CASA DI RIPOSO ADRIA (ROVIGO) Opposizione e parte della maggioranza in consiglio comunale del 23 febbraio le votano contro, Sandra Passadore l'indomani però compone la vertenza in Prefettura

La presidente è sfiduciata, ma risolve il caso

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La vertenza è risolta. Nella mattinata di venerdì 24 febbraio, infatti, di fronte al Prefetto vicario Carmine Fruncillo, è stata la presidente Sandra Passadore a consentire di arrivare a una conciliazione nell'ambito della vicenda discussa anche la sera precedente in consiglio comunale ad Adria, dove i lavoratori avevano protestato per il trattamento cui dicono di essere sottoposti da quando è arrivato il nuovo direttore generale (LEGGI ARTICOLO). Nella mattinata di venerdì 24 febbraio era, infatti, in programma il tentativo di conciliazione in Prefettura (LEGGI ARTICOLO)



Adria (Ro) - Questa volta il voto di sfiducia alla presidente del Csa, il Centro servizi anziani di Adria, Sandra Passadore, e al suo Cda è arrivato. A notte fonda, quando il consiglio comunale è stato chiamato a valutare una delibera di sfiducia. E' stata approvata con i voti dei consiglieri di maggioranza Luca Azzano Cantarutti, Marco Santarato e Davide Busato, e di cinque consiglieri di opposizione. La lista Bobosindaco (eccetto Busato), Forza Italia, Lega nord e Fratelli d’Italia si sono astenuti.

Sfiducia comunque non vincolante, dal momento che Passadore è apparsa decisa a rimanere al proprio posto. La prova si è avuta nella mattinata di venerdì 24 febbraio, quando ha preso parte al tentativo di conciliazione con i dipendenti del Csa. Un passo dovuto, in Prefettura, dopo la proclamazione dello stato di agitazione da parte dei sindacati.

Le lamentele dei dipendenti, infatti, erano dirette soprattutto contro l'operato del nuovo direttore, appena arrivato ma che già, secondo questa versione dei fatti, avrebbe preso decisioni mortificanti e avvilenti, oltre che penalizzanti, per i lavoratori (LEGGI ARTICOLO): impossibilità di fare il cambio turno, pianificazione dei turni fatta in modo da non ottenere il salario accessorio, ma anche alcuni casi di lavoratori "cronometrati".

Nella mattinata del 24 febbraio, di fronte al prefetto vicario Carmine Fruncillo, i sindacati hanno vinto la loro battaglia: la presidente del Csa, Sandra Passadore ed il direttore Mauro Badiale hanno accettato le richieste del personale. Da ora, si torna indietro nel tempo e tutta l’organizzazione interna alla casa di riposo di Adria ritornerà esattamente a com’era il 31 dicembre 2016. A prendere la decisione determinante di fare un passo indietro, proprio Passadore, che già nel corso del consiglio comunale finito alcune ore prima aveva lanciato un importante appello all'unità.

Sostenendo come il vero obbiettivo comune debba essere quello di continuare a erogare servizi di qualità, nonostante la politica della Regione che tende a penalizzare sempre più le strutture pubbliche, come ha intenzione di restare il Csa.

A prendere la guida del tavolo di confronto in Prefettura è stata la presidente Passadore che, dopo aver ascoltato le richieste dei sindacati, ha chiesto qualche minuto di pausa per parlare, in privato, con il direttore della casa di riposo, accusato da personale e sindacati di aver stravolto l’organizzazione in modo unilaterale. Dopo il momento di pausa, riaperta la conciliazione, i rappresentanti del Csa hanno accolto le richieste dei sindacati.

La rappresentanza della Csa ha espresso l’esigenza di “trovare forme di organizzazione di lavoro che soddisfino le esigenze evitando di dover ricorrere all’esternalizzazione dei servizi” e la presidente si impegna, dopo l’imminente consiglio di amministrazione, a “promuovere un percorso che porti ad una valutazione del complesso delle problematiche esaminate durante la riunione con i sindacati, aderendo alla richiesta di sospendere, nel frattempo, tutti gli atti che hanno portato modifiche rispetto alla situazione del 31 dicembre 2016”.

“È solo il primo passo,  siamo soddisfatti – commentano i sindacalisti presenti alla trattativa – ora però vediamo cosa succederà nei prossimi tavoli”. Insomma, il personale ha vinto la battaglia, ma sarà ai tavoli di contrattazione che si svolgerà la vera e propria guerra per la difesa, secondo i sindacati, dei diritti dei lavoratori.

Il tutto con un obiettivo chiaro: rimanere un soggetto di diritto pubblico, non cedendo alle sirene della privatizzazione.

24 febbraio 2017
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