana, A. P., 39 anni, di Noventa Padovana, G. L., 26 anni, di Adria, chiamati in causa come amministratori di Coimpo; R. S., 54 anni, di Villadose, amministratore di Agribiofert, l'azienda che secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria è affittuaria della vasca in questione, comunque di proprietà Coimpo; M. C., 60 anni, di Adria, dipendente Coimpo; M. F., 39 anni, di Ferrara, direttore tecnico di Agribiofert; M. L., 54 anni, originario di Adria ma residente in Romania, direttore tecnico di Coimpo; A. A., 57 anni, di Dolo (Venezia), legale rappresentante della ditta della quale risultava dipendente l'autotrasportatore deceduto. Per tutti, pur con vari ruoli ipotizzati, l'ipotesi di reato è quella di omicidio colposo.

A tutti tranne che al datore di lavoro del camionista la Procura contesta poi anche l'ipotesi di reato di getto pericoloso di cose. Il riferimento sarebbe a emissioni fastidiose che l'attività aziendale avrebbe generato, con anche alcuni episodi di irritazione tra le persone residenti nelle immediate vicinanze. 

Soddisfazione da parte delle difese, in particolare gli avvocati Luigi Migliorini e Marco Petternella.

11 gennaio 2017




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