DIRITTO E TUTELA 3.0 Violenza sessuale e molestia. Quali i limiti da non superare per non commettere reato. La rubrica legale di RovigoOggi.it a cura dell’avvocato Fulvia Fois

Palpate al sedere e succhiotti se non voluti sono violenza 

Sagra della rana 02 - 21agosto - 03 settembre 2017

Quella palpata al sedere in discoteca, in autobus, o al lavoro, o all’università e a scuola… Può capitare alle ragazze e alle donne di subirla, ma non è un gesto ineluttabile, da subire e basta. Ci si può opporre e tutelare quando accade. Chiedilo all’avvocato Fulvia Fois scrivendo a dirittoetutela3.0@gmail.com. Intanto leggi qui quando c’è violenza sessuale e quando molestia sessuale


 

Nell’odierna società sempre più di frequente taluno vorrebbe ritenere legittimi comportamenti a sfondo sessuale, che invece integrano il reato di violenza sessuale anche tentata.

Soprattutto i ragazzi più giovani ritengono che una toccata ai glutei di una coetanea sia quasi un “atto dovuto” in discoteca e dall’altra molte ragazze pensano che prima o poi toccherà anche a loro e che non potranno far altro che subire questo comportamento non voluto.

Non è così. E’ importante a tal fine comprendere i propri diritti per tutelarli anche in queste occasioni.

 

Quando il comportamento di un soggetto è definibile quale atto sessuale?
A definire l’atto sessuale penalmente rilevante è la giurisprudenza, che lo identifica in sostanza con qualsiasi atto che si traduce in un contatto corporeo tra il soggetto agente e la vittima, anche se fugace ed estemporaneo, con il fine e l’idoneità di ledere la libertà sessuale della persona offesa (Cassazione penale 10.2.2016 n. 5515). Anche il fine ludico o di umiliazione della vittima, al di là del fine concupiscente che potrebbe non esserci, concorre a configurare l’atto come sessuale. 

Quando l’atto sessuale integra il reato di violenza sessuale?
Si ha violenza sessuale in presenza di due presupposti

  1. intenzione da parte dell’agente di raggiungere il soddisfacimento dei propri bisogni sessuali
  2. idoneità dell’atto sessuale posto in essere dal soggetto agente a violare/coartare la sfera sessuale della vittima.

A tal proposito anche il semplice succhiotto lasciato sul collo della vittima per marchiarla con un gesto prolungato ed imposto con la bocca, può integrare il reato di violenza sessuale.


Il palpeggiamento del fondo schiena o del seno ad esempio in autobus, in discoteca, in mezzo alla folla ecc. integra il reato di violenza? Quando?
Secondo il costante orientamento della Corte di Cassazione, a prescindere dall’intenzione del soggetto agente, che in ogni caso agisce con coscienza e volontà, è qualificabile come violenza sessuale qualsiasi atto oltre che di unione carnale anche semplicemente teso a soddisfare il piacere sessuale o a stimolare lo stesso. In questo senso anche il semplice palpeggiamento, poiché intrusione violenta della sfera sessuale della vittima, ancorché posto in essere con finalità di scherno, è qualificabile come atto sessuale punibile a titolo di violenza ex art. 609 bis c.p.

Quando il comportamento posto in essere dalla vittima integra la molestia?
Si parla di molestia sessuale, previsto e punito ex art. 660 c.p., ogni qualvolta si è in presenza di espressioni, proposte o gesti volgari e osceni a sfondo sessuale oppure atti di corteggiamento invasivo e insistito. 

Quando l’atto sessuale avviene sul posto di lavoro quale reato integra?
Allorquando è il datore di lavoro a mettere le mani addosso alla lavoratrice con violenza e abuso della propria autorità costringendola a subire atti sessuali non vi è dubbio che i suoi toccamenti assumano valenza in grado di configurare la violenza sessuale ex art. 609 bis c.p. aggravata dal rapporto professionale ex art. 61 n. 11 c.p.. 
In questo caso, la vittima si può porre il legittimo dubbio che non essendoci testimoni all’abuso sessuale subito o anche solo tentato nei suoi confronti sarà possibile perseguire il proprio datore di lavoro o capo.
Tuttavia non è cosi, in quest’ottica, infatti, è intervenuta anche di recente la Cassazione la quale ha precisato che nel caso in cui la ricostruzione della vittima possa esser ritenuta attendibile si potrà giungere ad una condanna del soggetto agente.

avvocato Fulvia Fois

#legalfois22

dirittoetutela3.0@gmail.com

7 marzo 2017
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