MUSICA ROVIGO Domenica 19 marzo alle ore 17 presso l’Accademia dei Concordi si terrà il settimo appuntamento della stagione concertistica dell’associazione Francesco Venezze con il chitarrista barese Domenico Del Giudice

Una insolita chitarra

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Proporrà un programma tutto contemporaneo con musiche dalla sponda europea e sul versante sudamericano il chitarrista barese Domenico Del Giudice per il settimo appuntamento della stagione concertistica dell’associazione Francesco Venezze



Rovigo - Il chitarrista barese Domenico Del Giudice sarà protagonista, domenica 19 marzo alle ore 17 all’Accademia dei Concordi, del settimo appuntamento della stagione concertistica dell’associazione musicale Francesco Venezze. 

In realtà la chitarra per sua natura è ogni volta insolita, perché è uno strumento dalle molte personalità, spesso fortemente confliggenti fra loro, ed è capace di incarnare idealità musicali molto diverse, anche prendendo in considerazione soltanto le sue sembianze più raffinate e complesse, che sono quelle della chitarra classica. 

Così, accanto a chi cerca in lei la straordinaria ricchezza e duttilità timbrica, raggiunta a livelli insuperabili dagli strumenti leggeri e vibranti del liutaio ottocentesco Antonio de Torres, c’è chi, al contrario, vuole ottenere soprattutto una maggiore potenza, come quella promessa dalle chitarre di uno dei costruttori più famosi di questi anni, il tedesco Matthias Dammann, che ha introdotto il "top sandwich", la tavola armonica arricchita con un tipo di nylon, il Nomex. 

E proprio una Dammann è lo strumento utilizzato da Del Giudice, chitarrista assai versatile già fin dalla sua formazione, iniziata in un ambiente familiare ricco di musicisti professionisti. Dopo il diploma con il massimo dei voti con lode al conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, Del Giudice ha avuto per maestri un segoviano come Josè Tomàs, il cultore del barocco Javier Hinojosa, il compositore cubano Leo Brouwer e due noti concertisti d’oggi, Manuel Barrueco e David Russell.

Il programma proposto è tutto contemporaneo, e riunisce autori del Vecchio e Nuovo Mondo: dalla sponda europea, due francesi, Roland Dyens, scomparso improvvisamente e prematuramente qualche mese fa, campione di una musica che unisce reminiscenze folkloriche e jazzistiche con la ricerca di un linguaggio di facile ascolto, e Mathias Duplessy, chitarrista-ricercatore di esperienze musicali d’Oriente; sul versante sudamericano, Carlos Guastavino, considerato il più importante rappresentante del nazionalismo romantico argentino, e i due brasiliani Sergio Assad, che con il fratello Odair forma un duo chitarristico fra i più attivi, ed Egberto Gismondi che, dopo aver studiato pianoforte, flauto, nonché composizione con Nadia Boulanger e Jean Barraqué, un allievo di Schoemberg e Webern, è ritornato nel natio Brasile, per poter trascorrere un lungo periodo presso gli indios Xingù, trasformando così il suo modo di intendere la musica.

15 marzo 2017
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