SERVIZI PROVINCIA ROVIGO La Uil con Giampietro Gregnanin e la Cgil con Pieralberto Colombo e Fulvio Dal Zio sono contrari alla fusione tra Polesine Acque e Cvs ed invitano i sindaci polesani a riflettere sul percorso futuro 

I sindacati. "Polesine estromesso dalle politiche dell’acqua"

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Non c’è nulla che convince le due organizzazione sindacali di Rovigo Uil e Cgil in merito alla fusione tra Polesine Acque e Cvs: in primis il valore di concambio tra le due società che poi ne determina una ricaduta su servizi e sui lavoratori che lavorano all’interno della società rodigina. Per questo si rivolgono ai sindaci polesani invitandoli a pensare seriamente sul futuro



Rovigo - Corale perplessità da parte delle organizzazioni sindacali provinciali Uil e Cgil sul percorso di aggregazione per incorporazione di Polesine Acque Spa in Centro Veneto servizi.

Entrambe le organizzazioni, tramite i segretari Giampietro Gregnanin per la Uil e Pieralberto Combo e Fulvio Dal Zio della Cgil, sono convinte che da una aggregazione dovrebbe derivare un reale e concreto vantaggio per i cittadini e non la penalizzazione di tanti lavoratori diretti ed indiretti interessati, anzi sembrano certi i disagi e le penalizzazioni a cui si andrebbero incontro.

"L'incorporazione per fusione di Polesine Acque verso Centro Veneto Servizi fatta in questi termini non prospetta alcun beneficio e vantaggio per utenti, indotto e territorio che perderebbe il controllo e comando di un servizio cosi importante - spiega Gregnanin - poiché le quote di proprietà sono previste in misura del 22% per Polesine Acque e del 78% per Centro Veneto Servizi, con sede legale e operativa a Monselice.

Una percentuale così penalizzante è difficile da capire, avendo le due società strutture molto simili per dimensioni e fatturati annui ma, fatto molto importante, l'affidamento del servizio da parte dell' autorità d'ambito a Polesine Acque è di 12 anni più lungo rispetto a quello del Centro Veneto Servizi che scade nel 2026, determinando in un periodo di medio/lungo termine fatturati certi ben diversi a favore di Polesine Acque".

Il valore di concambio tra le due società è una percentuale penalizzante per Cgil la quale afferma “che tale operazione si risolverebbe in una sorta di “colonizzazione” senza vantaggi per il nostro territorio che perderebbe ancora una volta centralità e capacità di rappresentare le proprie peculiari necessità, anche rispetto ai servizi erogati. Riteniamo che se le società pubbliche sono uguali, uguale deve essere il peso di ogni territorio sulla società e non si comprende, ad esempio, perché la sede legale non possa essere a Rovigo”. Uil aggiunge che “verrebbe annullato il peso politico e decisionale dei sindaci attuali soci di Polesine Acque, in rappresentanza minore all'interno del nuovo Cda che si andrebbe a formare, di fatto estromessi dalle strategie e soprattutto dagli investimenti aziendali che ricadrebbero principalmente sul territorio padovano”.

Scelte poi che andrebbero a ricadere anche sui servizi e sulle professionalità che lavorano all’interno di Polacque che per le segreterie non è accettabile; Gregnanin infatti richiede il mantenimento della sede legale rodigina ed i presidi territoriali in essere. Per Uil e Cgil tutto questo non è accettabile e utilizzeranno tutti gli strumenti sindacalmente consentiti a tutela dei dipendenti di Polesine Acque “che devono avere pari dignità rispetto a quelli di qualsiasi altra società con la quale si dovesse realizzare una fusione, fino ad ora sono stati i grandi assenti nel recente dibattito del mondo politico sulla fusione” aggiungono i due rappresentanti della Cgil. 

“Per queste oggettive ragioni non possiamo che essere contrari a questo tipo di fusione ed invitiamo i Sindaci, che hanno la responsabilità politica della decisione sulla sua realizzazione, a riflettere a fondo su quanto da noi messo in luce” la conclusione unanime.

6 marzo 2017
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